Siamo qui

Cosa spinge un pugno di scalmanati a continuare a redigere otto pagine di un giornale cartaceo a quarant’anni esatti dall’uscita del primo numero? Nonostante l’avvento dell’on-line, l’età che avanza, la precarietà che corrode i redditi e limita gli abbonamenti, la crisi della militanza e tante altre cose che dovrebbero scoraggiare simili folli imprese?
Cosa induce una redazione minuscola e sparpagliata a progettare ogni mese un numero nuovo, a inventarsi una pagina di sole immagini, e altre sette di lettura critica dei fatti quotidiani, di cronaca, di analisi, di cultura, di battaglie?
Ebbene, le risposte sono semplici. In primo luogo il continuare a credere in una comunicazione che è anche relazione, contatto, confronto, sguardo. Credere nel valore della propaganda: la diffusione, umile ma orgogliosa e costante, di idee, programmi, proposte, critiche, e nello stesso tempo fatto concreto, come può esserlo il giornale stesso, o, ancor di più l’esempio di una vita militante frutto di una scelta volontaria, vissuta da quel particolare punto di vista rappresentato dal sentirsi e dal cercare di essere, nei limiti del possibile e contro ogni ostacolo o avversità, anarchici.
Questo giornale, fragile nella sua robustezza economica, ma forte in virtù delle energie che ad esso si dedicano e di quelle che ha saputo stimolare, ha narrato per quarant’anni fatti e misfatti del potere; ha cercato di mantenere la bussola verso una prospettiva libertaria davanti ai numerosi tentativi di spacciare per prospettive di liberazione ed emancipazione delle banali ricerche di potere o di improbabili scorciatoie per risolvere la questione sociale all’insegna del cinico ma perdente detto che il fine giustifica i mezzi.
Noi siamo ancora qui, a raccontare che “non ci sono poteri buoni”, e come tante storie siano finite male quando han cercato di cambiare il potere”, e dei tanti sogni che hanno lasciato il posto alle delusioni o – peggio ancora – ai più opportunistici adattamenti, tradendo gli intenti iniziali cui pure avevamo dato, sebbene criticamente, un certo credito e il beneficio della buona fede.
Siamo stati al nostro posto, non certo comodo, molto spesso in prima fila nelle lotte di ogni tipo, e grazie a questo oggi possiamo insistere nel ribadire che i sogni non possono né devono finire ammaestrati dalla realtà, cioè dallo squallore e dallo spettacolo quotidiano di una società crudele, ma devono espandersi, contagiare, trasformare questa realtà. O almeno, devono provare a farlo.
E cos’è un giornale che nasce nel gennaio del 1977, e nel gennaio del 2017 continua a narrare e a propagandare la giusta sovversione contro le follie del militarismo, contro lo schifo del razzismo, contro il cinismo dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, e dell’uomo sull’ambiente, se non esso stesso parte di questo sogno e di questa utopia che dimostra la forza e il coraggio delle idee di autogoverno, di partecipazione dal basso, di azione diretta, di libertà che oggi rinascono nelle rivolte, nelle sommosse, nei movimenti, nelle sperimentazioni in atto ai quattro angoli del Mondo, e rappresentano il futuro concreto e più attuale che mai per milioni di individui?
Senza escludere le altre forme oggi possibili di fare propaganda e comunicAzione libertaria, dal sito web alla pagina Facebook, dall’abbonamento al pdf piuttosto che al cartaceo, Sicilia libertaria ritiene di avere un grande ruolo da svolgere; ritiene che a un corteo a Niscemi o a un blocco ai cancelli del MUOS, così come a una manifestazione di lavoratori precari o di disoccupati, a una mostra di artisti senza padroni né padrini, fare circolare un giornale anarchico sia ancora un fatto importante, spesso fondamentale; mettere in mano a una persona una copia del giornale è dargli un pegno, passargli un testimone, aprirgli un mondo in cui la relazione politica, che è anche umana e tale vuole restare, è fondamentale, necessaria, indispensabile.
Ecco la semplice risposta alla domanda iniziale; ecco perché siamo ancora al nostro posto, noi folli e giusti, come scriveva Giovanni Marini, a progettare un futuro libertario, mese dopo mese, anzi, minuto dopo minuto, nella nostra terra e nell’Internazionale che verrà.
Pippo Gurrieri

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I 40 anni di Sicilia libertaria

In questo mese di gennaio Sicilia libertaria compie 40 anni; il primo numero è infatti uscito nel gennaio del 1977.
Il numero 368 (gennaio 2017) conterrà una pagina speciale ed altri interventi più una tavola del pittore Guglielmo Manenti in ultima pagina, relativi all’anniversario.
La redazione, con il contributo dell’Archivio Storico degli Anarchici Siciliani e della Federazione Anarchica Siciliana, organizza, inoltre, tre iniziative, rispettivamente a Palermo il 22 gennaio (Teatro Nuovo Montevergini), a Catania il 26 gennaio (Teatro Coppola) e a Ragusa il 27 gennaio (Centro Servizi Culturali).
In queste occasioni i redattori del giornale incontreranno lettori e collaboratori affrontando insieme tutte le problematiche connesse alla vita e al ruolo del giornale.
Seguirà la presentazione della mostra “I giornali anarchici e libertari siciliani dalle origini ai nostri giorni” con letture di brani e proiezione video a cura dell’A. S. A. S.
Dopo aperitivi e/o cene sociali, si esibirà il gruppo sassarese Ificrate & i suoi Peltasti, con un repertorio di canzoni di lotta che va dall’Unità d’Italia ad oggi.
Per informazioni scrivere a info@sicilialibertaria.it

Ificrate e i suoi peltasti

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40° di Sicilia libertaria a Ragusa

Ti invitiamo venerdì 27 al 40° di Sicilia libertaria, presso il Centro Servizi Culturali, via Diaz 56 a Ragusa, a partire dalle ore 17,30.

Locandina 40 anni Sicilia Libertaria

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FRANCO: UN UOMO LIBERO. Nel decimo anniversario della scomparsa di Franco Leggio

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Cu vincìu?

L’euforia regna sovrana ancor più della sovranità ritrovata, come alcuni entusiasti continuano a definire il risultato referendario del 4 dicembre: “il popolo sovrano stoppa la manovra reazionaria; si apre una prospettiva di nuova unità a sinistra; è il momento di attuare la costituzione, una volta salvata dalla sciagurata riforma Renzi”. In realtà la palla torna a centro campo e possiamo tranquillamente proseguire con i frutti amari di questa repubblica democratica antifascista con la più bella costituzione: militarizzazione e guerra, lavoro infame e non lavoro, emigrazione, razzismo, femminicidio, clericalismo…
Sul piano nazionale un’astensione al 31,52% ci indica che i No sono stati il 41% dei votanti e i Si il 27%; al Sud le cifre cambiano; in Sicilia, ad esempio, con l’astensione al 44%, il No corrisponde al 39% dei votanti mentre il Si al 15%. Peccato che, come al solito, nessuno azzardi un’analisi seria di queste cifre, scoprirebbe che i giovani, i precari, i pensionati, in gran parte si sono posti fuori dalla diatriba politica e dalla sceneggiata in atto.
Chi si avvantaggerà della caduta del governo Renzi? sicuramente qualcuno tra la destra e il Movimento 5 Stelle, non certo i proletari e i movimenti che, o si sono astenuti o hanno sognato di poter ripartire dalla costituzione inapplicata. La caduta di Renzi può anche far piacere, ma solo se ci si limita ad uno sguardo superficiale; appena si scava più in profondità quel che ne emerge è solo la squallida continuità che ci aspetta. Non è il frutto della spallata di un movimento popolare di lotta, ma di un mix di malcontento, convergenza reazionaria, nazional-qualunquismno, con un tocco appena visibile di No sociale e movimentista; quest’ultima componente, ora completamente fuori dai giochi dell’improbabile post renzismo, magari prepara il passaggio successivo: un fronte elettorale di sinistra, dai No TAV all’USB passando per i duri della post-autonomia mai così legalitaristi e costituzionalisti; un cartello di forze convinte di dover portare le istanze sociali nelle aule parlamentari, godendo dei benefici di un governo dei 5 Stelle. Un film già visto tante volte.
Quando i duri di mille cortei votano No come quel Salvini che hanno contestato tenacemente; quando i No Tav votano NO come il capo della Procura di Torino che li condanna, non dovrebbe sfiorarli il dubbio che qualcosa non vada per il verso giusto? Una cosa preoccupante è, invece, l’iniezione di fiducia nella democrazia borghese e truffaldina emersa proprio in diverse aree del celodurismo di estrema sinistra.
E quando destra vera e destra PD, con i rivali grillini, si contendevano ancora la vittoria, e mentre ora si discute sulla gestione del risultato emerso, l’ISTAT (ma c’era bisogno dell’Istituto di Statistica?) ci ricorda che l’Italia è a pezzi, la popolazione scivola verso una povertà sempre più nera e i ricchi sono sempre più ricchi. I politici, e chi li scimmiotta, se la cantano e ce la cantano, ma la società è sempre più piegata allo sfruttamento liberista (egualmente voluto e gestito dai maggiori assertori del Si e del No). E meno male che abbiamo salvato la costituzione, altrimenti…
Poi arriva anche Manlio Dinucci (ma c’era bisogno di Dinucci?) a ricordarci che durante il tran tran referendario, gli USA hanno annunciato l’operatività del MUOS a Niscemi, e come nessun referendum e nessuna vittoria incida e condizioni la politica estera, ovvero le scelte militariste dei vari governi, e che in Italia 55 milioni di euro al giorno vanno a finire nella voragine militarista (cifre ufficiali, quindi da alzare).
Occorre rispolverare il gattopardiano “cambiare tutto per non cambiare nulla”? veramente alcuni hanno creduto nell’illusione del cambiamento? Veramente alcuni hanno dimenticato chi ha in mano le scelte importanti in materia economico-finanziaria, militare sia nazionali che internazionali? E’ stata una febbre talmente alta da far svanire anni e anni di analisi sul capitale, sulle multinazionali, sui vari FMI, BCE, NATO, CIA e tutti gli i club semi-clandestini ad essi collegati?
Ripartire, oggi, sarà ancora più difficile, dopo la sbornia costituzionalista e istituzionalista; per noi vuol dire mantenere una serena e coerente critica della democrazia borghese, del ruolo delle consorterie che chiamano partiti, del neo qualunquismo giustizialista che si annida nel grillismo.
Ripartire è continuare quella costruzione di forme di resistenza popolare dal basso alle strategie politiche del potere di qualsiasi livello esse siano, sforzandosi di metterle in rete tra di loro, con mutualismo, solidarietà e complicità; praticare percorsi di autogestione fuori e contro le logiche istituzionali, perché è da qui e solo da qui che può nascere non un cambiamento qualsiasi, ma IL cambiamento sociale in senso autogestionario e libertario, ecologista e femminista per cui val la pena spendersi.
Noi siamo orgogliosi di essere stati tra le poche realtà politiche ad essersi sottratte a questo gioco macabro del salvare la patria. In compagnia di alcuni milioni di persone che non sono andate alle urne.

Pippo Gurrieri

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La anarquia explicada a mi hija

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Tra il SI e il NO c’è di mezzo l’ASTENSIONE

IL 4 DICEMBRE E’ UNA TRAPPOLA: DIVERSE FAZIONI IN LOTTA FRA LORO PER IL POTERE SI CONTRAPPONGONO IN UNA FALSA BATTAGLIA TRA LIBERTA’ E AUTORITARISMO.

Le conquiste sociali, i diritti, il benessere, non sono MAI scaturiti da un responso elettorale, ma dalle battaglie, dai sacrifici, dall’impegno delle classi subalterne per migliorare la loro condizione. I servi del capitale, i ladroni di Stato e privati, i signori della guerra, i complici dei mafiosi, i razzisti istituzionali – che ritroviamo egualmente spalmati nel fronte del SI e del NO – sono sempre stati NEMICI dei lavoratori, delle donne, dei pensionati, E LO SONO ANCORA. La vittoria di uno dei due fronti non sarà la vittoria del popolo italiano, ma quella degli sfruttatori di sempre. Chi si illude che votando NO si salva la Democrazia e la Costituzione, non ha capito che Democrazia e Costituzione sono la foglia di fico che nasconde oppressione e miseria per molti e privilegi e ricchezze per pochi.

Su questi temi gli anarchici organizzano una conferenza-dibattito venerdì 25 novembre, ore 18 presso la Società dei Libertari – via Garibaldi 2 – Ragusa Gruppo Anarchico di Ragusa

Federazione Anarchica Siciliana novembre 2012

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Del far cadere il governo

Non è una novità che gruppi politici che hanno nel loro DNA la conquista del potere vedano di buon occhio la caduta di un singolo governo, e a ciò dedichino energie e programmi di lotta, promuovendo cartelli tra movimenti e campagne politiche.
Ai tempi di Servire il popolo e Lotta Continua, scioperi, manifestazioni, iniziative per far cadere i Fanfani o gli Andreotti, ne abbiamo visti a bizzeffe, per non parlare dei più recenti movimenti per far cadere Berlusconi o agli attualissimi No Renzi day, ritenuti obiettivi strategici da decine di organizzazioni e realtà politico sociali.
Perché tutto questo non ci entusiasma e non ci ha mai entusiasmato? Perché la logica di far cadere un governo è una logica politica che finalizza ogni azione al ricambio della compagine governativa; tale ricambio, oltre tutto, nelle condizioni odierne dello scontro politico in Italia, non sarebbe altro che un avvicendamento interno al sistema dei partiti, ovvero, interno al Partito Unico che da tempo governa. Volente o nolente, oggi una caduta di Renzi agevolerebbe un governo fortemente populista e illusionista del Movimento 5 Stelle oppure una coalizione di destra. Dove sarebbe il cambiamento, stretto tra un populismo legalitarista e razzista e un neoliberismo continuista?
Questo ragionamento non significa che, quindi, non si debba far cadere Renzi o che qualsiasi movimento antigovernativo non possa che finire nelle grinfie o sotto la strumentalizzazione delle opposizioni di destra. Significa soltanto e semplicemente che basare una lotta sul piano della politica politicante, cioè schiava delle logiche parlamentari (com’è anche il movimento “per un No sociale alla controriforma costituzionale”), rischia concretamente di fare la mossa del gambero: mentre cerca di realizzare un obiettivo (la caduta del governo) retrocede su altri aspetti (rafforzando gli avversari del governo assisi al parlamento, e soprattutto rafforzando la fiducia nel sistema capitalistico).
Per noi un governo vale un altro; pur leggendone le diverse dinamiche politiche e temporali, e pur combattendo le sue azioni e decisioni, sono le finalità a distinguerci dagli altri movimenti “governativi”. Obiettivo delle lotte sono senz’altro le specifiche situazioni, ad esempio la “buona scuola”, le scelte guerrafondaie, i tagli alle pensioni, le infami leggi sul lavoro e così via; si fanno queste battaglie per conquistare migliori condizioni di vita e di lavoro e per indebolire il sistema, in quel determinato momento rappresentato da una specifica coalizione governativa, non certo per cambiare questa coalizione con un’altra. Ma si conducono lotte anche per promuovere metodologie rivoluzionarie e autogestionarie, per far crescere la consapevolezza che occorre cambiare non un governo con un altro ma l’impostazione gerarchica e statale della società con una in cui venga attuato l’autogoverno e la gestione dal basso.
Un movimento molto forte che, su queste basi riuscisse a far cadere un governo può ricavarne vantaggi significativi nella prospettiva della rivoluzione sociale. Se invece la prospettiva è quella di far cadere questo o quel governo; se si promuove l’odio personalistico contro un capo del governo come se la sua caduta fosse la soluzione; se si anelano alternanze con governi “amici”, così come ieri si gridava aleatoriamente per le strade “per un governo operaio e contadino”, allora quella non è la nostra strada, non è la nostra politica.
Ci interesse allargare l’odio per ogni forma di governo; ci interessa trasformare l’antistatalismo qualunquista molto diffuso (anche con la crescente astensione elettorale) in consapevolezza che dev’essere la riappropriazione della propria vita, la partecipazione diretta, con le sue forme comunitarie, cooperative, mutualistiche, autogestionarie, messe in atto già da oggi nei limiti del possibile con l’azione diretta, e degli spazi che si possono strappare alle grinfie statal-governative, l’unica via verso cui indirizzare la rabbia e la voglia – più o meno cosciente – di riscatto e di cambiamento presente fra gli sfruttati.

Pippo Gurrieri

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Referendum istituzionale del 4 dicembre 2016

Fuori e contro

le logiche istituzionali,

per lazione diretta, la mobilitazione dal basso,

la conflittualità permanente

Per prima cosa ci preme sgombrare il campo da un grande equivoco: il referendum del 4 dicembre non riguarda assolutamente le enunciazioni idealistedella Costituzione, cioè tutti quegli articoli che ne hanno fatto, per qualcuno la Costituzione più bella del mondo; articoli che, se presi ad uno ad uno, è facile verificare quanto siano stati enormemente disattesi da ciascuna coalizione governativa, mantenuti come specchietti per le allodole, e quasi mai difesi da quei tribunali chiamati ad affermare le leggi. Articoli che sono serviti però da copertura ideologica al sistema democratico-borghese e clericale per portare avanti i propri progetti antipopolari, filo-capitalisti, autoritari.

Il referendum si propone alcune modifiche agli assetti parlamentari (come labolizione del senato e sua sostituzione col senato delle regioni e dei comuni, quindi non più eletto), labolizione del CNEL, ecc. Per quanto riguarda le modifiche del sistema elettorale, esse non hanno nulla a che vedere con questa consultazione.

Attacco alle libertà borghesi e democrazia rappresentativa

Noi anarchici, comunque, non nutriamo nessuna attrazione verso il parlamento, e, se pur leggiamo gli evidenti tentativi in atto di accentrare i posti di comando, non riteniamo che difendere il bicameralismo camera/senato o la riduzione del numero dei deputati, possa rappresentare una difesa delle libertà sempre più minacciate in questo Paese. Come non labbiamo ritenuto quando si passò dal sistema proporzionale a quello maggioritario. Gli accordi militari in ambito NATO, il commercio delle armi, le politiche economiche internazionali con lausterità, il ruolo delle banche, lassalto alla diligenza delle conquiste popolari, lingerenza della chiesa cattolica, tutto questo attenta quotidianamente alle libertà (borghesi) e alle conquiste popolari; ma è una dinamica che prescinde dalle coalizioni politiche governative e dal funzionamento del meccanismo parlamentare, che, semmai, ne sono stati e ne sono strumento.

Noi non crediamo nella democrazia rappresentativa, cioè nel consenso costruito attraverso numeri manipolabili e manipolati in base al quale una minoranza si erge a governare in nome del popolo. Un popolo sovranoche – stranamente – esercita la propria sovranità solo attraverso il voto, e subito dopo cessa di esercitarla e può solo subire le scelte e le angherie dei governi. Ma, in questa scelta siamo in buona compagnia: milioni e milioni di persone si sottraggono al rito elettorale togliendo, oggettivamente, il loro consenso al sistema dei partiti.

La strana alleanza a difesa del compromesso

Il variegato e contraddittorio fronte del NO sta enfatizzando la questione parlando di attacco alla Costituzione da parte dei fautori del SI; ma è possibile non accorgersi che la destra schierata in massa per il NO – sia quella moderata che quella neofascista, oggi alleataad una sinistra di varie gradazioni che vive questo referendum come una sorta di ultima spiaggia per salvare la Patriaè solo invidiosa di ciò che il governo Renzi sta coraggiosamente portando avanti e che essa avrebbe voluto – se solo avesse potuto – già realizzare?

La Costituzione nacque come un compromesso tra le forza cattoliche, liberali e marxiste, al fine di salvaguardare il nuovo sistema borghese sorto dopo venti anni di dittatura fascista, ma assolutamente in continuità con essa; questo compromesso, per la sinistra oltre tutto fu notevolmente al ribasso: accettò delle emerite porcherie, come linclusione del Concordato fascista con il Vaticano, e si accontentò di una serie di principii astratti che vennero disattesi subito dopo (e non oggi, 70 anni dopo!): dal lavoro per tutti alla rimozione degli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana, dallart. 11 (lItalia ripudia la guerra, ma il territorio è pieno di strutture militari NATO e straniere che fanno la guerra, a cominciare dal MUOS) al riconoscimento dei diritti inviolabili delluomo, e lelenco può continuare a lungo. Enunciazioni che, infatti, nessun governo si è mai sognato di cancellare perché la loro simbolicità e strumentalità è a tutti nota.

Un conflitto interno alla borghesia

Questo referendum scaturisce da un conflitto tra fazioni entrambe borghesi, parlamentariste, autoritarie, liberiste, in concorrenza per la gestione del potere; fazioni accomunate dalla partecipazione convinta ai gravissimi attacchi alle libertà (borghesi) in atto da tempo, a partire dallo sforzo compiuto dal capitale per recuperare le conquiste dei movimenti dal 68 in poi; attacchi che non risparmiano più nessun aspetto della vita sociale, inseriti nel vasto progetto internazionale neoliberista che globalizza la miseria e accentra la ricchezza nelle mani di pochi. Cambia poco se alcune di queste fazioni preferiscono indossare la maschera populista e nazionalista, facendo leva sul razzismo: Stato, capitale, corruzione, militarismo sono elementi comuni ai rivali.

La gravità della situazione non è data solo dai pruriti autoritari parlamentari, ma dai mille risvolti autoritari che si riscontrano nel quotidiano: guerre e militarizzazione, grandi opere, corruzione, arroganza economico-politica, disoccupazione, emigrazione, leggi sul lavoro; razzismo, clericalismo, omofobia, maschilismo, insicurezza del territorio, repressione verso chi si oppone, ecc.

Questo referendum-scaramuccia tra partiti borghesi per regolare i loro conti va letto allinterno di questo attacco; esso distoglie energie e attenzioni dalle battaglie serie, le quali, per essere tali, non possono solcare i sentieri parlamentari e istituzionali, vere e proprie sabbie mobili per i movimenti. Puntare su continue campagne referendarie per affrontare i problemi sociali più gravi e importanti, è votarsi alla sterilità e al fallimento, danneggiando le lotte dal basso e la reale partecipazione delle persone alla loro emancipazione.

Lalternativa: astensionismo per il cambiamento sociale

Purtroppo spesso – specie in questi contesti – ci si dimentica dei principi fondamentali della lotta per lemancipazione umana, per cadere nella trappola del fronte comune di salvezza nazionale, a fianco di soggetti politici che questi principii li calpestano facilmente e costantemente.

Noi vogliamo fare di più che una semplice – ma pur sempre valida – affermazione di principio: intraprendere una vasta battaglia per la difesa delle libertà finite sotto attacco.

La nostra società è attraversata da mobilitazioni grandi e piccole, in cui sono protagonisti realtà sociali, movimenti dal basso, gruppi di lavoratori autorganizzati, di precari, di senza lavoro, di senza casa, che mettono in atto azioni e conflitti di anche di lunga durata; nella stragrande maggioranza di essi gli anarchici sono attivi cercando di mantenere vivi i principii dellazione diretta, dellassemblearismo, dellautorganizzazione. Il cambiamento, quello vero, egualitario, anticapitalista, libertario, la conquista di sempre più spazi di libertà, passa da questo percorso e non dalle trappole istituzionali, inventate e progettate per imbrigliare i movimenti, le lotte, le volontà di cambiamento.

Le elezioni e i referendum sono armi di distrazione e di divisione; al contrario, è nelle lotte che si può ricomporre un fronte unitario di classe sinceramente anticapitalista, antiliberista, rivoluzionario.

Pensionati e immigrati, disoccuparti e occupati, precari e sfruttati di ogni ordine e grado, si divideranno tra chi andrà a votare e chi non lo farà; ma la loro condizione rimarrà immutata, perché essa non scaturisce dalle modalità in cui si realizza il consenso parlamentare, cioè da una legge elettorale o unaltra, dal CNEL o no, dal bicameralismo attuale o da quello futuro, dal numero dei deputati. Deriva dagli equilibri sociali e di classe, dalloppressione del capitale e dello stato, dallabitudine alla passività e alla delega e da tanti altri fattori.

Abbiamo usato il termine rivoluzionario, un termine per molti caduto in disuso, ma che per noi ha il senso compiuto di dare una prospettiva a tutto ciò che si muove oggi, e rappresenta una presa di distanza dal marcio statal-capitalista, dal politicantismo, dallautoritarismo sotto ogni forma.

Ed è in questo solco che si inserisce il nostro coerente astensionismo; la nostra alterità al sistema è frutto di una scelta di collocazione fuori e contro le istituzioni borghesi, dalla parte delle vittime e di chi lotta per una società dove siano aboliti il potere e lo sfruttamento delluomo sulluomo.

Federazione Anarchica Siciliana

novembre 2016

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CONTRO LA REPRESSIONE DEL MOVIMENTO NO MUOS

APPELLO ALLE COMPAGNE E AI COMPAGNI, AI GRUPPI, ALLE FEDERAZIONI, A TUTTE LE REALTA’ ANARCHICHE PER UNA SOTTOSCRIZIONE CONTRO LA REPRESSIONE DEL MOVIMENTO NO MUOS

Negli ultimi 5 anni il Movimento NO MUOS ha rappresentato unautentica spina nel fianco ai progetti militaristi e imperialisti del governo degli Stati Uniti e dei loro alleati e/o complici.

Uno dei primi risultati è stato lessere riusciti a bloccare e a ritardare lattivazione dellimpianto di comunicazione militare satellitare di Niscemi, impedendo lentrata in funzione di tutto il sistema planetario MUOS. Questo risultato è stato ottenuto grazie ad una incalzante mobilitazione popolare dal forte carattere antimilitarista, che ha avuto il suo culmine nel 2013 e nel 2014, quando in più occasioni la base militare della Marina USA è stata invasa da migliaia di manifestanti e oggetto di varie incursioni e azioni.

C’è voluta una forzatura sfacciata e arrogante del governo, dietro forte pressione americana, a provocare, la scorsa primavera, una sentenza del Consiglio di Giustizia Amministrativo siciliano che dichiarava la non esistenza di rischi per la salute e per lambiente a Niscemi, come invece provato da precedenti sentenze del TAR di Palermo; e lo scorso mese di agosto il dissequestro dellimpianto MUOS deliberato dal Tribunale del Riesame di Catania, che cancellava le precedenti sentenze, confermate dalla Cassazione, secondo le quali la costruzione del MUOS aveva violato i vincoli paesaggistici e si trattava, pertanto, di opera abusiva.

In seguito a queste vittoriesi è scatenata sugli attivisti una pesante campagna repressiva, per adesso limitata a episodi di lotta svoltisi tra la primavera del 2013 e la primavera del 2014. 129 attivisti rinviati a giudizio per invasione della base e per altri reati collegati (danneggiamento, violenza, istigazione, ecc.); altri 50 verranno processati il 26 gennaio per avere partecipato ad un picnic dentro la base USA, violandone le reti; altre decine sono inquisiti per avere dato vita a momenti di resistenza, presidi, barricate, sit-in, blocchi stradali, scalate e occupazioni delle antenne. Contemporaneamente si vanno colpendo singoli compagni per reatiassurdi: Marino di Niscemi, per avere organizzato un rave al presidio NO MUOS, quando proprio lo stesso, come altri compagni, ne aveva preso le distanze; Massimo di Ragusa, perché trovato in possesso, mentre si trovava nei pressi della base USA, di CD masterizzati in auto (multa da 2888 euro); Pippo di Ragusa per avere mostrato il sedere a un poliziotto della scientifica che riprendeva con telecamera i partecipanti ad un trekking (multa da 5 a 10.000 euro più denuncia per oltraggio aggravato a pubblico ufficiale) e tanti altri casi che ormai quotidianamente si aggiungono al già lunghissimo elenco.

Anni e anni di carcere, decine di migliaia di euro di multe minacciano di colpire la resistenza al MUOS; e fra poco cominceranno i maxi processi; una volta in Sicilia erano i mafiosi a subirli, adesso la lotta alla mafia va meno di moda (specie in quel di Gela), e alla sbarra si portano attivisti e cittadini che difendono la loro terra dalla militarizzazione, dalla guerra e dalle loro nefaste conseguenze.

Per questi motivi facciamo appello a tutto il movimento anarchico perché contribuisca ad una sottoscrizione per far fronte alle spese legali e alla campagna contro la repressione che si sta mettendo in atto. Il denaro raccolto dalla FAS verrà riversato nelle casse del Coordinamento dei Comitati NO MUOS.

I versamenti vanno effettuati tramite cc postale sul conto n. 1025557768 intestato ad Associazione Culturale Sicilia Punto L – Ragusa, oppure facendo un bonifico sul conto: IT 90 O 07601 17000 001025557768 Intestato ad Associazione Culturale Sicilia Punto L – Ragusa.

In entrambi i casi indicare come causale: per spese legali.

Federazione Anarchica Siciliana

27 ottobre 2016

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