Ciao Stefania

Nessuna donna può essere proprietà oppure ostaggio di un uomo, di uno Stato, nè, tantomento, di una religione

CIAO, STEFANIA, VOGLIAMO RICORDARTI COSì: CON LE TUE PAROLE, CON LE TUE LOTTE

“Queste righe sono per quelle donne che non hanno ancora smesso di lottare. Per chi crede che c’è ancora altro da cambiare, che le conquiste non siano ancora sufficienti, ma le dedico soprattutto a chi NON ci crede. A quelle che si sono arrese e a quelle convinte di potersi accontentare.

A coloro i quali pensano ancora che il “femminismo” sia l’estremo opposto del “maschilismo”:

non risulta da nessuna parte che quest’ultimo sia mai stato un movimento culturale, nè, tantomeno, una forma di emancipazione! Cominciando con le battaglie inglesi delle suffragette del primo Novecento e passando per gli anni ’60 e ’70, epoca dei “femminismi”, abbiamo conquistato con le unghie e con i denti molti diritti civili che ci hanno permesso di passare da una condizionedi eterne “minorenni” sotto “tutela” a una forma di autodeterminazione sempre più definita. Abbiamo ottenuto di votare e, solo molto dopo, di avere alcune rappresentanze nelle cariche governative; siamo state tutelate dapprima come “lavoratrici madri” e, solo dopo, riconosciute come cittadini. E mentre gli altri parlavano di diritto alla vita, di “lavori morali” e di dentalità, abbiamo invocato il diritto a decidere della nostra sessualità dei nostri corpi.

Abbiamo denunciato qualsiasi forma di “patriarcato”, le sue leggi, le sue immagini. Pensavamo di aver finito. Ma non è finita qui.

Abbiamo grandi debiti con le donne che ci hanno preceduto.

Il corpo delle donne, ad esempio, in quanto materno, è ancora alieni iuris per tutte le questioni cosiddette bioetiche (vedi ultimo referendum), che vorrebbero normarlo sulla base di una pretesa fondata sulla contrapposizione tra creatrice e creatura, come se fosse possibile garantire un ordine sensato alla generazione umana prescindendo dal desiderio materno. Di questa mostruosità giuridica sono poi antecedenti arcaici la trasmissione obbligatoria del cognome paterno, la perdurante violabilità del corpo femminile nell’immaginario e nella pratica sociale di molti uomini e, infine, quella cosa apparentemente ineffabile che è la lingua con cui parliamo, quel tradimento linguistico che ogni donna registra tutte le volte che cento donne e un ragazzo sono, per esempio, andati al mare. Tutto, molto spesso, inizia nell’educazione giovanile in cui è facile rilevare la disuguaglianza tra bambino e bambina: diversi i giochi, la partecipazione ai lavori casalinghi, le ore permesse fuori casa. Tutto viene fatto per condizionare le ragazze all’interno e i ragazzi all’esterno.

Pensiamo poi ai problemi sul lavoro e, dunque, ai datori che temono le assenze, i congedi per maternità, le malattie di figli e congiunti vari, cosicchè le donne spesso scelgono un impiego a tempo parziale, penalizzando la propria carriera.

Un altro problema, spesso dimenticato, è quello delle violenze (specie in famiglia). Malgrado i risultati ottenuti, ancora nel 2005, una donna violentata “avrà avuto le sue colpe”, “se l’è cercata” oppure non può appellarsi a nessun diritto perchè legata da vincolo matrimoniale al suo carnefice. Inoltre, la società fa passare pubblicità sessiste o che incitano allo stupro; pornografie e immagini che banalizzano le violenze alle donne.

Per non parlare di quanto il patriarcato resti ancora profondamente radicato nella sfera pubblica, nella forma stessa dello Stato.

Uno Stato si racconta attraverso le sue leggi, attraverso i suoi luoghi simbolici e di potere. Il nostro Stato racconta quasi di soli uomini e non racconta dunque la verità. Da nessuna parte viene nominata la presenza femminile come necessaria e questo, probabilmente, è l’effetto di una falsa buona idea: le donne e gli uomini sono uguali, per cui è perfettamente indifferente che a governare sia un uomo o una donna. Ecco il perchè di un’eclatante assenza delle donne nei luoghi di potere.

Ci siamo fatte imbrogliare ancora. Ma può un paese di libere donne e uomini liberi essere governato e giudicato da soli uomini? La risposta è NO.

Donne e uomini sono diversi per biologia, per storia e per esperienza.

Dobbiamo, quindi, trovare il modo di pensare a un’uguaglianza carica delle differenze dei corpi, delle culture, ma che uguaglianza sia, tenendo presente l’orizzonte dei diritti universali e valorizzandone l’altra faccia. Ricordando, ad esempio, che la famiglia non ha alcuna forza endogena e che è retta dal desiderio femminile, dal grande sforzo delle donne di organizzarla e mantenerla in vita attraverso una rete di relazioni parentali, mercenarie, amicali ancora quasi del tutto femminili; ricordando che l’autodeterminazione della sessualità e della maternità sono OVUNQUE le UNICHE vie idonee alla tutela delle relazioni familiari di fatto o di diritto che siano; ricordando che le donne sono ovviamente persone di sesso femminile prima ancora di essere mogli, madri, sorelle e quindi, che nessuna donna può essere proprietà oppure ostaggio di un uomo, di uno Stato, nè, tantomento, di una religione.”

Sen (Stefania Noce)

#136 – Stefania, una compagna vittima di femminicidio

DI SEGUITO UN ARTICOLO DI FEMMINISMO A SUD CHE SPIEGA COME L’OMICIDIO DI STEFANIA SIA FRUTTO DI UNA SOCIETA’ PATRIARCALE E SESSISTA

#136 – Stefania, una compagna vittima di femminicidio

Sono 136? Forse di più, perché ci sono corpi di donne uccise e ritrovate che se non c’è scritto che le hanno ammazzate gli ex, o i parenti prossimi, o i conoscenti.

Stefania, così scrive il sito officina rebelde, era una compagna dell’onda studentesca, una che faceva movimento e manifestazioni, una di noi. E’ morta ammazzata, assieme al nonno che tentava di difenderla, con la nonna ferita per lo stesso motivo, lei, una ragazza di 24 anni, massacrata dal suo ex.

Perché la violenza maschile sulle donne arriva ovunque, non fa distinzioni e non è una questione di pelle, di etnia, di ceto, di censo, di religione, come vanno blaterando islamofobi ed islamofobe di ogni tipo.

La violenza maschile sulle donne è una costruzione culturale fatta di negazionismo, omertà, complicità, banalizzazione, depistamenti, tanti media che legittimano quelli che chiamano “folli” utilizzando parole sciocche e false come “raptus” o “delitto passionale”. Di passionale qui non c’è niente. Un coltello non è passionale. E’ un’arma utilizzata per ammazzare e il femminicidio non è passionale proprio per niente.

La verità è poi questa, che al solito noi cerchiamo gli sdoganatori e le sdoganatrici. Dei fascisti, dei razzisti e dei sessismi. Perché la comunicazione legittima di tutto. E qui davvero vale ricordare che non possiamo tacere di tutte le cosiddette “provocazioni” fatte da intellettuali o pseudo tali di questa italietta di fine ventennio dove le donne sono descritte come oggetti, fenomeni da baraccone, brutte e cattive, da impalare o alle quali dedicare viaggi educativi in afghanistan e si ci riferiamo ai tanti che certo possono scrivere ciò che vogliono ma noi non capiamo perché certi misogini, per esempio, debbano essere coccolati da tante donne, perfino femministe, a fronte del fatto che chi scrive parole d’odio contro le donne legittima la mano di assassini che pensano di aver ragione quando ne ammazzano una.

Ragione perché ritengono che le donne siano una proprietà. Ragione perchè pensano che le donne siano cattive e che gli “abbandoni” siano realizzati per fare male a loro. Ragione perchè sono presuntuosi e profondamente sessisti e non colgono mai il fatto che le donne sono persone altre che hanno la libertà di scegliere con chi stare.

Diffidate sempre di chi dedica parole d’odio contro le donne perché chi ci odia è un integralista, probabilmente un fascistone, prescindendo dal fatto che dicano di essere più o meno di sinistra, di quelli che fingono di essere tanto libertari e poi in realtà sono solo dei poveri reazionari che hanno dei problemi a relazionarsi con le donne.

Abbiamo compagne e compagni al nostro fianco, tutt* assieme dobbiamo condurre una battaglia contro la violenza maschile sulle donne. Tutt* dobbiamo smettere di parlare di sorellanza con donne che in virtù del possesso della figa pensano di essere meno maschiliste di certi uomini.

Tutt* dobbiamo smettere di offrire alibi a chi criminalizza la radicalità di certe lotte che non perdonano coloro che considerano tutt* noi quali corpi di servizio di una fallocrazia.

Tutt* dobbiamo smettere di sputare merda sulle donne e dobbiamo considerare che stiamo dentro vite, lotte, precarietà e privazione di futuro senza alcuna distinzione. Donne, uomini, lesbiche, gay, trans, migranti…

Tutt* abbiamo il problema di essere inseriti in un meccanismo che ci rende gli uni di proprietà di altri, e giù giù a seconda di come procede la gerarchia del potere. Certi uomini immaginano di poter possedere le donne a loro piacimento e dunque farle diventare il loro psicofarmaco sociale, il palliativo che compensa tutte le frustrazioni, vigliacchi, e anche stupidi oltrechè sessisti.

Smettiamo di fare “movimenti” in cui si sputa merda contro il femminismo ovvero contro chi lotta per difendere le libertà di scelta, di espressione, di pensiero, e i diritti e i desideri e le esigenze di riappropriazione di futuro.

Per Stefania, per [email protected] di noi. Perché ora basta, non è più il momento di raccontarsi balle!

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