Del far cadere il governo

Non è una novità che gruppi politici che hanno nel loro DNA la conquista del potere vedano di buon occhio la caduta di un singolo governo, e a ciò dedichino energie e programmi di lotta, promuovendo cartelli tra movimenti e campagne politiche.
Ai tempi di Servire il popolo e Lotta Continua, scioperi, manifestazioni, iniziative per far cadere i Fanfani o gli Andreotti, ne abbiamo visti a bizzeffe, per non parlare dei più recenti movimenti per far cadere Berlusconi o agli attualissimi No Renzi day, ritenuti obiettivi strategici da decine di organizzazioni e realtà politico sociali.
Perché tutto questo non ci entusiasma e non ci ha mai entusiasmato? Perché la logica di far cadere un governo è una logica politica che finalizza ogni azione al ricambio della compagine governativa; tale ricambio, oltre tutto, nelle condizioni odierne dello scontro politico in Italia, non sarebbe altro che un avvicendamento interno al sistema dei partiti, ovvero, interno al Partito Unico che da tempo governa. Volente o nolente, oggi una caduta di Renzi agevolerebbe un governo fortemente populista e illusionista del Movimento 5 Stelle oppure una coalizione di destra. Dove sarebbe il cambiamento, stretto tra un populismo legalitarista e razzista e un neoliberismo continuista?
Questo ragionamento non significa che, quindi, non si debba far cadere Renzi o che qualsiasi movimento antigovernativo non possa che finire nelle grinfie o sotto la strumentalizzazione delle opposizioni di destra. Significa soltanto e semplicemente che basare una lotta sul piano della politica politicante, cioè schiava delle logiche parlamentari (com’è anche il movimento “per un No sociale alla controriforma costituzionale”), rischia concretamente di fare la mossa del gambero: mentre cerca di realizzare un obiettivo (la caduta del governo) retrocede su altri aspetti (rafforzando gli avversari del governo assisi al parlamento, e soprattutto rafforzando la fiducia nel sistema capitalistico).
Per noi un governo vale un altro; pur leggendone le diverse dinamiche politiche e temporali, e pur combattendo le sue azioni e decisioni, sono le finalità a distinguerci dagli altri movimenti “governativi”. Obiettivo delle lotte sono senz’altro le specifiche situazioni, ad esempio la “buona scuola”, le scelte guerrafondaie, i tagli alle pensioni, le infami leggi sul lavoro e così via; si fanno queste battaglie per conquistare migliori condizioni di vita e di lavoro e per indebolire il sistema, in quel determinato momento rappresentato da una specifica coalizione governativa, non certo per cambiare questa coalizione con un’altra. Ma si conducono lotte anche per promuovere metodologie rivoluzionarie e autogestionarie, per far crescere la consapevolezza che occorre cambiare non un governo con un altro ma l’impostazione gerarchica e statale della società con una in cui venga attuato l’autogoverno e la gestione dal basso.
Un movimento molto forte che, su queste basi riuscisse a far cadere un governo può ricavarne vantaggi significativi nella prospettiva della rivoluzione sociale. Se invece la prospettiva è quella di far cadere questo o quel governo; se si promuove l’odio personalistico contro un capo del governo come se la sua caduta fosse la soluzione; se si anelano alternanze con governi “amici”, così come ieri si gridava aleatoriamente per le strade “per un governo operaio e contadino”, allora quella non è la nostra strada, non è la nostra politica.
Ci interesse allargare l’odio per ogni forma di governo; ci interessa trasformare l’antistatalismo qualunquista molto diffuso (anche con la crescente astensione elettorale) in consapevolezza che dev’essere la riappropriazione della propria vita, la partecipazione diretta, con le sue forme comunitarie, cooperative, mutualistiche, autogestionarie, messe in atto già da oggi nei limiti del possibile con l’azione diretta, e degli spazi che si possono strappare alle grinfie statal-governative, l’unica via verso cui indirizzare la rabbia e la voglia – più o meno cosciente – di riscatto e di cambiamento presente fra gli sfruttati.

Pippo Gurrieri

Pubblicato in Editoriale | Commenti disabilitati su Del far cadere il governo

Tra il SI e il NO c’è di mezzo l’ASTENSIONE

IL 4 DICEMBRE E’ UNA TRAPPOLA: DIVERSE FAZIONI IN LOTTA FRA LORO PER IL POTERE SI CONTRAPPONGONO IN UNA FALSA BATTAGLIA TRA LIBERTA’ E AUTORITARISMO.

Le conquiste sociali, i diritti, il benessere, non sono MAI scaturiti da un responso elettorale, ma dalle battaglie, dai sacrifici, dall’impegno delle classi subalterne per migliorare la loro condizione. I servi del capitale, i ladroni di Stato e privati, i signori della guerra, i complici dei mafiosi, i razzisti istituzionali – che ritroviamo egualmente spalmati nel fronte del SI e del NO – sono sempre stati NEMICI dei lavoratori, delle donne, dei pensionati, E LO SONO ANCORA. La vittoria di uno dei due fronti non sarà la vittoria del popolo italiano, ma quella degli sfruttatori di sempre. Chi si illude che votando NO si salva la Democrazia e la Costituzione, non ha capito che Democrazia e Costituzione sono la foglia di fico che nasconde oppressione e miseria per molti e privilegi e ricchezze per pochi.

Su questi temi gli anarchici organizzano una conferenza-dibattito venerdì 25 novembre, ore 18 presso la Società dei Libertari – via Garibaldi 2 – Ragusa Gruppo Anarchico di Ragusa

Federazione Anarchica Siciliana novembre 2012

loc

Pubblicato in Attività | Commenti disabilitati su Tra il SI e il NO c’è di mezzo l’ASTENSIONE

La anarquia explicada a mi hija

aexpliamihija_cartelfb_portada

Pubblicato in Attività | Commenti disabilitati su La anarquia explicada a mi hija

Referendum istituzionale del 4 dicembre 2016

Fuori e contro

le logiche istituzionali,

per lazione diretta, la mobilitazione dal basso,

la conflittualità permanente

Per prima cosa ci preme sgombrare il campo da un grande equivoco: il referendum del 4 dicembre non riguarda assolutamente le enunciazioni idealistedella Costituzione, cioè tutti quegli articoli che ne hanno fatto, per qualcuno la Costituzione più bella del mondo; articoli che, se presi ad uno ad uno, è facile verificare quanto siano stati enormemente disattesi da ciascuna coalizione governativa, mantenuti come specchietti per le allodole, e quasi mai difesi da quei tribunali chiamati ad affermare le leggi. Articoli che sono serviti però da copertura ideologica al sistema democratico-borghese e clericale per portare avanti i propri progetti antipopolari, filo-capitalisti, autoritari.

Il referendum si propone alcune modifiche agli assetti parlamentari (come labolizione del senato e sua sostituzione col senato delle regioni e dei comuni, quindi non più eletto), labolizione del CNEL, ecc. Per quanto riguarda le modifiche del sistema elettorale, esse non hanno nulla a che vedere con questa consultazione.

Attacco alle libertà borghesi e democrazia rappresentativa

Noi anarchici, comunque, non nutriamo nessuna attrazione verso il parlamento, e, se pur leggiamo gli evidenti tentativi in atto di accentrare i posti di comando, non riteniamo che difendere il bicameralismo camera/senato o la riduzione del numero dei deputati, possa rappresentare una difesa delle libertà sempre più minacciate in questo Paese. Come non labbiamo ritenuto quando si passò dal sistema proporzionale a quello maggioritario. Gli accordi militari in ambito NATO, il commercio delle armi, le politiche economiche internazionali con lausterità, il ruolo delle banche, lassalto alla diligenza delle conquiste popolari, lingerenza della chiesa cattolica, tutto questo attenta quotidianamente alle libertà (borghesi) e alle conquiste popolari; ma è una dinamica che prescinde dalle coalizioni politiche governative e dal funzionamento del meccanismo parlamentare, che, semmai, ne sono stati e ne sono strumento.

Noi non crediamo nella democrazia rappresentativa, cioè nel consenso costruito attraverso numeri manipolabili e manipolati in base al quale una minoranza si erge a governare in nome del popolo. Un popolo sovranoche – stranamente – esercita la propria sovranità solo attraverso il voto, e subito dopo cessa di esercitarla e può solo subire le scelte e le angherie dei governi. Ma, in questa scelta siamo in buona compagnia: milioni e milioni di persone si sottraggono al rito elettorale togliendo, oggettivamente, il loro consenso al sistema dei partiti.

La strana alleanza a difesa del compromesso

Il variegato e contraddittorio fronte del NO sta enfatizzando la questione parlando di attacco alla Costituzione da parte dei fautori del SI; ma è possibile non accorgersi che la destra schierata in massa per il NO – sia quella moderata che quella neofascista, oggi alleataad una sinistra di varie gradazioni che vive questo referendum come una sorta di ultima spiaggia per salvare la Patriaè solo invidiosa di ciò che il governo Renzi sta coraggiosamente portando avanti e che essa avrebbe voluto – se solo avesse potuto – già realizzare?

La Costituzione nacque come un compromesso tra le forza cattoliche, liberali e marxiste, al fine di salvaguardare il nuovo sistema borghese sorto dopo venti anni di dittatura fascista, ma assolutamente in continuità con essa; questo compromesso, per la sinistra oltre tutto fu notevolmente al ribasso: accettò delle emerite porcherie, come linclusione del Concordato fascista con il Vaticano, e si accontentò di una serie di principii astratti che vennero disattesi subito dopo (e non oggi, 70 anni dopo!): dal lavoro per tutti alla rimozione degli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana, dallart. 11 (lItalia ripudia la guerra, ma il territorio è pieno di strutture militari NATO e straniere che fanno la guerra, a cominciare dal MUOS) al riconoscimento dei diritti inviolabili delluomo, e lelenco può continuare a lungo. Enunciazioni che, infatti, nessun governo si è mai sognato di cancellare perché la loro simbolicità e strumentalità è a tutti nota.

Un conflitto interno alla borghesia

Questo referendum scaturisce da un conflitto tra fazioni entrambe borghesi, parlamentariste, autoritarie, liberiste, in concorrenza per la gestione del potere; fazioni accomunate dalla partecipazione convinta ai gravissimi attacchi alle libertà (borghesi) in atto da tempo, a partire dallo sforzo compiuto dal capitale per recuperare le conquiste dei movimenti dal 68 in poi; attacchi che non risparmiano più nessun aspetto della vita sociale, inseriti nel vasto progetto internazionale neoliberista che globalizza la miseria e accentra la ricchezza nelle mani di pochi. Cambia poco se alcune di queste fazioni preferiscono indossare la maschera populista e nazionalista, facendo leva sul razzismo: Stato, capitale, corruzione, militarismo sono elementi comuni ai rivali.

La gravità della situazione non è data solo dai pruriti autoritari parlamentari, ma dai mille risvolti autoritari che si riscontrano nel quotidiano: guerre e militarizzazione, grandi opere, corruzione, arroganza economico-politica, disoccupazione, emigrazione, leggi sul lavoro; razzismo, clericalismo, omofobia, maschilismo, insicurezza del territorio, repressione verso chi si oppone, ecc.

Questo referendum-scaramuccia tra partiti borghesi per regolare i loro conti va letto allinterno di questo attacco; esso distoglie energie e attenzioni dalle battaglie serie, le quali, per essere tali, non possono solcare i sentieri parlamentari e istituzionali, vere e proprie sabbie mobili per i movimenti. Puntare su continue campagne referendarie per affrontare i problemi sociali più gravi e importanti, è votarsi alla sterilità e al fallimento, danneggiando le lotte dal basso e la reale partecipazione delle persone alla loro emancipazione.

Lalternativa: astensionismo per il cambiamento sociale

Purtroppo spesso – specie in questi contesti – ci si dimentica dei principi fondamentali della lotta per lemancipazione umana, per cadere nella trappola del fronte comune di salvezza nazionale, a fianco di soggetti politici che questi principii li calpestano facilmente e costantemente.

Noi vogliamo fare di più che una semplice – ma pur sempre valida – affermazione di principio: intraprendere una vasta battaglia per la difesa delle libertà finite sotto attacco.

La nostra società è attraversata da mobilitazioni grandi e piccole, in cui sono protagonisti realtà sociali, movimenti dal basso, gruppi di lavoratori autorganizzati, di precari, di senza lavoro, di senza casa, che mettono in atto azioni e conflitti di anche di lunga durata; nella stragrande maggioranza di essi gli anarchici sono attivi cercando di mantenere vivi i principii dellazione diretta, dellassemblearismo, dellautorganizzazione. Il cambiamento, quello vero, egualitario, anticapitalista, libertario, la conquista di sempre più spazi di libertà, passa da questo percorso e non dalle trappole istituzionali, inventate e progettate per imbrigliare i movimenti, le lotte, le volontà di cambiamento.

Le elezioni e i referendum sono armi di distrazione e di divisione; al contrario, è nelle lotte che si può ricomporre un fronte unitario di classe sinceramente anticapitalista, antiliberista, rivoluzionario.

Pensionati e immigrati, disoccuparti e occupati, precari e sfruttati di ogni ordine e grado, si divideranno tra chi andrà a votare e chi non lo farà; ma la loro condizione rimarrà immutata, perché essa non scaturisce dalle modalità in cui si realizza il consenso parlamentare, cioè da una legge elettorale o unaltra, dal CNEL o no, dal bicameralismo attuale o da quello futuro, dal numero dei deputati. Deriva dagli equilibri sociali e di classe, dalloppressione del capitale e dello stato, dallabitudine alla passività e alla delega e da tanti altri fattori.

Abbiamo usato il termine rivoluzionario, un termine per molti caduto in disuso, ma che per noi ha il senso compiuto di dare una prospettiva a tutto ciò che si muove oggi, e rappresenta una presa di distanza dal marcio statal-capitalista, dal politicantismo, dallautoritarismo sotto ogni forma.

Ed è in questo solco che si inserisce il nostro coerente astensionismo; la nostra alterità al sistema è frutto di una scelta di collocazione fuori e contro le istituzioni borghesi, dalla parte delle vittime e di chi lotta per una società dove siano aboliti il potere e lo sfruttamento delluomo sulluomo.

Federazione Anarchica Siciliana

novembre 2016

Pubblicato in Comunicati | Commenti disabilitati su Referendum istituzionale del 4 dicembre 2016

CONTRO LA REPRESSIONE DEL MOVIMENTO NO MUOS

APPELLO ALLE COMPAGNE E AI COMPAGNI, AI GRUPPI, ALLE FEDERAZIONI, A TUTTE LE REALTA’ ANARCHICHE PER UNA SOTTOSCRIZIONE CONTRO LA REPRESSIONE DEL MOVIMENTO NO MUOS

Negli ultimi 5 anni il Movimento NO MUOS ha rappresentato unautentica spina nel fianco ai progetti militaristi e imperialisti del governo degli Stati Uniti e dei loro alleati e/o complici.

Uno dei primi risultati è stato lessere riusciti a bloccare e a ritardare lattivazione dellimpianto di comunicazione militare satellitare di Niscemi, impedendo lentrata in funzione di tutto il sistema planetario MUOS. Questo risultato è stato ottenuto grazie ad una incalzante mobilitazione popolare dal forte carattere antimilitarista, che ha avuto il suo culmine nel 2013 e nel 2014, quando in più occasioni la base militare della Marina USA è stata invasa da migliaia di manifestanti e oggetto di varie incursioni e azioni.

C’è voluta una forzatura sfacciata e arrogante del governo, dietro forte pressione americana, a provocare, la scorsa primavera, una sentenza del Consiglio di Giustizia Amministrativo siciliano che dichiarava la non esistenza di rischi per la salute e per lambiente a Niscemi, come invece provato da precedenti sentenze del TAR di Palermo; e lo scorso mese di agosto il dissequestro dellimpianto MUOS deliberato dal Tribunale del Riesame di Catania, che cancellava le precedenti sentenze, confermate dalla Cassazione, secondo le quali la costruzione del MUOS aveva violato i vincoli paesaggistici e si trattava, pertanto, di opera abusiva.

In seguito a queste vittoriesi è scatenata sugli attivisti una pesante campagna repressiva, per adesso limitata a episodi di lotta svoltisi tra la primavera del 2013 e la primavera del 2014. 129 attivisti rinviati a giudizio per invasione della base e per altri reati collegati (danneggiamento, violenza, istigazione, ecc.); altri 50 verranno processati il 26 gennaio per avere partecipato ad un picnic dentro la base USA, violandone le reti; altre decine sono inquisiti per avere dato vita a momenti di resistenza, presidi, barricate, sit-in, blocchi stradali, scalate e occupazioni delle antenne. Contemporaneamente si vanno colpendo singoli compagni per reatiassurdi: Marino di Niscemi, per avere organizzato un rave al presidio NO MUOS, quando proprio lo stesso, come altri compagni, ne aveva preso le distanze; Massimo di Ragusa, perché trovato in possesso, mentre si trovava nei pressi della base USA, di CD masterizzati in auto (multa da 2888 euro); Pippo di Ragusa per avere mostrato il sedere a un poliziotto della scientifica che riprendeva con telecamera i partecipanti ad un trekking (multa da 5 a 10.000 euro più denuncia per oltraggio aggravato a pubblico ufficiale) e tanti altri casi che ormai quotidianamente si aggiungono al già lunghissimo elenco.

Anni e anni di carcere, decine di migliaia di euro di multe minacciano di colpire la resistenza al MUOS; e fra poco cominceranno i maxi processi; una volta in Sicilia erano i mafiosi a subirli, adesso la lotta alla mafia va meno di moda (specie in quel di Gela), e alla sbarra si portano attivisti e cittadini che difendono la loro terra dalla militarizzazione, dalla guerra e dalle loro nefaste conseguenze.

Per questi motivi facciamo appello a tutto il movimento anarchico perché contribuisca ad una sottoscrizione per far fronte alle spese legali e alla campagna contro la repressione che si sta mettendo in atto. Il denaro raccolto dalla FAS verrà riversato nelle casse del Coordinamento dei Comitati NO MUOS.

I versamenti vanno effettuati tramite cc postale sul conto n. 1025557768 intestato ad Associazione Culturale Sicilia Punto L – Ragusa, oppure facendo un bonifico sul conto: IT 90 O 07601 17000 001025557768 Intestato ad Associazione Culturale Sicilia Punto L – Ragusa.

In entrambi i casi indicare come causale: per spese legali.

Federazione Anarchica Siciliana

27 ottobre 2016

Pubblicato in Comunicati | Commenti disabilitati su CONTRO LA REPRESSIONE DEL MOVIMENTO NO MUOS

Sarà un autunno caldo o freddo?

Il governo in questi ultimi scampoli di estate è alle prese coi dati Istat sul Pil dell’ultimo trimestre che certificano una crescita pari a zero, mentre si sta per aprire il confronto con i sindacati per il rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici e il G 20 cinese si è chiuso con la presa d’atto di una crescita mondiale rallentata e con l’auspicio di riuscire ad attivare una crescita globale che sia “inclusiva, robusta, sostenibile”. Il governo naturalmente fa buon uso di tali conclusioni sollevandosi da una qualche responsabilità nella pervicacia della crisi e a proposito della battuta d’arresto del Pil il ministro Padoan ha potuto dichiarare che “crescita, competitività e produttività” rappresentano gli strumenti per battere la crisi. Peccato che tutto questo viene ripetuto oramai da più di un decennio senza che i risultati cambino o si facciano passi avanti, e tuttavia la favola della ripresa economica continua a irretire la maggioranza e la riattivazione di un “virtuoso” circuito produzione-consumi continua a rappresentare l’orizzonte più auspicato. Nel frattempo disuguaglianze, guerre, ingiustizie, autoritarismo crescono, il conflitto sociale langue e il governo impone provvedimenti che sottraggono diritti e incrementano le disparità, infischiandosene della modesta opposizione istituzionale o sociale che si riesce a produrre. In questo quadro l’autunno italiano si prepara a mettere al centro dell’attenzione quasi esclusivamente il voto sul referendum costituzionale. Che soggetti politici istituzionali puntino le loro carte sul risultato del referendum è piuttosto naturale. Lo stesso governo aveva già nei mesi scorsi polarizzato lo scontro politico parlamentare sull’esito referendario con la boutade di Renzi sulle sue dimissioni in caso di sconfitta. Questa prospettiva – seppure nelle ultime settimane minimizzata dallo stesso giovane capo del governo – ha fatto convergere tutta l’opposizione antigovernativa sulle posizioni del No, creando naturalmente confusione e ambiguità. Si sta così delineando uno scontro politico istituzionale le cui prospettive, anche se potrebbero portare ad un cambio di governo, di certo non compendiano un cambio significativo di politiche.
Ora la fibrillazione che si registra nell’ambito della sinistra extraparlamentare e sociale più o meno radicale sul tema del referendum rischia di venire fagocitata in questo calderone dal quale non può che emergere ulteriore confusione, utile ai processi autoritari in corso.
Non c’è dubbio sul fatto che la riforma renziana della Costituzione segna un ulteriore passaggio verso la tendenza accentratrice del potere, tuttavia è dubbio che il semplice respingere questa riforma possa automaticamente invertire la rotta, tanto più che non si possono escludere manovre di potere dietro le quinte. Insomma per quella galassia di partiti attualmente extraparlamentari, movimenti vari e centri sociali che continua ad enfatizzare il ruolo del referendum quale strumento efficace di opposizione sociale il rischio è quello di percorrere un crinale azzardato e per vari motivi. Innanzitutto, quale Costituzione si difenderebbe? Quella che già prevede il pareggio del bilancio, quella delle enunciazioni di principio che in settant’anni non hanno mai trovato concretezza, quella di una democrazia parlamentare oramai defunta?
In secondo luogo per le forze messe in campo è facile rimanere subalterni ai giochi politico-istituzionali che stanno prendendo corpo. Infine il tentativo di legare la difesa della Costituzione a rilevanti questioni sociali – lavoro, distribuzione della ricchezza, immigrazione, difesa dell’ambiente – è piuttosto astratto e frutto di approssimazione più che di una chiara visione dello scontro sociale in atto, che è debole e non può certo essere rianimato da una diffusa antipatia per Renzi, senza un preliminare percorso dei lotte. E proprio dalle lotte in corso bisogna ripartire, con la consapevolezza che, seppure disperse, settoriali, episodiche, per farle crescere non si debbono sovradeterminare dall’esterno. E’ necessario continuare a proporre e a tentare di mettere in campo pratiche di opposizione che, sebbene minoritarie, diano il senso di una trasformazione complessiva della società, di modalità completamente altre che non si possono limitare a riproporre una maggiore giustizia,una maggiore democrazia, una migliore distribuzione delle risorse con gli strumenti degli stati e dei governi: leve fiscali, spese pubbliche, ecc. La posta in gioco è molto più alta, non si tratta di fare aggiustamenti più o meno incisivi, ma di ribaltare gli assetti attuali. Non è certo semplice, ma si deve continuare a farlo.

Angelo Barberi

Pubblicato in Editoriale | Commenti disabilitati su Sarà un autunno caldo o freddo?

Estirpare il CANCRO DELLA GUERRA

In Medio Oriente la diffusione della democrazia, della libertà e della
tolleranza sono ostacolate da tutti gli Stati: Israele, Emirati del Golfo,
Monarchia saudita, Turchia di Erdogan, Siria di Assad, Iran degli
ayatollah. Si tratta di governi autoritari che reprimono e combattono con
la violenza e il terrore ogni protesta, ogni atto di ribellione. Governi
ampiamente sostenuti economicamente e politicamente dagli Stati Uniti
e dal Regno Unito, dalla Russia e dalla Francia, e anche dall’Italia.
Chiunque si impegni in processi di liberazione viene represso nel
sangue sotto il silenzio complice delle potenze dominanti.
Esemplare il caso dei curdi, a lungo massacrati, deportati, arrestati,
eppure oggi gli unici a combattere sul campo l’ISIS e ad averlo più volte
bloccato e sconfitto, liberando territori ove mettono in pratica il
Confederalismo democratico, ovvero una società senza stato basata
sulle libere comuni, sul metodo assembleare, sul rispetto dell’ambiente,
sulla centralità della donna, sull’eguaglianza di tutti, vero modello di
emancipazione per tutti i popoli.
Se i paesi “occidentali” volessero veramente ridurre la violenza
internazionale, dovrebbero rinunciare alle politiche di saccheggio,
guerra e destabilizzazione che conducono nel Medio Oriente, in Africa e
nel resto del mondo. Invece conoscono solo la parola guerra, con
grande giubilo per l’apparato militare industriale, che continua ad
ingrassare, mentre le popolazioni subiscono tagli ai servizi e vessazioni.
L’Italia è l’ottavo paese esportatore di armi al mondo; le spese militari
degli USA superano ogni anno i 610 miliardi di dollari!
Contro la guerra e il terrore degli stati; contro la spirale folle
della violenza senza fine; contro i fanatismi religiosi e
l’ingordigia dei mercanti di armi; contro tutti gli eserciti:
lottiamo per smantellare le basi militari di morte, come il MUOS
di Niscemi, per la smilitarizzazione dei nostri territori; per la
fuoriuscita dalla NATO, l’alleanza che rappresenta una delle
principali fonti di instabilità e di pericolo di guerra nel mondo.

Estirpare il cancro della guerra (volantino FAS in pdf)

Pubblicato in Attività | Commenti disabilitati su Estirpare il CANCRO DELLA GUERRA

Indipendenza siciliana

Torna, quatto quatto, il desiderio di una Sicilia indipendente; ad ogni nuova ondata si scoprono nuovi soggetti e nuove aggregazioni, anche insospettabili, sventolare il bicolore giallo-rosso; tanto da generare qualche legittimo sospetto.
Ma non è questo il luogo per discutere degli indipendentisti vecchi e nuovi, argomento su cui torneremo senz’altro nei prossimi numeri. Vogliamo invece ribadire qual è la posizione di questo giornale in materia.
Anarchici, non siamo interessati alla conquista di nessuno Stato, men che meno di uno Statu Sicilianu, il quale, nell’ipotesi di una sua affermazione, propugnando un diffuso nazionalismo, che pone in primo piano cultura, storia, lingua siciliane, godrebbe di un forte potere mistificante nell’attuare la sua unica e vera missione: garantire il predominio e il privilegio delle classi dominanti.
Rivoluzionari, siamo nemici di ogni dominio di classe, compreso quello di una borghesia (più o meno mafiosa) siciliana. Lo sfruttamento non muta di colore se a sfruttarti siano multinazionali e padroni venuti da fuori, potentati economici colonialisti oppure di stretta etnia sicula. Anche perché, limitandoci ad un discorso prettamente culturale, non crediamo che la borghesia (o la classe al potere) possa rivendicare una cultura siciliana: tutte le borghesie del mondo sono portatrici della medesima cultura del profitto, dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, del capitale come unico valore. Al contrario, le culture subalterne sono forgiate, animate, vissute dalle classi oppresse, le uniche che hanno interesse a scardinare le catene dello sfruttamento e dell’oppressione.
Antiautoritari, non crediamo nelle virtù salvifiche di una nuova classe di rivoluzionari che – una volta conquistato il potere in una Sicilia libera da colonialismi e interferenze esterne – attuino politiche di trasformazione sociale in senso comunista e libertario. Come l’esperienza c’insegna,i poteri “nuovi” e innovativi finiscono sempre in dittature o a vendersi a potenze finanziarie e militari.
Una Sicilia indipendente, pertanto, può solo essere una Sicilia senza Stato e senza esercizio del potere, senza governo e organi autoritari. Una Sicilia autogestita e autogovernata.
La lotta per l’indipendenza, passi per i meandri politico-parlamentari o si affermi attraverso percorsi di lotta rivoluzionaria, è destinata ad abortire anche quando dovesse risultare vincente, se vuole riprodurre in piccolo (su scala isolana) lo schema di uno Stato. Saranno energie sprecate, sacrifici e lutti per costruire un mostro che divorerà i suoi figli in nome dell’interesse sacro della nazione.
In varie aree del mondo dove sono in atto tentativi di cambiamento sociale radicale – Chiapas, Rojava fra tutti – viene messo in discussione lo Stato nazionale, privilegiando progetti che tentano di affermare una società costruita dal basso, attraverso strutture assembleari, autogestione diffusa. La lotta per raggiungere un obiettivo di questo tipo presuppone idee chiare già sull’organizzazione odierna, sui metodi, sulle alleanze, i quali devono essere coerenti con i fini.
Ben venga una lotta di lunga durata che rivendichi il diritto di un popolo ad affermare la propria cultura e tutte le peculiarità legate alla propria vicenda storica; ben venga una lotta che affermi diritto all’autodeterminazione, nel senso libertario di possibilità di progettare modalità di vita sul proprio territorio sganciate dallo sfruttamento, dall’intolleranza, dal patriarcato, dalla distruzione dell’ambiente. Ogni popolo deve poter decidere in autonomia quale tipo di società debba affermarsi sulla propria terra.
Nello stesso tempo sappiamo che nessun tipo di liberazione legata ad un determinato territorio sarà possibile in un mondo globalizzato e condizionato da forti interessi imperialisti e capitalistici: sarà sempre parziale e sotto minaccia; per questo si pone il problema dei collegamenti, della solidarietà internazionale, dell’allargamento del fronte, della diffusione dei propri contenuti, del mutuo appoggio, affinché possa rafforzarsi all’interno rafforzandosi all’esterno, dando contributi e ricevendo contributi.
Senza internazionalismo non vi può essere nessun nazionalismo, sia pure libertario o rivoluzionario. In Sicilia come altrove.
Pippo Gurrieri

Pubblicato in Editoriale | Commenti disabilitati su Indipendenza siciliana

Manifestazione No-triv

Venerdì 10 luglio alle ore 18,3o in piazza San Giovanni a Ragusa manifestazione contro le trivellazioni petrolifere.

 

no triv

 

 

Pubblicato in Attività | Commenti disabilitati su Manifestazione No-triv

PRIMO MAGGIO ANARCHICO 2015

11146675_1078862578797742_5228774322689165755_o

Le origini del Primo Maggio risalgono al 1887, quando a Chicago furono
impiccati 4 anarchici, rei di avere organizzato una manifestazione operaia per la rivendicazione delle otto ore di lavoro. Una provocazione da parte di guardie private e polizia portò all’esplosione di un ordigno, con conseguenze gravissime per i manifestanti. Gli anarchici vennero
ingiustamente incolpati di quel delitto.
Alcuni anni dopo un congresso socialista e operaio mondiale decise di
ricordare “i martiri di Chicago”, dedicando il Primo Maggio alla
rivendicazione internazionale delle otto ore di lavoro e alla lotta per
migliorare le condizioni dei lavoratori.
Per molto tempo il Primo Maggio fu un “giorno maledetto”, vietato e
represso duramente. In molti Paesi i lavoratori scioperavano per onorare la giornata mondiale in ricordo delle vittime di Chicago e per la riduzione
dell’orario di lavoro.
Ma il Primo Maggio venne anche manipolato, in primo luogo dai regimi
comunisti statalisti, che ne fecero una ricorrenza istituzionale, poi
progressivamente anche negli stati capitalisti, che ne fecero la “festa del
lavoro”. Infine anche la Chiesa cattolica ha dedicato a S. Giuseppe
artigiano questa giornata. Il Primo Maggio ha così perso gran parte del suo contenuto rivendicativo ed evocativo per diventare una festa, una
scampagnata.
Gli anarchici in tutto il mondo tengono alta la bandiera del Vero Primo
Maggio organizzando iniziative, o scioperi e altre manifestazioni laddove
questo continua ad essere un “giorno maledetto e pericoloso” per i regimi.
DAL 1989 IL GRUPPO ANARCHICO DI RAGUSA ORGANIZZA IL PRIMO MAGGIO ANARCHICO.
Quest’anno a Ragusa Ibla, in Piazza Pola, un fitto programma vedrà
impegnati non solo gli anarchici e i libertari, ma anche diverse
associazioni e organizzazioni che ritengono questo un giorno di lotta e di impegno sociale.
*Alle ore 16* avrà luogo un dibattito sul tema dei diritti: interverranno
esponenti di associazioni che si battono per l’affermazione di diritti
specifici: gay, coppie di fatto, migranti, sindacati di base, atei,
animali, antimilitaristi e ambientalisti.
*Alle ore 18* il concerto del cantautore Luigi Calvo.
*Alle ore 19* Pippo Gurrieri affronterà, nel comizio, i principali temi di
attualità, dal job act alla lotta NO MUOS, dalle stragi di migranti alla
cementificazione del territorio ragusano e quella che si prepara nel centro
storico.
*Alle ore 21,30* musica progressive con la band ragusana Act City Bad.
Tutto il giorno verranno disposti pannelli controinformativi sull’Expo,
sulla lotta NO MUOS, sul Kurdistan; e verrà diffuso materiale di propaganda.

L’iniziativa è rigorosamente autofinanziata e autorganizzata.

Pubblicato in Attività | Commenti disabilitati su PRIMO MAGGIO ANARCHICO 2015