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	<title>SICILIA LIBERTARIA</title>
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	<description>Sito anarchico per la liberazione sociale e l&#039;internazionalismo</description>
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		<title>UN&#8217;IDEA ESAGERATA DI LIBERTÀ</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 09:21:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sicilia Libertaria</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Andrea Staid]]></category>
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		<description><![CDATA[UN&#8217;IDEA ESAGERATA DI LIBERTÀ In occasione dei 25 anni delle edizioni Elèuthera video e presentazione, a cura di Andrea Staid. Sabato 25, ore 18, Società dei libertari, Ragusa, via G. B. Odierna, 212. A seguire: presentazione del libro di Andrea &#8230; <a href="http://www.sicilialibertaria.it/2012/02/22/una-idea-esagerata-di-liberta/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>UN&#8217;IDEA ESAGERATA DI LIBERTÀ</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong></strong><img class="aligncenter size-medium wp-image-811" title="bollino_25anni_web" src="http://www.sicilialibertaria.it/wp-content/uploads/bollino_25anni_web-300x300.png" alt="" width="300" height="300" /><br />
In occasione dei 25 anni delle edizioni <a href="http://www.eleuthera.it/">Elèuthera</a><br />
video e presentazione, a cura di Andrea Staid.</p>
<p style="text-align: center;"><span style="text-decoration: underline;">Sabato 25, ore 18, Società dei libertari, Ragusa, via G. B. Odierna, 212.</span></p>
<p style="text-align: center;">A seguire: presentazione del libro di Andrea Staid<br />
GLI ARDITI DEL POPOLO<br />
La prima lotta armata contro il fascismo.<br />
Edizioni La Fiaccola (Ragusa)</p>
<p style="text-align: center;">Gruppo Anarchico di Ragusa<br />
Federazione Anarchica Siciliana</p>
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		<title>Concordato: con chi? Con noi no!</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 23:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sicilia Libertaria</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Concordato: con chi? Con noi no! Quando al danno del privilegio si aggiunge la beffa della legalità costituzionale Poche settimane fa il presidente del consiglio Monti si è recato dal papa per un colloquio privato. La stampa si è affrettata &#8230; <a href="http://www.sicilialibertaria.it/2012/02/11/concordato-con-chi-con-noi-no/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><span style="font-size: medium;"><strong>Concordato: con chi? Con noi no! </strong></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-size: medium;"><em>Quando al danno del privilegio si aggiunge la beffa della legalità costituzionale</em></span></p>
<p align="CENTER"><img class="aligncenter size-full wp-image-798" title="Monti incontra Ratzinger" src="http://www.sicilialibertaria.it/wp-content/uploads/monti_papa.jpg" alt="" width="550" height="363" /></p>
<p>Poche settimane fa il presidente del consiglio Monti si è recato dal papa per un colloquio privato. La stampa si è affrettata a sottolineare che Monti non si è inginocchiato, né gli ha baciato l&#8217;anello. Forse se ne è sentito dispensato, dato che al tedesco pastore l&#8217;infornata calda calda di ministri provenienti dagli ambienti più clericali e papalini deve essere stata molto più gradita di un poco sostanzioso bacetto. Pare, inoltre, che il papa abbia detto a Monti: “avete cominciato bene”. Eccome! Mentre su diritti e spesa sociale il governo ha usato asce e spadoni, ignorando ogni protesta in nome dell&#8217;emergenza e della responsabilità, per il Vaticano, pur preannunciando riduzioni ai privilegi, non ha posto mano neanche alle forbicine per i peluzzi del naso. Se ne potrà meravigliare qualche illuso della democrazia parlamentare e delle istituzioni democratiche, non certo chi le connivenze tra manganello ed aspersorio le denuncia da quando esistono. E allora, per rinfrescarci la memoria, guardiamo brevemente cosa è successo in Italia, tra Stato e Chiesa, dal fascismo in poi. Il matrimonio tra il regime fascista e la chiesa cattolica, celebrato l’11 febbraio del 1929, aveva un significato riparatore, nel senso che tendeva a rimarginare la ferita che l’ideologia liberale e risorgimentale aveva inferto alla tradizione teocratica e medievale del potere temporale, con la presa di Roma, il 20 settembre 1870. Il 13 febbraio 1929 Pio XI definiva Mussolini “<em>l</em><em>’</em><em>uomo</em><em> </em><em>che</em><em> </em><em>la</em><em> </em><em>Provvidenza</em><em> </em><em>Ci</em><em> </em><em>ha</em><em> </em><em>fatto</em><em> </em><em>incontrare</em>”: un incontro veramente provvidenziale se si pensa che al nuovo stato vaticano venivano riconosciute esenzioni fiscali e concessioni finanziarie pari a circa sette miliardi di euro attuali. Inoltre il riconoscimento della religione cattolica come sola religione dello Stato, l’introduzione del matrimonio concordatario e l’insegnamento della religione nelle scuole, per citare solo i provvedimenti più importanti, accordavano alla Chiesa una posizione di monopolio incontrastato nella sfera morale e pedagogica. Altrettanto cospicui erano i vantaggi per il regime fascista, che adesso poteva disporre di una vastissima e capillare rete per l’organizzazione e la gestione del consenso, un esercito agguerrito di preti, monache e monaci con annesse parrocchie e conventi. Il crollo del regime e la lotta partigiana dettero l&#8217;illusione che si potesse farla finita con privilegi ed elargizioni. Ma non s&#8217;erano fatti i conti con la ragion di stato. Dopo gli accordi di Yalta all’Italia era toccata l’inﬂuenza angloamericana, con il delicatissimo ruolo di cerniera con la zona orientale, territorio incontrastato di Stalin. Dopo poco più di un mese dal vertice, Palmiro Togliatti, il capo dei comunisti nostrani, annuncia “la svolta di Salerno”. Questa svolta significa che i monarchici ed il capo del governo, il maresciallo fascista Badoglio, da nemici del popolo si trasformano nel punto di riferimento di una nuova unità nazionale. Come si vede, la grande ammucchiata di Monti, i governi tecnici, l&#8217;unità nazionale ed il compromesso storico non sono che puntate precedenti della stessa telenovela. Togliatti, che poi sarà anche vicepresidente del consiglio e ministro di grazia e giustizia, dopo essersi adoperato per disarmare i partigiani, nel giugno del 1946 dà l’amnistia ai fascisti. Intanto, nell’Assemblea Costituente, eletta il 2 giugno per riscrivere la costituzione, si discute dei rapporti tra Stato e Chiesa. Socialisti, partito d’azione e liberali sono contrari ad inserirli nella Costituzione. Scrivere, come fa il primo comma dell’articolo 7, “<em>Lo</em><em> </em><em>Stato</em><em> </em><em>e</em><em> </em><em>la</em><em> </em><em>Chiesa</em><em> </em><em>cattolica</em><em> </em><em>sono,</em><em> </em><em>ciascuno</em><em> </em><em>nel</em><em> </em><em>proprio</em><em> </em><em>ordine,</em><em> </em><em>indipendenti</em><em> </em><em>e</em><em> </em><em>sovrani</em><em>” </em>è come dire che l&#8217;Italia ed un qualsiasi altro stato sono indipendenti e sovrani, cioè sono due stati distinti. Ma il potere non si ferma davanti all&#8217;ovvio, né al ridicolo. De Gasperi, il capo dei democristiani, non sente ragioni, e Togliatti, per quel “senso di responsabilità” che, dalla nascita, accompagna i comunisti, si convince. Allora i cattolici insistono perché nella Costituzione venga richiamato il Concordato del &#8217;29. Togliatti si oppone fermamente e fino alla vigilia del voto difende il principio di uno Stato laico. Ma solo fino alla vigilia: poi, con un voltafaccia che sorprende gli Alleati, i suoi compagni e gli stessi cattolici, Togliatti annuncia il voto a favore dell’articolo 7, che al secondo comma recita: “<em>I</em><em> </em><em>loro</em><em> </em><em>rapporti</em><em> </em><em>sono</em><em> </em><em>regolati</em><em> </em><em>dai</em><em> </em><em>Patti</em><em> </em><em>Lateranensi.</em><em> </em><em>Le</em><em> </em><em>modificazioni</em><em> </em><em>dei</em><em> </em><em>Patti</em><em> </em><em>accettate</em><em> </em><em>dalle</em><em> </em><em>due</em><em> </em><em>parti,</em><em> </em><em>non</em><em> </em><em>richiedono</em><em> </em><em>procedimento</em><em> </em><em>di</em><em> </em><em>revisione</em><em> </em><em>costituzionale</em>.” I comunisti sapevano bene che l’articolo 7 era in contraddizione con i principi di uguaglianza (art. 3) e di libertà religiosa (art. 8). Questo articolo, inoltre, attribuisce valore costituzionale ad un semplice trattato tra Stati, ed è congegnato in modo tale da non potere essere abrogato né con un referendum (art. 75), né unilateralmente con una legge ordinaria (art. 138), né per iniziativa legislativa popolare (art. 80). Se sul piano politico è una schifezza, su quello giuridico è una trappola. Quarantacinque anni dopo l’ex socialista Mussolini toccava al socialista Craxi, il 18 febbraio 1984, il compito di aggiornare i rapporti tra Stato e Chiesa. Con il nuovo Concordato scompariva il riferimento alla religione di Stato, eliminando così uno dei due fondamenti dei Patti Lateranensi. Si arriva, così, all&#8217;assurdo di un articolo della Costituzione costruito sopra un presupposto inesistente. La perdita della qualifica di “<em>sola</em><em> </em><em>religione</em><em> </em><em>dello</em><em> </em><em>Stato</em>” e della obbligatorietà dell’ora di religione nelle scuole veniva ricompensata con l’introduzione dell’ora di religione nelle scuole materne e, soprattutto, sostituendo il vecchio sistema della congrua col meccanismo dell’8 per mille, molto, molto più vantaggioso per la Chiesa. E tutto alla luce del giorno, con il marchio della legalità ed il sigillo della Costituzione. Non c&#8217;è bisogno di essere anarchici, allora, per capire che la Costituzione non è, come vogliono farci intendere, la sintesi dei valori su cui si fonda una società. È, piuttosto, un comodo ombrello all&#8217;ombra del quale i politici di ogni risma dettano le regole “legali” per continuare a dominare gli sfruttati a favore dei padroni. Con l&#8217;inestimabile supporto del clero.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Aesse</strong></p>
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		<title>Sul crollo dell&#8217;antico &#8220;casino&#8221; del quartiere Putìe</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 09:45:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sicilia Libertaria</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicilialibertaria.it/wp-content/uploads/P1050002.jpg" rel="lightbox[775]"><img class="aligncenter size-large wp-image-776" title="P1050002" src="http://www.sicilialibertaria.it/wp-content/uploads/P1050002-1024x768.jpg" alt="" width="640" height="480" /></a></p>
<p>Il crollo dell&#8217;antico &#8220;casino&#8221; del quartiere Putìe ha riproposto la questione del centro storico di Ragusa. Cosa è diventato, e perchè? Che sia diventato la nuova periferia della città lo si evince da tutte quelle persone che dicono &#8220;il centro è fuori mano&#8221;. La città negli ultimi decenni è cresciuta a dismisura verso Sud, dove la speculazione edilizia, favorita e anche incoraggiata dalle varie amministrazioni comunali, ha cementificato milioni di metri quadrati di terreni un tempo agricoli, imponendole un assurdo sviluppo, non solo urbanistico, col trasferimento di decine di migliaia di abitanti presso le cooperative di edilizia economica e popolare.</p>
<p>La nascita di due centri commerciali ha fatto il resto, convogliando fuori città frotte di cittadini-consumatori, spostando ulteriormente il baricentro cittadino, uccidendo il piccolo commercio, l’artigianato, la socialità che rappresentavano l&#8217;anima del centro storico e dei quartieri popolari. Spopolato e privato dei suoi tanti punti di riferimento, il centro, parzialmente ripopolato da famiglia di immigrati, è rimasto in balìa di un crescente degrado. E degli speculatori. Sempre gli stessi, quelli che hanno cementificato le periferie.</p>
<p>Ci sarà un motivo se Chiaramonte &amp; C. hanno acquistato interi quartieri abbandonati, pronti ad approfittare di nuove occasioni di investimento per costruire e ristrutturare, una volta esaurite le possibilità di fabbricare nelle campagne. Pronti, come avvoltoi, in attesa che sindaco e amministratori al loro servizio approntino piani particolareggiati, deroghe al prg, e magari liberalizzazioni di licenze di costruzione, in seguito a provvidenziali crolli e a conseguenti necessità di mettere in sicurezza intere aree.</p>
<p>I tre parcheggi voluti da tre amministrazioni differenti per colore politico, ma simili per dabbenaggine e servilismo, completati dall&#8217;attuale sindacatura, sono la chiave di queste politiche scellerate: il centro storico come oggetto di speculazione sotto forma di inutili servizi; gli appalti di lavori per la rivitalizzazione (senza neanche riuscire a imporre la manodopera locale), come forma di erogazione di denaro pubblico a privati, con la scusa di rilanciarlo.</p>
<p>Gli stessi personaggi loschi che ne hanno pianificato la desertificazione con l&#8217;enorme espansione delle aree fabbricabili &#8211; peep e non solo – con la cancellazione di qualsiasi politica di mobilità alternativa e sostenibile, con l&#8217;apertura alla grande distribuzione onnivora, ora sperperano altro denaro per “riportare il centro agli antichi lustri”. Non sono riusciti a far funzionare nemmeno un ascensore in via Roma, inaugurato frettolosamente e poi chiuso in giornata già qualche anno fa; hanno potenziato un servizio di trasporto urbano su bus, continuando però a favorire l&#8217;uso dell&#8217;automobile privata; hanno dimenticato la metropolitana di superficie, il cui progetto giace fermo da 17 anni, che avrebbe collegato centro e periferie in maniera eccellente, grazie anche alla sinergia con i bus urbani e altri mezzi alternativi, evitando lo scempio dei megaparcheggi sotterranei e del traffico insostenibile. E adesso dovrebbero rivitalizzare il centro!&#8230;</p>
<p>Il crollo del palazzo, simbolicamente posto a fianco del parcheggio adiacente il tribunale, è sintomatico di una scientifica operazione di demolizione dell’intero centro storico. Come accadde all&#8217;Aquila ai tempi del terremoto, chissà se qualcuno avrà riso anche a Ragusa per quel provvidenziale crollo, che adesso farà accelerare i tempi per varare piani costruttivi in centro, magari permettere la demolizione di interi quartieri &#8220;pericolanti&#8221; (o meglio, resi tali dal mancato intervento e dalla &#8220;deportazione&#8221; degli abitanti). Quindi, via alla costruzione di residences e alberghi, che assieme alle grandi possibilità offerte dai “parcheggi”, i quali, destinati a sicuro fallimento, potranno essere trasformati in centri commerciali con la giustificazione che &#8220;tanto ormai ci sono&#8221;, provocheranno la tanto agognata rivitalizzazione del centro storico. Peccato che tutto avverrà ancora una volta alle loro condizioni, al loro servizio, sempre cioè, dagli stessi furbastri travestiti da benefattori che danno lavoro.</p>
<p style="text-align: right;">Il Gallo che canta di notte</p>
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		<title>Intervento di Pippo Gurrieri all’assemblea del Movimento dei Forconi</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 10:42:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sicilia Libertaria</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sampieri, 1-2-2012 Io vengo da Ragusa, e mi vergogno di essere ragusano (applausi); Ragusa è stata l’unica città assente dalla lotta, e alcuni di noi per sentirsi vivi e partecipi, siamo dovuti andare ai blocchi di Modica. Io faccio il &#8230; <a href="http://www.sicilialibertaria.it/2012/02/07/intervento-di-pippo-gurrieri-all-assemblea-del-movimento-dei-forconi/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Sampieri, 1-2-2012</strong></p>
<p><a href="http://www.sicilialibertaria.it/wp-content/uploads/per-aldo.jpg" rel="lightbox[771]"><img class="aligncenter size-large wp-image-783" title="Porci" src="http://www.sicilialibertaria.it/wp-content/uploads/per-aldo-1024x723.jpg" alt="" width="640" height="451" /></a></p>
<p>Io vengo da Ragusa, e mi vergogno di essere ragusano (applausi); Ragusa è stata l’unica città assente dalla lotta, e alcuni di noi per sentirsi vivi e partecipi, siamo dovuti andare ai blocchi di Modica.</p>
<p>Io faccio il ferroviere; nella nostra categoria già da almeno vent’anni abbiamo mandato affanculo i sindacati e ci siamo messi in proprio, per conto nostro; tutte le lotte che abbiamo fatto le abbiamo fatte da noi, senza capi, senza burocrati. (applausi) Noi conosciamo chi sono i sindacalisti. Il capo delle ferrovie, Moretti, quello che sta distruggendo il sistema ferroviario in tutta Italia, era il segretario della CGIL del settore, e ha fatto così bene il mestiere di sindacalista, da essere preso per dirigere l’azienda che avrebbe dovuto combattere. Per questo noi non ci dobbiamo fidare di questa gente, e dobbiamo decidere da noi come portare avanti i nostri interessi.</p>
<p>In questi giorni tutti i politici ci raccontano che sono d’accordo con le ragioni del movimento, però, aggiungono, non con i suoi metodi. Certo, perché vorrebbero che le gente andasse dietro a loro, è questo il metodo democratico che ritengono corretto.</p>
<p>Io sono figlio di un bracciante; mio padre è morto da alcuni anni, causa malasanità; dal dopoguerra entrò nella Camera del Lavoro per organizzare i braccianti; quando la Camera del Lavoro, fino agli anni settanta, organizzava gli scioperi generali, mio padre mi portava con sé, perchè la mattina presto si organizzavano i blocchi stradali; non si faceva uscire nessuno per andare a lavorare. Questi erano i metodi di lotta; questa è l’eredità di gente come mio padre, come i nostri padri, cioè lo stesso che è stato fatto nei giorni scorsi.</p>
<p>C’era uno scrittore, Geoge Orwell, che negli anni 50 scrisse una favola: La fattoria degli animali; raccontava che gli animali della fattoria, stanchi di essere trattati male dai padroni, un giorno si ribellarono, e riuscirono a vincere, facendo fuggire i fattori. Divennero i padroni della fattoria. Lo slogan della rivolta era “gli animali sono tutti uguali”. I maiali, che riscuotevano la fiducia degli altri animali, divennero i capi della rivolta, e si trasferirono nella casa dei fattori; dopo un po’ allo slogan venne aggiunto “Ma alcuni animali sono più uguali degli altri”. Una sera alcuni animali guardando attraverso la finestra, videro che i porci camminavano in piedi, si vestivano come i fattori, mangiavano come loro; insomma, erano diventati come i vecchi padroni. (Applausi e risate). U pisci feti ra testa, come dice il proverbio. (applausi).</p>
<p>- Mariano Ferro interrompe: “io non voglio fare la fine del porco”.</p>
<p>Io voglio solo dire che votare o non votare, non è questo il problema; io non ho mai votato per principi perchè non credo in quella gente, ma credo in me stesso; quello che conta è come esercitare un controllo sui leaders, poter dire a Mariano Ferro che sta sbagliano, come tirargli la giacca o le orecchie, come farlo dimettere, se non fa le cose che il movimento vuole; se manca questa condizione, Ferro o pinco pallino, andrà a far parte della casta, perché non è l’uomo, neanche il migliore di tutti noi, che può cambiare il potere, ma è il potere che cambia l’uomo. (applausi). Quindi il problema è organizzarsi in maniera da continuare ad imporre le nostre esigenze, poter controllare quello che fanno nel palazzo, e se poi il palazzo sarà vuoto, perché li avremmo cacciati via, meglio così: ci metteremo le pecore o le galline o i senza tetto. Ma il movimento deve darsi strumenti per continuare ad essere vivo, per esercitare il suo potere decisionale; se manca questo i rappresentanti faranno quello che vorranno; non bisogna tornare a casa, bisogna rimanere protagonisti, nei comitati, nei paesi; e non per un momento, ma per sempre; è questa l’unica garanzia per ottenere una vittoria. (applausi).</p>
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		<title>Serata anticlericale in memoria di Giordano Bruno</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 15:20:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sicilia Libertaria</dc:creator>
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		<category><![CDATA[anticlericalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Associazione Ipazia]]></category>
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		<category><![CDATA[Giordano Bruno]]></category>

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		<description><![CDATA[ASSOCIAZIONE IPAZIA Atei, agnostici, liberi pensatori, anticlericali Sabato 18 febbraio 2012 &#8211; ore 17,30 presso la Società dei Libertari &#8211; via G. B. Odierna, 212 &#8211; Ragusa visione del film GIORDANO BRUNO di Giuliano Montaldo con Gian Maria Volontè seguirà &#8230; <a href="http://www.sicilialibertaria.it/2012/02/01/serata-anticlericale-in-memoria-di-giordano-bruno/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-790" title="g-m-volonte" src="http://www.sicilialibertaria.it/wp-content/uploads/g-m-volonte.jpg" alt="" width="390" height="300" /></p>
<p style="text-align: center;"><strong>ASSOCIAZIONE IPAZIA</strong><br />
<strong>Atei, agnostici, liberi pensatori, anticlericali</strong></p>
<p style="text-align: center;"><span style="text-decoration: underline;">Sabato 18 febbraio 2012 &#8211; ore 17,30</span><br />
presso la Società dei Libertari &#8211; via G. B. Odierna, 212 &#8211; Ragusa</p>
<p style="text-align: center;">visione del film<br />
<em><strong>GIORDANO BRUNO</strong></em><br />
di Giuliano Montaldo<br />
con Gian Maria Volontè</p>
<p style="text-align: center;">seguirà dibattito</p>
<p style="text-align: center;">Al termine: cena anticlericale.</p>
<p style="text-align: center;">Prenotazioni per la cena e informazioni a: <a href="mailto:associpazia@gmail.com" target="_blank">associpazia@gmail.com</a></p>
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		<title>No all’ora di religione nella scuola</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 15:17:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sicilia Libertaria</dc:creator>
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		<description><![CDATA[No all’ora di religione nella scuola Appello a studenti e genitori &#160; &#160; Il 20 febbraio scade il termine ultimo per le iscrizioni  alle scuole di ogni ordine e grado, momento in cui gli studenti dovranno scegliere se avvalersi o &#8230; <a href="http://www.sicilialibertaria.it/2012/02/01/no-allora-di-religione-nella-scuola/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: x-large;"><strong>No all’ora di religione nella scuola</strong></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: large;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Appello a studenti e genitori</strong></span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;">Il 20 febbraio scade il termine ultimo per le iscrizioni  alle scuole di ogni ordine e grado, momento in cui gli studenti dovranno scegliere se avvalersi o no dell’insegnamento della religione cattolica (IRC). </span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><strong>L’Associazione Ipazia invita gli studenti e i loro genitori a non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica e a richiedere – </strong></span><span style="font-size: medium;">in base alle normative vigenti</span><span style="font-size: medium;"><strong> &#8211; lo svolgimento delle attività alternative al suddetto insegnamento.</strong></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;">Le istituzioni scolastiche, non mettendo a disposizione degli studenti le materie alternative, </span><span style="font-size: medium;"><strong>operano una gravissima discriminazione</strong></span><span style="font-size: medium;">. La possibilità di non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica non è resa abbastanza nota: in tal modo la scuola evita di investire in attività alternative. Assai spesso, inoltre, chi non si avvale di tale insegnamento viene parcheggiato in altre classi, aule dei professori, sale di lettura, in quanto l’ora di religione viene inserita nel mezzo dell’orario scolastico e non in prima o ultima ora, </span><span style="font-size: medium;"><strong>cosa che consentirebbe agli studenti di entrare in seconda ora o uscire un’ora prima.</strong></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;">Noi riteniamo che questa materia di puro e semplice </span><span style="font-size: medium;"><strong>indottrinamento</strong></span><span style="font-size: medium;"> non debba avere spazio in una </span><span style="font-size: medium;"><strong>scuola laica</strong></span><span style="font-size: medium;">; chiunque voglia indottrinarsi non ha che da frequentare una parrocchia o una chiesa. L’insegnamento della religione cattolica, infatti, è una materia la cui connotazione </span><span style="font-size: medium;"><strong>confessionale</strong></span><span style="font-size: medium;"> è dimostrata, e sostenuta, dall’intera normativa che la riguarda: dal reclutamento e dalle condizioni di mantenimento in servizio dei docenti, ai programmi stessi.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;">Invece in Italia, grazie ai </span><span style="font-size: medium;"><strong>trattamenti di favore</strong></span><span style="font-size: medium;"> e alle ingerenze della Chiesa Cattolica, s’insegna la sua dottrina nelle scuole pubbliche, sin dalla scuola materna, facendo pesare economicamente tutto ciò </span><span style="font-size: medium;"><strong>sulla collettività, </strong></span><span style="font-size: medium;">compresi i non credenti e gli appartenenti ad altre fedi religiose.</span><span style="font-size: medium;">La scuola è piena di simboli cattolici, e spesso vi si svolgono arbitrariamente cerimonie e atti di culto, visite pastorali di vescovi, parroci, missionari e simili. Gli insegnanti di religione cattolica vengono nominati dal vescovo, scavalcando la trafila dei concorsi e del precariato degli altri insegnanti; hanno tutele e condizioni economiche superiori a quelle degli altri insegnanti, anche di ruolo.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><span style="font-size: medium;">Per una scuola laica</span><span style="font-size: medium;">. P</span><span style="font-size: medium;">er un insegnamento libero da condizionamenti e superstizioni religiose</span><span style="font-size: medium;">. P</span><span style="font-size: medium;">er una corretta educazione dei giovani</span><span style="font-size: medium;">, </span></strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: x-large;"><strong>bisogna abolire l’ora di religione cattolica. </strong></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;">Nel frattempo tutti coloro che scelgono di non avvalersene, hanno diritto a svolgere attività didattiche alternative o ad essere lasciati liberi dalla scuola durante l’insegnamento della religione cattolica.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Papyrus, cursive;"><span style="font-size: large;"><em><strong>ASSOCIAZIONE IPAZIA</strong></em></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Papyrus, cursive;"><span style="font-size: medium;"><em><strong>Atei, </strong></em></span></span><span style="font-family: Papyrus, cursive;"><span style="font-size: medium;"><em><strong>agnostici, </strong></em></span></span><span style="font-family: Papyrus, cursive;"><span style="font-size: medium;"><em><strong>liberi </strong></em></span></span><span style="font-family: Papyrus, cursive;"><span style="font-size: medium;"><em><strong>pensatori </strong></em></span></span><span style="font-family: Papyrus, cursive;"><span style="font-size: medium;"><em><strong>e </strong></em></span></span><span style="font-family: Papyrus, cursive;"><span style="font-size: medium;"><em><strong>anticlericali</strong></em></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: x-small;"> Info: </span><span style="text-decoration: underline;"><a href="mailto:associpazia@gmail.com"><span style="font-size: x-small; color: #000000; text-decoration: underline;">associpazia@gmail.com</span></a></span><span style="font-size: x-small;"> &#8211; gennaio 2012</span></span></p>
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		<title>Rivoluzione e reazione</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 15:14:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sicilia Libertaria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[forconi]]></category>
		<category><![CDATA[insurrezione]]></category>
		<category><![CDATA[Movimento dei forconi]]></category>
		<category><![CDATA[protesta]]></category>
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		<description><![CDATA[La parola rivoluzione è grossa se riferita ai fatti di Sicilia; forse è più corretto associare le centinaia e centinaia di blocchi stradali ad un inizio di stato di insorgenza. L’azione diretta può far maturare un sedimento di autogestione in &#8230; <a href="http://www.sicilialibertaria.it/2012/02/01/rivoluzione-e-reazione/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La parola rivoluzione è grossa se riferita ai fatti di Sicilia; forse è più corretto associare le centinaia e centinaia di blocchi stradali ad un inizio di stato di insorgenza.<br />
L’azione diretta può far maturare un sedimento di autogestione in corso d’opera, ma può accadere che le rivolte pieghino verso qualcosa d’ignoto: qualcosa che si sa come comincia ma non si sa come finisce. A dire il vero, anche quando si possiede un progetto autogestionario si può non sapere come finisce, ma in questo caso ci si gioca la possibilità di provocare il mutamento auspicato; se poi a causa dei rapporti di forza, di errori o tradimenti, dovesse finir male, si può sempre riprovare. Ma quando si marcia senza un progetto, le motivazioni giuste non sono sufficienti a scansare il rischio di portare acqua al mulino di chi tenta di usare e incanalare le lotte. Questi sì che sanno dove farle finire.<br />
Dai movimenti siciliani di queste settimane è emersa la disponibilità di una importante fetta di popolazione a rompere gli argini della passività; quando un popolo scende in piazza per difendere i propri diritti è sempre un fatto rilevante; il mix tra obiettivi spiccioli e rivendicazioni generali (giustizia, libertà, autonomia) ci consegna un dato di fatto: la presa di coscienza che solo la lotta paga. Questo è un terreno importante per i rivoluzionari; questo è il nostro posto.<br />
Sappiamo anche che non è importante solo per noi, e che non è un posto solo per noi; molti sono gli occhi puntati sugli eventi, molti coloro che in questi casi pescano nel torbido; molte le regìe architettate o solo tentate, per canalizzare le proteste verso fini che nulla hanno a che vedere con le richieste e le esigenze di chi lotta. A maggior ragione, però, questo dev’essere il nostro posto.<br />
Nella storia siciliana recente queste dinamiche si sono manifestate continuamente: i moti del “non si parte” del dicembre del 1944-gennaio 1945 videro all’inizio gli elementi fascisti mobilitati nel sobillare e cercare di pilotare gli eventi; che invece andarono oltre e li scavalcarono. La sinistra dell’epoca, in particolare il partito comunista, bollò l’insurrezione come “rigurgito reazionario e fascista” e dove potette, si organizzò per sabotarla. Gli anarchici e i rivoluzionari, invece, si ci tuffarono dentro (o ne furono in parte artefici) ritenendo centrale e prioritaria la volontà del popolo di non subire un’altra guerra; la base dei partiti di sinistra nella maggior parte dei casi prese parte all’insurrezione sconfessando le direttive dei vertici. I conti con i fascisti vennero regolati sul campo.<br />
Nel 1980 la provincia di Catania fu interessata da una serie di assalti e incendi di municipi in seguito a rivolte popolari municipali per la mancanza di acqua, scoppiate a Palagonia, Ramacca, Castel di Judica; rivolte non catalogabili secondo canoni ideologici, ma esplosioni di rabbia diffusa, rottura degli argini della mediazione, grande determinazione di intere popolazioni a conseguire un obiettivo immediato. Nei primi mesi del 1986 esplose la lotta degli abusivi per necessità, forse la più simile per caratteristiche, metodi e coinvolgimenti, all’attuale, con mille sfumature diverse da zona a zona; confluirono nella rivendicazione specifica della sanatoria e nel rifiuto di pagare l’oblazione allo Stato, motivi generali, come anche interessi diversi in un’apparente unità impossibile, tanto che dal continente fu vista come una fiammata indipendentista contro lo Stato centralista italiano.<br />
La lotta di questi giorni ha scoperchiato una pentola a pressione; gli effetti dell’esplosione possono continuare a lungo e travolgere anche assetti politici ritenuti consolidati. Superata la prima fase, i partiti si rifanno vivi e i ruoli dei vari leaders vengono allo scoperto; gli sbocchi istituzionali, i fini elettorali o gli pseudo antagonismi reazionari e conservatori si sono rimessi in moto; ma il fuoco cova sotto la cenere; la scommessa è farlo divampare e indirizzare le sue fiamme intanto contro i pompieri travestiti da incendiari.<br />
Il nostro compito è quello di agire, come lavoratori, disoccupati, precari, artigiani, pensionati, tra la gente e da quella posizione rintuzzare ogni provocazione e provare a spostare sul terreno della progettualità autogestionaria frange sempre crescenti di malcontento diffuso. Progettualità e metodo sono necessari al movimento per continuare; ma non si possono calare dall’alto; solo in mezzo al popolo che lotta è possibile individuare e comprendere quali siano le trappole da schivare. Ognuno si scelga le modalità più adatte alla propria zona, alla propria esperienza, alla propria collocazione sociale, ma con una strategia e degli obiettivi chiari tendenti a far prevalere l’autonomia del movimento per la conquista del vero cambiamento.</p>
<p style="text-align: right;">Pippo Gurrieri</p>
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		<title>UN CESELLO CRIMINALE</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 10:25:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sicilia Libertaria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[NO TAV]]></category>
		<category><![CDATA[Tav]]></category>

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		<description><![CDATA[«Un’operazione di cesello». Gian Carlo Caselli, magistrato “democratico” che guida la Procura della Repubblica di Torino ha definito così la maxioperazione repressiva che ha portato all’arresto di decine di persone in tutta Italia. E poi ha precisato: «Non è un’azione &#8230; <a href="http://www.sicilialibertaria.it/2012/02/01/un-cesello-criminale/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«Un’operazione di cesello». Gian Carlo Caselli, magistrato “democratico” che guida la Procura della Repubblica di Torino ha definito così la maxioperazione repressiva che ha portato all’arresto di decine di persone in tutta Italia. E poi ha precisato: «Non è un’azione contro il movimento No Tav».<br />
Certo, come no.<br />
Quella imbastita dai magistrati torinesi è una massiccia ritorsione nei confronti della solidarietà popolare che si è espressa in Valsusa lo scorso luglio quando decine di migliaia di persone si riversarono in valle per difendere quel territorio dall’aggressione militare dello stato italiano. Il messaggio è chiaro: la realizzazione del Tav, la devastazione della Valsusa, la tutela degli interessi degli speculatori restano una priorità di governo, politico o tecnico che sia.<br />
Questi arresti servono anche a intimidire le decine e decine di iniziative di protesta che stanno divampando in ogni angolo del paese.<br />
Il 3 luglio del 2011, migliaia di persone furono gassate dai lacrimogeni sparati ad altezza d’uomo per il solo fatto di essersi avvicinate alle reti del cantiere. Una rappresaglia violentissima scatenata contro una comunità solidale e resistente che aveva dato vita, nelle settimane precedenti, alla Libera Repubblica della Maddalena, un importante esperimento sociale e politico di autogestione popolare.<br />
Oggi, i magistrati puntano alla criminalizzazione del movimento in maniera “raffinata”, colpendo i militanti politici, cercando di scavare un solco tra il popolo valsusino e chi lo ha sempre sostenuto attivamente.<br />
Siamo certi che questa strategia, vigliacca e ipocrita, fallirà miseramente.</p>
<p><strong>LIBERTÀ IMMEDIATA PER TUTTI GLI ARRESTATI!<br />
SOLIDARIETÀ ALLA VALSUSA CHE RESISTE ALLA DEVASTAZIONE DELLO STATO E DEL CAPITALE!</strong><strong><br />
</strong><strong></strong></p>
<p><strong>Federazione Anarchica Siciliana</strong></p>
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		<title>Di qua dal faro</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 16:47:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sicilia Libertaria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[forconi]]></category>
		<category><![CDATA[Movimento dei forconi]]></category>
		<category><![CDATA[proteste]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia]]></category>

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		<description><![CDATA[DI QUA DAL FARO Manifestazioni di conflitto sociale in Sicilia Molto si è detto a proposito del Movimento dei Forconi, di &#8220;Forza d&#8217;Urto&#8221; e delle proteste che in questi giorni hanno paralizzato la Sicilia. Il blocco dell&#8217;Isola è stato promosso &#8230; <a href="http://www.sicilialibertaria.it/2012/01/26/di-qua-dal-faro/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>DI QUA DAL FARO</strong><br />
<em>Manifestazioni di conflitto sociale in Sicilia<br />
</em><br />
Molto si è detto a proposito del Movimento dei Forconi, di &#8220;Forza d&#8217;Urto&#8221; e delle proteste che in questi giorni hanno paralizzato la Sicilia. Il blocco dell&#8217;Isola è stato promosso e organizzato da precise categorie sociali e lavorative: agricoltori e autotrasportatori all&#8217;inizio, seguiti &#8211; quasi subito &#8211; dai pescatori di alcune marinerie e, via via, da edili, artigiani, commercianti, studenti, disoccupati, diventando nel giro di pochi giorni il collante del diffuso malcontento sociale.<br />
I motivi scatenanti della protesta sono legati all&#8217;aumento vertiginoso dei costi di produzione e della pressione fiscale, allo strozzinaggio dei mercati e della grande distribuzione verso i produttori agricoli. Tutti elementi che contribuiscono a innalzare vertiginosamente il costo della vita, a ridurre il reddito e a indebitare in maniera pesante parecchie categorie.</p>
<p>Queste proteste si sono sviluppate in tutta la Sicilia anche se con modalità e connotazioni diverse a seconda dello scenario territoriale e sociale. Durante i blocchi delle strade, delle infrastrutture industriali, delle autostrade, dei porti, i manifestanti hanno espresso modalità diversificate. Non è un movimento omogeneo né lo si può incasellare secondo le solite categorie ideologiche.<br />
Limitarsi a giudizi trancianti nei riguardi di questi movimenti sarebbe però sbagliato. Nulla in Sicilia può essere compreso se non ci si sforza di analizzare il contesto.</p>
<p>Da sempre, in questo territorio, la pace sociale è stata garantita da un sistema politico-clientelare e mafioso che ha ingessato la società siciliana fin nelle sue intime fibre. In Sicilia il welfare è stato costruito con il ricatto permanente dei bisogni, con la politica dei favoritismi e dei privilegi, con lo sperpero delle risorse pubbliche, con i finanziamenti a fondo perduto. Tutto questo non ha mai creato una vera realtà economica e produttiva.<br />
In tempo di capitalismo globale, quando la crisi fa saltare tutti i punti di riferimento possibili, è chiaro che la Sicilia &#8211; terzo mondo dell&#8217;Occidente &#8211; venga investita in pieno da questa devastazione. Settori che prima erano garantiti da politiche assistenziali si trovano oggi abbandonati a loro stessi, con una classe politica regionale che non è più in grado di fornire reddito. I politici pensano solo alla loro sopravvivenza, cercando di restare aggrappati ai loro privilegi.<br />
Non è casuale che Confindustria e sindacati abbiano criminalizzato immediatamente questo movimento tacciandolo di essere infiltrato dalla mafia. Vogliamo ricordare che, storicamente, Confindustria in Sicilia è stata espressione della borghesia mafiosa, contribuendo a consolidare il potere economico di Cosa Nostra. I sindacati, dal canto loro, non hanno fatto mai nulla per impedire che l&#8217;economia siciliana si sviluppasse realmente ma, anzi, sono stati parte integrante di questo sistema di favoritismi, clientele e privilegi.</p>
<p>Tutto questo non significa che all&#8217;interno delle proteste non ci possano essere elementi mafiosi e fascisti. La storia dei movimenti popolari in Sicilia ci insegna che determinati soggetti, nei periodi di conflitto sociale, sono sempre pronti a svolgere un ruolo non secondario nelle vicende dell&#8217;Isola. Questa constatazione ci induce a non rimanere indifferenti e distanti rispetto a quello che sta succedendo o a ciò che potrà succedere in futuro. Il conflitto in atto ha messo in moto energie popolari fino ad ora bloccate dal controllo e dalla delega e ha risvegliato una voglia di partecipare in prima persona impensabile fino a poche settimane fa.<br />
Quello che ci importa, pertanto, è rilanciare, estendere e radicalizzare l&#8217;iniziativa dal basso, anche in una fase successiva all&#8217;attuale mobilitazione, individuando gli obiettivi unificanti e che vadano nel senso da noi auspicato di gestione pubblica, di base, diretta e popolare delle risorse, dei servizi, delle attività lavorative.<br />
Senza padroni e senza padrini.</p>
<p><strong>Federazione Anarchica Siciliana</strong></p>
<p><a href="http://fasiciliana.noblogs.org/" target="_blank">http://fasiciliana.noblogs.org</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Volantino trovato ai blocchi (3)</title>
		<link>http://www.sicilialibertaria.it/2012/01/20/volantino-trovato-ai-blocchi-3/</link>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 22:12:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sicilia Libertaria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati]]></category>
		<category><![CDATA[fermo Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[Forza d'urto]]></category>
		<category><![CDATA[Modica]]></category>
		<category><![CDATA[Movimento dei forconi]]></category>
		<category><![CDATA[volantino]]></category>

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		<description><![CDATA[Ascolto a destra ascolto a sinistra, sento tanti commenti, ma quello che vedo è ben diverso da quello che sento. Vedo un popolo in strada, vedo la disperazione delle famiglie, vedo imprese soffocate da INPS, ESATTORIA, BANCHE, ASSICURAZIONI E CONTROLLI &#8230; <a href="http://www.sicilialibertaria.it/2012/01/20/volantino-trovato-ai-blocchi-3/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ascolto a destra ascolto a sinistra, sento tanti commenti, ma quello che vedo è ben diverso da quello che sento.</p>
<p>Vedo un popolo in strada, vedo la disperazione delle famiglie, vedo imprese soffocate da INPS, ESATTORIA, BANCHE, ASSICURAZIONI E CONTROLLI CHE TI IMPONGONO QUANTO DEVI GUADAGNARE, rincaro carburante, il tutto in nome del POPOLO ITALIANO. Popolo che oggi prendendo spunto dal “MOVIMENTO DEI FORCONI”, ha trovato il coraggio di gridare la propria sofferenza, la propria INDIGNAZIONE! Scuole che crollano con i ns figli dentro, ospedali che invece di salvarti, molte volte ti fanno morire perché non hanno posti, ambulanze che arrivano dopo la pizza a domicilio, una burocrazia che non fa nulla per facilitare le cose, rimborsi che durano anni, e POTREMMO CONTINUARE ALL’INFINITO.</p>
<p><strong>Vedo una terra calpestata da persone che non la amano</strong>, dove si vendono per un niente, dove tutti parlano di lotta alla mafia, ma alla fine non VOGLIONO risolvere niente, tutti “PARLANO”, ma finalmente, oggi in molti abbiamo trovato il coraggio per <strong>ALZARE LA TESTA</strong>!!!</p>
<p>Agricoltori, Commercianti, Artigiani, Operai, Studenti, Auto trasportatori, Braccianti Agricoli, Pescatori, Mamme, Pensionati e tanti altri, il popolo fatto da persone che amano la propria terra, ecco chi siamo, ecco chi c’è in strada, un popolo stanco della casta che, con i soliti giochetti di potere, ci sfrutta e ci dissangua sempre di più, la nostra non è una guerra tra poveri, ma contro questa classe dirigente che vuole farci pagare il conto dei loro DIVERTIMENTI. Osservatevi intorno, guardatevi bene, che differenza c’è tra una persona che si spacca la schiena a lavorare ed un servo del potere politico? Pensiamo nessuna, anzi chi lavora con sacrifici acquista più dignità per affrontare la vita. Non dovrebbe esser un popolo ad aver paura dei propri governi, ma dovrebbero essere i governi ad avere paura del popolo affamato, di un popolo deluso. Non regaliamo più sorrisi a nessuno, non ne abbiamo tempo, lavorare, lavorare, questo è quello che facciamo ogni giorno. Non abbiamo più tempo da dedicare alla famiglia, non vediamo più crescere i nostri figli, figli che oggi NON HANNO più FUTURO. Figli, che per avere un futuro, lasciano a malincuore la propria terra.</p>
<p>Vedo un popolo cieco, un popolo stanco, un popolo condizionato dai media da anni, pensate che sia un rivoluzionario, io volevo stare con la mia famiglia, coccolare i miei figli, lavorare onestamente, ma come posso guardarli in faccia come posso amarli se non faccio qualcosa per il loro futuro?</p>
<p>Vedo un popolo sfilare in strada senza colore politico, vedo i media nazionale che ci impongono di pagare il canone, ma ci lasciano soli, infamando le famiglie, dandogli dei mafiosi, quando i veri mafiosi sono loro, servi di un potere che ci porterà alla distruzione, e mentre il manganello può sostituire il dialogo, le parole non perderanno mai il loro potere, la comunicazione, la conoscenza darà dignità a questa terra.</p>
<p>Vedo un potere che ci vuole sempre più ignoranti, perché con la cultura, la conoscenza il popolo inizia ad alzare la testa, inizia ad avere dignità, e non sono parole dette tanto per dire, la storia insegna, un popolo colto è meno manovrabile. Non raccontiamo scenari di un altro mondo. E’ la nostra vita di ogni singolo giorno.</p>
<p>Siamo siciliani veri e invendibili, amiamo la nostra SICILIA, per questo cercheranno di metterci uno contro l’altro, ma noi lo sappiamo, per questo dobbiamo RIMANERE UNITI PACIFICAMENTE, cercheranno la violenza, ma oggi nel popolo siciliano non la troveranno! Perché ABBIAMO LA SICILIA NEL CUORE!</p>
<p><span style="font-size: small;">Quando un governo viola i diritti di un popolo l’insurrezione è, per il popolo e per ogni porzione di popolo, il più sacro dei diritti e il più indispensabile dei doveri” (art. 35 della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino del 24 giugno 1793)</span></p>
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