Nulla di nuovo

Cosa cambia con Renzi alla guida del governo? Non è una domanda adatta agli anarchici, che vedono nei governanti “coloro che hanno la facoltà, in grado più o meno elevato, di servirsi della forza sociale, cioè della forza fisica, intellettuale ed economica di tutti, per obbligare tutti a fare quello che vogliono essi. E questa facoltà costituisce, a parer nostro, il principio governativo, il principio di autorità” (Errico Malatesta, L’Anarchia, 1891). Diventa dunque inutile parlare di Renzi,? Mi auguro di no.
Matteo Renzi, anche rispetto a Enrico Letta, costituisce senza dubbio una punto di forza giovane necessario a ridare energia e freschezza alla macchina governativa, anche attraverso modi e linguaggi apparentemente inusuali; un’operazione di restyling, come si dice adesso, una bella pulizia alla facciata, per eliminarne le scorie, le muffe, le incrostazioni, e farla risplendere ancora meglio di prima.
L’operazione ha quindi molte insidie perché svolta all’insegna del “nuovo che avanza” (i giovani, le donne…); ma per nuovo non può intendersi solo un problema anagrafico o di genere. Perché Renzi sarà giovane, ma vive nella politica praticamente da sempre; incarna le radici democristiane innestate con il berlusconismo e innaffiate di annacquato sinistrismo, liquame refluo del PD. Una sintesi del peggio in circolazione, un segno dei tempi, una forte continuità con il passato.
Dopo quattro giorni di passione per la fiducia al senato e alla camera, preceduti dalle giornate di tempesta della direzione del PD, all’esordio del nuovo governo passa a stragrande maggioranza in senato la proroga delle missioni militari internazionali; l’Italia è distratta, se c’è stato dibattito, si è trattato di pura formalità.
Se qualche sussulto ci sarà, lo avremo su questioni di facciata, quelle che animano le discussioni dal barbiere, ma non ci si aspettino sorprese in materia di azzeramento della riforma Fornero sulle pensioni; di politiche sul lavoro che rilancino l’occupazione, di interventi veri sul Mezzogiorno; di rimessa in discussione dei trattati militari con USA e NATO; di nuovi rapporti di vicinato col Vaticano basati sulla tassazione dei suoi beni e un argine alle sue ingerenze; di svolta in materia di politiche sull’immigrazione; di marcia indietro sulla TAV, ecc.. Su questo e molto altro la linea del nuovo governo è in stretta continuità con quanto stabilito dal FMI, dalla Banca Europea e dai poteri forti nazionali.
Entriamo piuttosto in un periodo in cui le incursioni governative sulle nostre vite, attraverso un uso spregiudicato dei mass media e dei moderni mezzi di comunicazione, saranno più fitte; strada obbligata dopo la lunga notte berlusconiana, resa possibile dal potere mediatico del leader e padrone; ma anche dopo l’irrompere sulla scena della rivoluzione di carta pesta di Grillo e del suo Movimento; che poi, in ambedue queste esperienze ci sia stato e ci sia molto di fascismo e di bolscevismo, questo non comporterà scrupoli per il ducetto toscano, che riuscirà meglio a occultare i fini grazie proprio allo spregiudicato uso dei mezzi.
Un esecutivo forse più insidioso dei precedenti; sicuramente più forte perché maggiormente rappresentativo delle voglie e degli interessi della destra, del centro e di ciò che si fa chiamare sinistra; che compensa i malumori interni al partito democratico con il consenso esterno, da “larghe intese” come si dice adesso; gli sconfitti del PD si devono rassegnare a vivere da minoranze sempre più esigue, mentre la componente democristiana si accinge ad attuare il controllo definitivo e totale del partito.
Ci aspettano scontri forti, perché il decisionismo renziano cercherà di accelerare la soluzione delle contraddizioni in cui si avvinghia la società in maniera autoritaria; per noi anarchici nulla di nuovo sotto il sole, anzi molto di vecchio, a conferma che la nostra posizione, di sostenere percorsi di lotta e resistenza dal basso, nei quali non ci siano governi amici o illusionistiche sbandate elettorali, rimane la più coerente e la più adeguata a costruire e ampliare un fronte anticapitalistico e antistatale portatore di cambiamento vero.

Pippo Gurrieri

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Madrid 22 marzo: comunicati della CNT

22 marzo: Imponente manifestazione autogestita a Madrid con l’adesione di moltissimi comitati e gruppi di base, sindacati libertari e antagonisti (come CNT, CGT…) e molte altre forze. Al termine c’è stata una violenta repressione poliziesca: sono stati sparati proiettili di gomma, centinaia di persone sono rimaste ferite e decine sono state arrestate. Riportiamo alcuni comunicati della CNT (nostra traduzione) 

25 marzo “La CNT desidera esprimere il prorpio appoggio a tutte le persone arrestate il 22 marzo. Respingiamo il tentativo di criminalizzare questo importante giorno di mobilitazione e lotta. Questa volta la classe politica non riuscirà a occultare o indebolire socialmente la manifestazione del 22 marzo, neppure con l’aiuto dei mezzi di comunicazione [...]” (testo integrale completo in castigliano)

22 marzo “Oggi 22 marzo in più di un milione abbiamo portato nella “capitale del regno” il nostro rifiuto e la nostra rabbia verso l’attuale situazione sociale. La CNT ritiene che questa giornata di mobilitazione sia stata portatrice di speranze e che segni un punto di svolta, dato che è stata organizzata al margine di CCOO, UGT [i sindacati consociativi spagnoli] e dei partiti politici e senza copertura mediatica. Il 22 marzo deve essere il punto di partenza di una lotta continua e comune per la difesa dei nostri diritti, contro i tagli, in difesa delle libertà, per denunciare la repressione.

Il nostro passo successivo deve essere il Primo Maggio e, dopo, la costruzione tra tutti di uno scenario di confronto col potere.

Per questo invitiamo tutti i lavoratori che rifiutano e sono delusi dai sindacati ufficiali e il movimento libertario ad unirsi per la costruzione di queste lotte.

Questa mobilitazione è stata oggetto di una evidente censura da parte dei mezzi di comunicazione, che ci hanno così mostrato il loro pluralismo e la loro vocazione all’informazione obiettiva. Queste aziende creatrici di opinione hanno cercato di nascondere l’esistenza di questa lotta. Ma questo non è servito a nulla, dato che  la mobilitazione si è estesa partendo dal basso fino a diventare un fatto indiscutibile, che dà fastidio e preoccupa.

Sicuramente si affanneranno a falsare i fatti e ad occultare le rivendicazioni; mentre metteranno tutto il loro impegno nel dare la parola ai nostri onorevoli politici, perchè ci dicano che questi non sono modi accettabili nè la strada giusta da seguire e per ricordarci quanto siamo cattivi se ci mobilitiamo al di fuori delle loro direttive e farse elettorali

Ci sembra inoltre vergognoso ed opportunista il comportamento di CCOO, UGT, USO [sindacati] e dei collettivi della “Cumbre Social” [organizzazione politica] che si sono infilati all’ultimo momento per salvaguardare il loro ruolo e trarre profitto dagli sforzi e dalle lotte di tutte quelle persone,collettivi ed organizzazioni che hanno lavorato per la riuscita di questa mobilitazione. Curiosa coincidenza l’incontro di questa settimana tra le parti sociali ed il governo: un altro grossolano tentativo di coprire le proprie vergogne, presentarsi come protagonisti e pretendere una legittimità che ormai nessuno riconsce più loro a causa dei loro tradimenti e della loro corruzione. Nè uniti nè separati: sono tutti destinati al fallimento se ci manterremo uniti nella lotta, in piazza. oggi a Madrid si è sentita la voce della classe operaia.

Vogliamo anche esprimere il nostro rifiuto alla militarizzazione di Madrid, con la presenza di centinaia di squadroni anti sommossa, criminalizzando in anticipo una protesta sociale legittima. Temono la nostra voce e vogliono metterci a tacere. Noi abbiamo subito le loro aggressioni e le denunciamo. Non ci fermeranno, rimarremo nelle piazze.

La CNT è stata presente nella manifestazione di oggi con uno spezzone formato da migliaia di militanti e simpatizzanti. Inoltre ha svolto un ruolo importante in varie delle colonne regionali che sono confluite a Madrid. Ringraziamo tutte le persone che ci hanno accompagnato oggi col loro contributo alla lotta.

Per la rinascita della coscienza di classe: appuntamento al Primo Maggio, non nelle urne elettorali !

Solidarietà e mutuo appoggio !

Secretariado Permanente del Comité Confederal de CNT-AIT

testo originale in Castigliano

 

 

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Candidature. Lettera aperta ad Antonio Mazzeo

Caro Antonio
Abbiamo letto la comunicazione con la quale ci fai partecipi della tua scelta di presentarti alle prossime elezioni europee con la lista “L’altra Europa con Alexis Tsipas”.
Per la stima che abbiamo nei tuoi confronti, la lunga amicizia e le tante battaglie condotte in comune, senza scordare la collaborazione editoriale a vari livelli intercorsa, ti scriviamo questa lettera aperta nella quale, con franchezza, vogliamo esprimere tutte le nostre perplessità e contrarietà alla tua decisione.
In Italia a promuovere la lista si sono mossi fior d’intellettuali come Camilleri, Gallino, Flores D’Arcais, la Spinelli, Revelli, Viale; tutta gente nota per le prese di posizione assunte in varie vicende di casa nostra e notoriamente schierata a sinistra, a volte anche “senza se e senza ma”. Avrai notato come questi intellettuali non abbiano ancora speso una parola contro il MUOS; eppure le occasioni non sono mancate e dubitiamo che non ne sappiano nulla, perché altrimenti la cosa sarebbe più grave. Scommettiamo che in campagna elettorale, come una magia, anche il MUOS rientrerà nei loro discorsi?
Da molti anni oramai le pratiche dal basso hanno soppiantato i vecchi schemi di far politica caratterizzati da metodologie autoritarie e gerarchiche, e in modo particolare la ricerca delle scorciatoie istituzionali è diventata sempre più marginale, anche se in alcun casi ha convissuto e convive con la vita dei movimenti. In genere però le pratiche elettorali hanno una funzione oggettivamente soporifera verso le lotte, ne assorbono energie, le indeboliscono.
I movimenti di resistenza e di lotta sparsi per l’Europa rappresentano una realtà di grandi fermenti che uniscono l’Europa dei popoli attraverso pratiche in netta contrapposizione agli Stati e alle politiche transnazionali che questi perseguono: dalle grandi opere alla questione immigrazione, dalle centrali nucleari alla guerra e al militarismo, dall’emarginazione sociale e urbana agli effetti dirompenti della crisi sulla classe lavoratrice e i ceti più deboli. Se questa è l’Europa dei popoli, essa non ha nulla a che spartire con l’Europa degli Stati e del capitale, quella che ha i suoi centri nevralgici nei palazzi e nelle loro varie dependances; quella che a maggio rinnova i propri organi parassitari parlamentari e prosegue col suo teatrino democratico che non ha scalfito ne scalfirà mai le ingiustizie sociali, perché ne è causa tra le cause.
Anche i progetti più ambiziosi di cambiamento dall’alto, attraverso cioè l’azione di un eventuale governo d’Europa in mano alla sinistra sinistra, non potranno fare a meno di un accordo con i poteri finanziari e militari per calare provvedimenti che, a quel punto, saranno sempre e solo trasfusioni di sangue per il proletariato affinché le varie sanguisughe statali a capitalistiche possano continuare ad esercitare il loro potere.
L’esperienza, anche nel nostro giovane movimento NO MUOS – ma noi siamo già abbastanza “vecchi” per poter volgere lo sguardo verso tante altre storie – ci ricorda come le elezioni siano sempre state portatrici di divisioni e di scompiglio nei movimenti; che ogni lista, mentre si propone di unire, aggregare, ricomporre (tu scrivi di “ricostruire una sinistra radicale, antiliberista, antimilitarista, ecologista e pacifista”), di fatto, divide, scompone, disgrega e crea fratture per sanare le quali occorreranno molti anni.
Non ti scriviamo per convincerti dell’erroneità della tua scelta; sarebbe un torto alla tua intelligenza; sappiamo che sei sempre stato un sincero democratico, e come tale, hai sempre lasciato aperta la porta dell’avventura elettorale, sia in ambito locale (vedi candidatura di Accorinti a Messina) che in ambito più generale. Però ti vogliamo soltanto far notare come essa apporterà confusione nei movimenti; introdurrà elementi di discordia; darà spazio all’irruzione di soggetti che hanno brillato per la loro passività e parassitività, e che da questo momento, e fino al 25 di maggio, ogni tuo intervento militante, conferenza, presentazione di libro, sarà visto a tutti gli effetti come campagna elettorale, e pertanto spogliato di quella genuinità e spontaneità che aveva caratterizzato sino ad ora la tua importantissima presenza in questo come in altri movimenti.
Noi siamo astensionisti, ma siamo, soprattutto, per l’azione diretta; rifiutiamo, cioè, la delega, che in politica e nella lotta (di classe, popolare, di base, ecc.) ha sempre fatto molto danno. Essere astensionisti non è tanto avere il tabù delle elezioni, quasi come un feticcio pesante e ingombrante, quanto rifiutare una visione gerarchica delle relazioni sociali, per una scelta che fa della partecipazione in prima persona una ragione di vita. Non si tratta di slogans, perché tu sai meglio di noi quanto difficile sia nella pratica quotidiana affermare questa metodologia e questa idea di libertà; ma anche sbagliando, anche scazzandoci, si percorrono pur sempre sentieri che vanno nella direzione opposta rispetto a quelli della delega e del parlamentarismo.
Nell’augurarti buon viaggio, ti salutiamo ricordandoti che quando si viaggia è importante non solo il fine, ma anche il mezzo; se il mezzo è sbagliato, si rischia di arrivare da tutt’altra parte, o di non arrivare affatto.

La redazione di Sicilia libertaria

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Comunicato della AWU ucraina sull’intervento russo

Il 27 Febbraio 2014, gli sciovinisti pro-Russi di Crimea, supportati dalla polizia antisommossa Berkut e dalla Flotta Russa del Mar Nero, hanno messo a segno un colpo di stato militare in Crimea. Fin da ora è ovvio che il governo del movimento “Unità Russa” guidato da Aksionov non è niente di più che una marionetta del regime del Cremlino.
Non ci riguarda l’integrità territoriale dell’Ucraina e l’inviolabilità dei suoi confini come valore, noi siamo contro la violenta “pacificazione” della Crimea, ma pensiamo che lo status della Crimea debba essere definito tenendo conto dell’opinione della minoranza tatara di Crimea.
Gli ultimi eventi mostrano che Putin non si limiterà all’annessione della Crimea. L’obiettivo del regime imperialista del Cremlino è estendere le pratiche russe a tutto il territorio dell’Ucraina.
In questo modo il regime russo dà prova di essere la principale minaccia agli interessi del proletariato nell’area post-sovietica.
Noi siamo oppositori della guerra e del militarismo. Ma pensiamo che in questa situazione i proletari coscienti non possono contare su nessuno, se non su loro stessi.
Non è neanche in discussione aspettare il “soccorso” della NATO. I politici nazionalisti ucraini possono solo organizzare la difesa di una parte di territorio al massimo. La guerra potrà essere evitata solo se i proletari di tutti i paesi, primi e innanzitutto ucraini e russi, insieme fanno fronte contro il regime criminale di Putin.
L’azione unita del proletariato ucraino e russo e di tutte le forze democratiche che metteranno fine al regime di Putin, significherà anche la fine dell’attuale regime neoliberista e nazionalista in Ucraina.
Mentre per la sinistra e gli anarchici occidentali è venuto davvero il momento di tagliare i legami con il cosiddetto “anti-imperialismo” che arriva a supportare il regime di Putin contro gli Stati Uniti.
Nessuna guerra tra le nazioni, nessuna pace tra le classi!

Autonomous Workers Union
02.03.2014

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La FAS a sostegno di NO MUOS

La Federazione Anarchica Siciliana sostiene con forza le prossime scadenze del movimento NO MUOS.

Il 22 febbraio a Caltanissetta, in occasione della giornata nazionale promossa dal movimento NO TAV, per sottolineare la fraterna solidarietà che unisce i movimenti di lotta territoriali di fronte al duro attacco repressivo che vede centinaia di attivisti denunciati, multati, e altri attualmente detenuti.

La decisione del governo degli Stati Uniti di imporre il MUOS a Niscemi con la complicità servile dei governi nazionale e regionale, ha trovato la coraggiosa opposizione di centinaia di attivisti e di folti gruppi di popolazione che con blocchi stradali, manifestazioni, occupazioni, azioni dirette hanno reagito colpo su colpo all’aggressione al loro territorio, alla loro salute e alle scelte di guerra che si accaniscono contro una Sicilia destinata a fungere da portaerei naturale al centro del Mediterraneo.

Puntualmente la congiura repressiva ha colpito questa lotta, sperando così di spegnerla. Ma la legalità dei tribunali, della polizia, delle carceri, degli eserciti, dei governi non potrà mai riuscire ad avere la meglio sulla legittimità della lotta contro le devastazioni ambientali, contro gli strumenti di morte, contro il militarismo e l’imperialismo degli stati.

Anche dopo il completamento del MUOS, che ora più che mai minaccia la vita delle popolazioni siciliane, come quelle dei popoli sottoposti alle guerre dell’imperialismo statunitense, la resistenza continua,

Noi anarchici non ci facciamo illusioni sulle scorciatoie legalitarie e sulle vittorie giudiziarie: la risposta alle strategie statali, al servilismo filoamericano e al militarismo USA dev’essere data attraverso la mobilitazione costante e l’azione diretta popolare, che vanno costruite giorno dopo giorno con l’obiettivo di liberare Niscemi, la Sicilia e il Mondo dal capitalismo, dagli Stati e dal loro peggior prodotto: la guerra.

Il 1° marzo a Niscemi ancora un’altra occasione per dimostrare che questa lotta non si ferma, che hanno fatto male i loro conti, che la resistenza si farà sempre più attiva fino a quando non smantelleranno il MUOS, la base NRTF con le sue mortali 46 antenne, e non si avvierà la smilitarizzazione del territorio siciliano.

Claudio, Chiara, Mattia, Nicolò Liberi!

Federazione Anarchica Siciliana

21-2-2014

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Ripartire da Lampedusa

Nei giorni 31 gennaio e 1 e 2 febbraio Lampedusa è stata teatro della conferenza tra organizzazioni, associazioni, comitati e gruppi italiani e internazionali, che si occupano di immigrazione; scopo dell’iniziativa era – come abbiamo scritto sullo scorso numero – la definizione della “Carta di Lampedusa”, un documento programmatico contenente le linee guida di un impegno improntato a idee e pratiche di giustizia, libertà, eguaglianza, internazionalismo. Nella premessa si dichiara che la “Carta” non rappresenta né una proposta di legge né una richiesta agli stati e ai governi, ma un programma di lotta per l’affermazione di un “diritto dal basso”.

Il documento è una sorta di riepilogo e riordino di quelli che sono stati e sono gli aspetti che più caratterizzano l’opposizione internazionale alle leggi liberticide e xenofobe, discriminanti e oppressive, complici dei genocidi e fautrici di stragi e drammi interminabili, e come tale è pienamente sottoscrivibile. I punti, in dettaglio, riguardano la libertà di movimento, la libertà di scelta, la libertà di restare, la libertà di costruzione e realizzazione del proprio progetto di vita in caso di necessità di movimento, la libertà personale, la libertà di resistenza. La prima parte della “Carta” affronta il significato di queste “libertà”, mentre la seconda sviluppa ogni punto in una chiara rivendicazione, in obiettivi da perseguire, in una piattaforma di lotta internazionale. Vi si trova la smilitarizzazione dei confini, l’abolizione di tutte le operazioni legate alla militarizzazione dei territori e al controllo delle frontiere, e la riconversione delle risorse verso l’arrivo garantito ai migranti per necessità; vi si ribadisce un chiaro no a Eurosur, Frontex, ma anche a Sigonella, base di transito dei reparti militari USA specializzati nell’addestramento delle polizie e degli eserciti dei vari regimi africani, ed anche al MUOS di Niscemi, strumento per la guida dei droni ed il controllo dei mezzi militari, fra cui quelli impiegati in funzione anti immigrati. Vi si elencano i diritti “non negoziabili”, quali il diritto all’abitare, all’istruzione, ad un lavoro non soggetto a sfruttamento, alla cittadinanza, a costituire nuclei familiari e unioni di fatto, ecc.; si ribadisce l’abrogazione del reato di ingresso irregolare e di ogni norma che limiti le libertà elencate, e l’abrogazione dell’istituto di detenzione amministrativa e di tutti i centri di detenzione comunque denominati.

La “Carta di Lampedusa” rappresenterà un vero salto di qualità nell’impegno a favore di politiche di accoglienza sganciate da logiche emergenziali, razziste e militariste e da necessità produttive del capitalismo, nella misura in cui le pratiche dal basso di solidarietà e di impegno a favore della libertà dei migranti quale tassello fondamentale della libertà di tutti, troveranno coesione, forza e capacità di espandersi e imporre questa diversa visione e le soluzioni in essa prospettate.

Certamente richiedere tali garanzie per i migranti non può far dimenticare le cause che provocano questo tipo di emigrazione per necessità di sostentamento o per guerre e dittature, e quindi il nesso strettissimo tra la lotta antirazzista nel suo complesso e la più generale battaglia anticapitalista, antimilitarista e antistatale; il legame causa-effetto è imprescindibile per qualsiasi approccio che voglia realmente portare sino in fondo questo tipo di lotta; e fondamentale resta il metodo “dal basso”.

Pippo Gurrieri

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BUONGIORNO SICILIA

SABATO 22 FEBBRAIO, ORE 9,30, CALTANISSETTA

MANIFESTAZIONE NO MUOS

IN OCCASIONE DELLA MOBILITSAZIONE NAZIONALE CONTRO LA REPRESSIONE DEI MOVIMENTI DI RESISTENZA E DI LOTTA.

CONCENTRAMENTO IN PIAZZA FALCONE-BORSELLINO

 

SABATO 1 MARZO, ORE 14,30, NISCEMI

MANIFESTAZIONE NAZIONALE NO MUOS

CONCENTRAMENTO CONTRADA PISCIOTTO (INGRESSO AREA ATTREZZATA SUGHERETA), ARRIVO CANCELLO 4 (NEI PRESSI BASE MUOS)

 

BUONGIORNO SICILIA

Tra il 24 e il 26 gennaio sono state montate le parabole del MUOS, sotto lo sguardo vigile ma impotente degli attivisti, che hanno monitorato, controllato, documentato i lavori al cantiere senza poter intervenire per ostacolarli, se non in maniera limitata e insufficiente. I tentativi di intercettare i mezzi delle ditte sono andati a vuoto. L’appello a una mobilitazione straordinaria per la giornata del 25, benché sia stato accolto da numerosi militanti, non ha portato in contrada Ulmo un numero adeguato di persone tale da poter attivare azioni di contrasto dei lavori in corso. L’appello della mattina rivolto alla popolazione non ha sortito l’effetto sperato; lo stesso è accaduto nel pomeriggio, in seguito all’incatenamento di due compagni al cancello n.1 della base americana: lo speakeraggio in città non ha smosso i niscemesi. Da soli, gli attivisti accorsi, nonostante la rabbia in corpo, non sono stati in grado di reggere la situazione.

Adesso possiamo dire che il MUOS è stato completato e si è entrati nella fase delle prove tecniche e degli annunciati rilevamenti delle sue emissioni; si chiude il cerchio mondiale della rete MUOS che già nel 2015 potrebbe entrare in pieno funzionamento.

Cosa cambia nella strategia della lotta del movimento NO MUOS?

A dire il vero poco, per quanto non va sottovalutato l’impatto psicologico negativo provocato dall’innalzamento delle tre parabole. Ma dal punto di vista dell’obiettivo di impedire la costruzione del MUOS cambia davvero poco: i lavori procedono da oltre due anni; se lo si fosse potuto bloccare un anno fa o sei mesi fa, avrebbero già dovuto smantellare quanto di costruito e assemblato; adesso c’è solo da smantellare di più.

Certamente l’impatto psicologico è notevole; non sono nemmeno rari i casi di tutte quelle cassandre che ieri hanno remato contro la lotta (magari in maniera subdola) e adesso sostengono che non c’è più niente da fare. Per quella fetta di popolazione che veniva al presidio, quella che ha animato le manifestazioni, lo sciopero generale, l’invasione della base del 9 agosto e in parte anche i blocchi stradali, il completamento del MUOS ha avuto lo stesso effetto di un pugno allo stomaco – come ha detto benissimo un attivista a una recente assemblea – e bisogna dare il tempo che l’effetto finisca e si torni a respirare regolarmente. Del resto i problemi, sin’ora ipotizzati, sugli effetti nefasti della struttura sulla salute delle persone e sull’ambiente cominceranno proprio adesso, con il suo funzionamento, sommandosi a quelli delle 46 antenne NRTF; se prima erano gli allarmi a scuotere le coscienze, adesso che ci troviamo in piena emergenza, dovrebbe corrispondere una maggiore partecipazione. E’ solo questione di tempo.

Anche all’epoca della lotta di Comiso il completamento dei lavori alla base NATO e l’arrivo degli euromissili, dopo tre anni di intensa mobilitazione, comportò un diffuso senso di impotenza; ma proprio Comiso ci dimostra che le basi, così come vengono costruite possono essere smantellate, non importa per quali motivi, se per un freno alla costosa corsa agli armamenti o per mutamento di strategie belliche o per la forte pressione popolare.

Il pesante clima repressivo che ha avvolto il movimento, guarda caso in coincidenza con il completamento dei lavori, ha senza alcun dubbio creato qualche defezione e più d’un ripensamento rappresentando un deterrente per la popolazione, che ha dovuto mettere sul piatto della bilancia di un suo maggiore coinvolgimento, anche il peso dei rischi connessi a denunce, multe, ecc. E costringere il movimento e chi lo segue e vi simpatizza, all’angolo, alla difesa, è senza dubbio uno degli obiettivi del governo italiano, per liquidare la fastidiosa resistente, a tratti tanto intensa da aver rischiato di mettere veramente in discussione il progetto MUOS.

Si tratta dunque di attrezzarsi per un lavoro lungo e paziente; un lavoro che non si gioca tutto in una singola iniziativa particolarmente incisiva ma in una strategia di pressione costante che deve rafforzare l’opposizione al MUOS a vari livelli: a Niscemi in primo luogo, perché questa è la “trincea” della lotta, ma contemporaneamente in tante altre località, dove è rimasta appannaggio di minoranze e non è diventata di massa; l’intera isola deve protestare contro il progetto infame, scendere in piazza in maniera corale, contagiare le altre regioni, contribuire allo sviluppo di un movimento contro il MUOS a livello nazionale. Perché questo è stato il limite che ha permesso – o almeno facilitato – il completamento dei lavori: il mancato sviluppo di un movimento di massa diffuso su tutto il territorio nazionale e in grado di mettere in discussione le servili relazioni tra governo italiano e governo degli Stati Uniti. Come si costruisce un tale movimento? Innanzitutto superando i ritardi con cui tanti (soggetti e movimenti) si sono avvicinati a questo problema; ritardi incomprensibili se si pensa alle mobilitazioni pacifiste degli anni scorsi contro le guerre, assolutamente scomparse in questi due anni di lotta contro il MUOS, ancora oggi erroneamente percepita come una questione siciliana o peggio niscemese. Gli attivisti, i compagni, che hanno girato l’Italia per far conoscere la reale portata del progetto militare americano dovranno moltiplicare i loro sforzi in questo senso. Questa lotta non si vince senza una sua estensione nazionale e senza un  suo radicamento eccezionale sul piano locale. Tanto è il lavoro da fare e non c’è tempo per polemiche sterili e senso d’impotenza. Non vanno trascurati momenti, occasioni, appuntamenti istituzionali, partitici, sindacali, per contestare, attaccare, costruire consensi attorno al movimento e denunciare le responsabilità della classe politica siciliana in primo luogo, nel via libera ai lavori di costruzione dell’impianto di Niscemi. Non vanno trascurati nemmeno i complici del governo americano che a vario titolo hanno contribuito al dispiegarsi del progetto e alla sua realizzazione: sono tanti, e sono diffusi su tutto il territorio, e rappresentano dei micro obiettivi di una lotta dal basso che deve denunciarli e combatterli perché la loro responsabilità non è da meno di quella dei governi e delle forze armate coinvolte nella faccenda.

Il movimento NO MUOS ha un’agenda piena di appuntamenti, i principali dei quali sono la manifestazione contro la repressione del 22 febbraio a Caltanissetta e la manifestazione nazionale di Niscemi dell’1 marzo; il 22 si scende in piazza rispondendo all’appello del movimento NO TAV, soggetto a un pesante clima repressivo che usa gli articoli 280 e 280 bis del codice penale (reati di terrorismo) per arginare la lotta popolare e le azioni degli attivisti, e che il 13 gennaio ha visto l’arresto di quattro compagni anarchici. Il 27 marzo ci sarà una importante udienza del TAR sui ricorsi contro la riconcessione delle autorizzazioni da parte della Regione siciliana, scadenza questa che giunge con le parabole montate, ma che – nel quadro di una mobilitazione che proseguirà senza sosta – può rappresentare un altro occasione per far esplodere le contraddizione istituzionali, anch’esse utili e naturalmente non sostitutive della lotta dal basso.

Il movimento sta tentando di estendere la propria presenza su tutti quei temi che fanno da contorno alla lotta NO MUOS, come la questione migranti e la chiusura dei centri di detenzione e falsa accoglienza, e il processo di militarizzazione crescente del territorio siciliano, con il potenziamento del ruolo della base di Sigonella, l’uso dei droni, le campagne di addestramento sulle nostre coste; ma ha anche abbracciato problemi come quello della chiusura dell’ospedale di Niscemi, portando in piazza, su appello del comitato NO MUOS, migliaia di persone. Anche queste sono condizioni tra le tante per dare solidità alla resistenza contro l’invasione americana, per dare una boccata di ottimismo a quanti sono vittime dello sconforto, e rafforzare la fiducia in chi si è battuto con tutte le proprie forze in questi anni.

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Solidarietà della FAS agli occupanti del Teatro Pinelli di Messina

La mattina del 19 gennaio è stato sgomberato dalle forze dell’ordine il Teatro Pinelli Occupato situato nel plesso della Ex Casa del Portuale a Messina. Questo è il secondo sgombero nel giro di un anno che gli occupanti del Teatro Pinelli hanno dovuto subire. Prontamente in serata, per manifestare il loro disappunto, gli attivisti del Teatro Pinelli hanno occupato il Teatro Vittorio Emanuele.

La Federazione Anarchica Siciliana ha seguito con grande interesse l’esperienza di occupazione messinese e la sua sperimentazione di pratiche come l’autogestione e l’azione diretta; così come è a noi cara la memoria dell’anarchico Pinelli a cui è stato dedicato il nome delle varie occupazioni. Non possiamo quindi non essere solidali con gli occupanti sgomberati e denunciati con vari e assurdi capi di imputazione che considerano un reato l’aver autoprodotto liberamente cultura al di fuori della asfissiante maglia istituzionale. Inoltre, proprio durante lo sgombero ad alcuni degli occupanti sono state addirittura notificate delle denunce riguardo alla lotta NO MUOS a Niscemi, contesto nel quale ci siamo ritrovati più volte a collaborare per conseguire l’obiettivo della smilitarizzazione della nostra isola.

Dietro lo sgombero del Teatro Pinelli s’intravede un disegno repressivo più grande ai danni di una cultura che tenta di resistere e di autogestirsi dal basso, costruendo con grande coraggio percorsi alternativi, di aggregazione, di autoproduzione, di autoformazione e di lotta.

Da anarchici riteniamo che sia le fabbriche che i teatri andrebbero occupati e autogestiti liberando così senza compromessi quel potenziale umano che le “crisi” costruite a tavolino dai padroni tentano di asservire e svilire.

Federazione Anarchica Siciliana

21-1-2014

 

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2014

Tempo di auguri, ma più che altro, tempo di ipocrisia. L’inizio di un nuovo anno è l’occasione per fare dei bilanci, e mai come ora il bilancio per milioni di persone è drammatico.

La crisi economica, di cui si annuncia da tempo l’imminente fine, è lo specchio della società divisa in classi in cui una minoranza si arricchisce sempre di più speculando sulle disgrazie imposte alla maggioranza. La crisi è il trionfo del neoliberismo, l’apoteosi del capitalismo, con le classi subalterne, che aspiravano a un cambiamento radicale, o quantomeno a dei sostanziali miglioramenti delle proprie condizioni, in ginocchio a constatare il ridimensionamento delle proprie aspirazioni e dei propri diritti.

Il 50% dei giovani non ha un lavoro; nel Sud questa percentuale sale vertiginosamente; una società intera è sotto sequestro da parte del clientelismo e della corruzione dilagante, via selvaggia all’arricchimento per pochi e all’abbattimento delle barriere giuridiche, legali e spesso anche morali che regolavano bene o male i rapporti sociali.

Una pletora di caporali, preti, burocrati, politici riciclati, nel ruolo di filantropi e senzali, sguazzano nel pantano puzzolente di una società della sopravvivenza, appena malcelata dietro le vetrine dei centri commerciali e sotto le luminarie delle strade bardate a festa.

E’ vero, tutto questo convive con i nuovi orientamenti sui consumi, e non è raro incontrare il disoccupato con l’i-phone, meschina conquista, nuova droga per sopportare – e magari non vedere – il baratro in cui viene cacciata una intera generazione: la sua.

Dietro la nuova categoria degli “scoraggiati” ci sono quelli che si sono rassegnati e si adagiano sulla passività e la delega, nella speranza che un politico di turno o una vincita miracolosa ad uno dei tantissimi giochi d’azzardo legalizzati, possa cambiare la propria, e solo la propria, vita. Trasformarli in incazzati non è facile.

Prato, con il selvaggio west cinese, non è un’eccezione: c’è il Veneto dell’ex boom economico, c’è tutta l’agricoltura del Mezzogiorno che va avanti con il supersfruttamento di milioni di invisibili che innaffiano con le loro gocce di sudore i carciofi, le arance, le olive che mangiamo. Sempre più donne italiane a fanno le badanti al posto delle rumene; le condizioni di lavoro sono sempre più cinesi anche nelle fabbrichette italiane; la cinesizzazione del lavoro è l’obiettivo di padroni e governo, senza nessuno che debba protestare, senza sindacati che richiedano l’applicazione dei contratti, anzi, senza più contratti che non siano quelli pattuiti a livello personale tra i cani da guardia dei padroni e la massa di sfruttati che bussa alla loro porta.

Quel che non hanno capito i “forconi” è che non è più questione di leggi elettorali, di applicazione della costituzione, di euro, di tasse inique: il problema è il capitalismo, è l’assetto insostenibile di questa società, è quindi la soluzione sta nel riuscire a saldare il malessere diffuso non con chi rimpiange i bei tempi del berlusconismo rampante, dell’evasione possibile perchè i soldi giravano, o addirittura con chi propugna regimi dittatoriali che impongano militarmente l’ordine sociale, ma con i movimenti di lotta territoriali, con le resistenze diffuse, dalla valle Susa alla terra dei fuochi, da Niscemi alla Sardegna, dalle periferie devastate dalla criminalità e dalle speculazioni edilizie, alle campagne divenute il campo di battaglia tra contadini e orchi delle multinazionali, per andare a fondo delle cause del malessere sociale e dello sfruttamento. Per questo hanno fallito.

Andava, e va, innalzato non solo il livello dello scontro – cosa necessaria – ma anche quello degli obiettivi: lavorare meno / lavorare tutti; paghi chi non ha mai pagato; reddito minimo garantito; blocco degli sfratti; espropriazione delle grandi ricchezze; riappropriazione dei bisogni, degli spazi (abitativi, sociali, culturali); istruzione seria e utile per tutti; servizi efficienti e gratuiti sganciati dalle logiche liberiste del profitto…

Il 2014 ricorre un anniversario importante: 200 anni fa, il 30 maggio 1814, nel piccolo villaggio russo di Prjamuchino, presso Tver’, nasceva un bambino di nome Michail Aleksandrovic Bakunin. Quello che questo bimbo, diventato adulto, ci ha lasciato come pensiero e come insegnamento, è ancora oggi di fondamentale aiuto per ritentare di rialzare la testa, senza farsi coinvolgere nei tanti errori del passato, di cui ancora paghiamo le conseguenze.

Pippo Gurrieri

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LA REPRESSIONE NON FERMERA’ LA LOTTA

Comunicato stampa della Federazione Anarchica Siciliana
LA REPRESSIONE NON FERMERA’ LA LOTTA

Una nuova ondata di avvisi di garanzia sta colpendo decine di attivisti NO MUOS di varie località siciliane;  viene contestata la violazione dell’art.682 del codice penale, ovvero l’introduzione arbitraria in sito di interesse militare per lo Stato. I fatti sono quelli del  9 agosto, quando, a conclusione di un manifestazione alla Sughereta di Niscemi, circa 1500 manifestanti si introdussero all’interno della base della Marina militare degli Stati Uniti d’America.
Questo è l’ultimo atto di una lunghissima serie di episodi repressivi che hanno colpito il movimento NO MUOS allo scopo di intimidire gli attivisti e di lanciare segnali minacciosi verso la popolazione che ha manifestato e manifesta pieno sostegno alla lotta contro la costruzione dell’eco-MUOStro e per lo smantellamento delle 46 antenne della base NRTF n.8.
Chi militarizza il territorio, chi costruisce impianti al servizio delle nuove guerre tecnologiche degli Stati Uniti; chi attenta quotidianamente e da 22 anni alla salute della popolazione del circondario e all’ambiente, con un bombardamento elettromagnetico senza precedenti, diventa il soggetto da difendere da parte di una Magistratura e di organi dello Stato, contro coloro che si battono per la smilitarizzazione del territorio siciliano, contro le guerre, a difesa della salute e dell’ambiente.
Se lottare a Niscemi e altrove contro il MUOS e contro ogni progetto di guerra e di devastazione del territorio e di chi ci vive, vuol dire essere colpevoli, vuol dire aver commesso e commettere dei reati, allora noi rivendichiamo questa colpevolezza e il reato di aver osato sfidare l’impero americano e i suoi amici e servi.
Solidarizziamo con gli attivisti NO M UOS colpiti dalla repressione; fra essi – non a caso – diversi sono militanti anarchici e della FAS; ribadiamo la giustezza e la necessità della resistenza popolare; facciamo appello ad una prima importante risposta da dare il 22 febbraio, in occasione della giornata nazionale di lotta contro la repressione dei movimenti territoriali proposta dal movimento NO TAV, con la partecipazione alla manifestazione NO MUOS di Caltanissetta e il presidio davanti alla locale Prefettura.
La repressione non fermerà la lotta.
NO MUOS ora e sempre!

Federazione Anarchica Siciliana

17-1-2014

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