Una vertenza sulla libertà

Purtroppo è andata male ai mondiali di calcio; male per il governo, cui è venuta a mancare una ghiotta occasione per confezionare un bel pacchetto di provvedimenti fiscali senza che il popolo-tifoso gli desse troppa importanza; il nazionalismo cretino avrebbe fatto il resto. E allora le distrazioni devono orientarsi su altri lidi: delitti di paese, dichiarazioni papaline, incendi, pioggia, caldo… troppo poco rispetto a una posta in gioco molto alta: controriforma istituzionale, accentramento dei poteri, difficoltà di bilancio e ricerca di fondi, semestre europeo e pressioni americane sul campo economico, commerciale, militare.
Il crollo dei livelli occupazionali non subisce rallentamenti; tra i giovani e al Sud una condizione drammatica sta facendo precipitare la società nel baratro della disperazione: settori produttivi azzerati, famiglie sul lastrico, piccola economia bloccata e ritorno massiccio dell’emigrazione. Il problema degli sfratti, delle aste pubbliche di case e beni appartenenti a persone indebitate con il fisco, della crescente povertà, si scontra con una corruzione sempre più selvaggia ai livelli alti (grandi opere) come a quelli bassi (assessorati vari) e con le difficoltà da parte dei comuni di far fronte alle esigenze primarie delle comunità. A far da contorno, i flussi migratori dall’Africa, veri e propri drammi nel dramma, tra incapacità a gestirli e il clima da emergenza utile a spillare soldi, militarizzare, senza risolvere il problema dei richiedenti asilo e dei migranti.
Tra il mondo politico e la società reale c’è una spaccatura profonda – di cui non saremo certo noi anarchici a lamentarci – che dimostra la parassitarietà dei primi e le loro responsabilità. Ogni provvedimento, spacciato per soluzione, non fa altro che ingigantire i problemi e sbilanciare ancora di più la situazione a favore dei ricchi, delle banche, dei ceti dirigenti e delle varie caste, dagli 80 euro di Renzi assorbiti abbondantemente dal prelievo fiscale sulla casa, al job act, ennesimo colpo di scure ai residui diritti dei lavoratori, regalo ai padroni di tutte le risme.
Il vuoto di consensi che tutto ciò sta creando potrà essere riempito soltanto da una politica repressiva che trasformi ogni questione sociale in una questione di ordine pubblico. Se si parla di TAV, non si parla solo di alta velocità in Valle Susa, ma di un problema divenuto la chiave di volta delle relazioni tra governi/poteri forti e popolazioni, una contrapposizione in campo aperto di metodi e di ragioni, e come tale specchio di centinaia di conflitti che si sviluppano da anni in Italia. La Val Susa è il laboratorio dello Stato di polizia: magistrati, poliziotti, esercito, stampa intruppata, uniti contro la resistenza dal basso, coscienti – come lo è il fronte opposto – che chi vince qui può vincere nel Paese. E’ormai una questione di principio a cui si sta sacrificando la libertà di una popolazione, la libertà personale di militanti in stato d’arresto o sottoposti a misure giudiziarie con forzature da regime fascista, e pertanto, travalica i confini della Valle per invadere la questione delle libertà in generale, della partecipazione diretta della gente alla gestione dei propri problemi contro la delega e la politica parlamentare, e tocca finanche quella che un tempo veniva chiamata “questione morale”, che in realtà andrebbe ridefinita come la normale gestione della cosa pubblica da parte dei poteri politico-economico-criminali.
Gli attacchi altrettanto forti al movimento di lotta per la casa e alle tante conflittualità territoriali rendono più chiaro il quadro in cui il renzusconismo vuol ricacciare il paese; richiedono pertanto uno sforzo supplementare da parte di tutti gli attivisti, le realtà di lotta e di resistenza, i movimenti di base d’ogni tipo (sindacali, culturali, ambientalisti…), ad aprirsi l’un l’altro, senza rinunciare alle specificità, ma mettendole al servizio di uno scopo comune, per costruire un fronte unitario e compatto che apra una vertenza generale sulla libertà e sul futuro di tutti noi.
Pippo Gurrieri

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IL MOVIMENTO INVADE PER IL SECONDO ANNO LA BASE DELLA MARINA MILITARE USA

Il campeggio di lotta contro il MUOS del 6/12 agosto aveva soprattutto un compito: dimostrare che la lotta iniziata già diversi anni fa non si è fermata, anzi, è in grado di esprimere livelli alti di conflittualità. Nulla era dato per scontato. Da quando sono state montate le antenne (gennaio 2014) molte cose sono cambiate: un senso di rassegnazione si è impadronito della popolazione, mentre l’opinione pubblica ha subito pressioni molto forti aventi lo scopo di dare per finita la lotta. Parallelamente, una forte azione repressiva svolta “a freddo” ha colpito centinaia di attivisti, facendo incrinare quel fronte di lotta che aveva dato vita alla resistenza.

In questa prima metà dell’anno l’iniziativa non si è fermata né a Niscemi né altrove: la sede del comitato e del coordinamento in città è stata al centro di attività di vario spessore: doposcuola, mercatino del biologico, assemblee, feste, cineforum, ecc. Un’importante campagna sulla mancanza d’acqua ha preso piede coinvolgendo migliaia di niscemesi; è anche iniziata un’azione di informazione sullo stato della linea ferroviaria. I Comitati, per quanto ridimensionati nel numero e nella capacità di agire, hanno svolto numerose attività, compreso un NO MUOS Tour a partire da giugno. Attivisti niscemesi e di altre località siciliane sono stati in giro per l’Italia a promuovere la lotta e il campeggio, con la manifestazione nazionale del 9 agosto, la stessa data della manifestazione del 2013 che vide l’invasione di massa della base della marina militare USA.

La vigilia è preceduta dalla notifica di 29 fogli di via ad altrettanti compagni che il 9 agosto del 2013 erano stati denunciati per “resistenza e violenza a pubblico ufficiale”: nessuno di loro può entrare in territorio niscemese. Il segnale è chiaro e semplice: si rischia grosso a venire a Niscemi. Un altro segnale è il divieto a manifestare all’interno della Sughereta, come avvenne l’anno scorso; stavolta si mette davanti un documento dell’Azienda Forestale che proibisce ogni assembramento; si ripiega su un percorso diverso (lo stesso dell’1 marzo, ma con partenza dal presidio), sul quale, fino all’ultimo, la Questura non si esprime. Il 2 agosto, infine, il presidio permanente dei comitati viene saccheggiato in pieno giorno, in un momento di assenza dei compagni: distrutte le suppellettili della baracca, asportati i cavi elettrici, tagliati i tubi dell’acqua. Insomma, tutto si può dire, tranne che il movimento NO MUOS sia stato dimenticato.

Con queste incalzanti novità, in un clima di guerra sempre più generalizzato, dal Medio Oriente all’Iraq, dalla Libia all’Ucraina, che fanno assumere alla base NRTF di Niscemi (dove intanto il MUOS è acceso per i collaudi) un ruolo determinante, ci prepariamo all’estate di lotta. In paese si svolgono volantinaggi a tappeto (25.000 volantini diffusi), comizi volanti, riunioni per invitare la popolazione a partecipare. Il 6 agosto, alla presenza di alcune decine di campeggiatori, si inizia, e, mentre prosegue l’arrivo di compagni, il 7 sera 7 attivisti risalgono sulle antenne, esattamente come un anno fa, eludendo la sorveglianza delle forse del dis-ordine. L’appello che lanciano non è solo per una lotta ad oltranza contro il MUOS, ma è per la cessazione del genocidio di Gaza e per la fine delle guerre. Inevitabilmente i programmi del campeggio vengono stravolti; i dibattiti programmati hanno luogo mentre l’attenzione è rivolta ai 7 compagni: l’incontro sui conflitti viene incentrato quasi tutto su quello israelo-palestinese; quello delle realtà di lotta territoriali si sviluppa egualmente ma non riesce ad essere centrale come ci si era proposto. A latere e in seguito, c’è la necessità di definire le modalità del corteo del 9 e le strategie per ridare un segnale chiaro e forte ai governi americano e italiano a sostegno dell’obiettivo di smantellare MUOS e NRTF. Assemblee non prive di incomprensioni per la presenza anche di compagni al loro primo viaggio a Niscemi, e a volte palesemente a digiuno delle pratiche di lotta messe in campo in questi anni.

Il 9 l’afflusso di persone non è massiccio come gli anni precedenti, ma è comunque confortevole, perché dimostra che la lotta tiene e che gli obiettivi prefissati possono essere conseguiti. Un serpente di circa 2000 persone sfida il forte caldo e dal presidio permanente scende verso gli ingressi della base per dirigersi verso le antenne occupate; alle moltissime bandiere NO MUOS si sono affiancate tante bandiere palestinesi, ad esprimere una solidarietà non solo a parole, dato che l’occupazione delle antenne ha portato al loro spegnimento, quindi ad inceppare momentaneamente la macchina della guerra. Non sono molti i niscemesi, ma il clima è ottimo, la tensione quella giusta, la rabbia tanta. Giunti nei pressi delle antenne occupate, nonostante il fortissimo schieramento di polizia all’interno della base, l’elicottero che ronza sulle teste dei manifestanti, i numerosi infiltrati, un varco è aperto nella rete di recinzione e un primo gruppo di compagni tenta di introdursi dentro, respinto a suon di manganelli dai celerini accorsi; ma la loro resistenza durerà poco, perché la spinta dei manifestanti è forte e riesce ad annullare la violenza poliziesca. Quasi tutto il corteo penetra dentro la base americana, bissando l’invasione dello scorso anno, rimangono fuori solo pochi compagni oltre ai pochi amministratori accorsi al corteo. In pochi minuti vengono raggiunte le antenne, circondate dal filo spinato all’israeliana, e si ripete la sensazione dello scorso anno: questa terra ce la possiamo prendere quando vogliamo. I compagni dalle antenne scendono tutti giù; si discute con essi; alcuni sono decisi a rientrare con il corteo, altri no; ma le possibilità di rimanere lì a oltranza, a sostegno degli occupanti, sono vanificate dall’uscita alla spicciolata della maggior parte degli “invasori”, tanto che al tramonto rimarranno in pochi dentro la base, e la polizia avrà buon gioco a spostarli fuori dal recinto.

Questa volta i media non danno il rilievo che la notizia merita; una strategia di occultamento della lotta che non riesce a nascondere il disagio del potere di fronte a questo nuovo smacco. Anche le modalità di andare a riprendere gli ultimi due occupanti sulle antenne danno vita ad una discussione animata; a volte si ha l’impressione che i compagni del coordinamento e dei gruppi che hanno indetto il campeggio non abbiano il polso per tenere ferma la discussione; questo provoca tensioni; ma è necessario riprendere i compagni prima che il numero dei campeggiatori si assottigli troppo. La polizia è spiazzata e sa che solo il movimento potrà fare scendere i compagni. Comunque, la sera del 10 alcune decine di attivisti tornano alle antenne, penetrano nella base e si riprendono gli ultimi due occupanti.

L’11 il movimento affronta l’ultima assemblea, discutendo delle sue prospettive, delle prossime scadenze di lotta, dei collegamenti nazionali, del presidio, delle lotte territoriali.

Qualcuno dirà che sono emerse anche quest’anno divergenze sui metodi, che hanno causato alcune tensioni; in realtà si è trattato di divergenze sull’opportunità in determinati momenti di adottare certi metodi, e non sui metodi in sé, sui quali, l’esperienza c’insegna, non ci sono preclusioni di sorta purché si perseguano gli stessi obiettivi; non si è più rivoluzionari perché si è in grado di adottare una forma più dura, ma perché si è in grado di comprendere quando questa è utile al movimento e quando può fare il gioco dell’avversario. Basta, per questo, un confronto serio e sereno e il rispetto delle posizioni di tutti, a partire da quelle dei compagni che – finito il campeggio – rimarranno sul territorio a continuare giorno dopo giorno la lotta.

Il movimento NO MUOS è ancora ricco e forte e può diventarlo ancora di più; deve però tentare di coinvolgere nelle sue pratiche la popolazione; deve riuscire ad imprimere fiducia nelle possibilità di autorganizzazione, e capitalizzare il largo consenso per crescere quantitativamente e qualitativamente. Fuori da Niscemi e dalla Sicilia è altresì necessario che la bandiera NO MUOS sventoli ovunque ci sia una lotta, e sia acquisita come centrale nella battaglia antimilitarista.

 

 

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Appello della Federazione Anarchica Siciliana per il campeggio NO MUOS del 6/12 agosto e la manifestazione del 9 agosto a Niscemi

Appello

della Federazione Anarchica Siciliana

per il campeggio NO MUOS del 6/12 agosto

e la manifestazione del 9 agosto a Niscemi

Facciamo appello ad un coordinamento sul campo delle forze anarchiche e dei compagni che condividono il senso di una presenza militante libertaria rispettosa dell’autonomia del movimento, protesa all’azione diretta, al processo orizzontale assembleare, al collegamento costante con la popolazione.

Il nostro antimilitarismo, il nostro contributo di idee ed esperienze, la nostra visione ampia dei processi di militarizzazione in atto, possono sfociare in una serie di iniziative, sia autonome (ma non contrapposte), sia interne alle dinamiche del movimento, che facciano emergere i profondi nessi che una lotta dal basso ha con le aspirazioni libertarie al cambiamento sociale.

L’esportazione dell’esperienza di lotta NO MUOS a livello metodologico e organizzativo è fondamentale per consolidare un robusto fronte di resistenza di ampio respiro che, dall’acqua ai trasporti, dall’istruzione al lavoro, da un’altra agricoltura e un ambiente più sano, all’instaurazione di relazioni sociali basate sulla solidarietà, il mutuo appoggio, la partecipazione diretta e comunalista ai problemi sociali, getti le basi per un progetto di alternativa politica libertaria.

La FAS si propone di fungere da elemento di raccordo per tutte le realtà anarchiche e libertarie organizzate o meno che verranno a Niscemi per contribuire a rafforzare questa lotta.

Al campeggio saremo presenti con nostri compagni sin dal primo giorno, e decideremo assieme, in base alle forze, le caratteristiche del nostro intervento.

Per qualsiasi contatto: info@sicilialibertaria.it

9-7-2014

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Odio e amore

NISCEMI. Verso il campeggio del 6/12 agosto e la manifestazione del 9 agosto

ODIO E AMORE

Quello che segue è l’appello del movimento NO MUOS per le iniziative di questa estate ed in particolare il campeggio del 6-12 agosto e la manifestazione del 9.

Fermiamo il Muos. Fermiamo la guerra.
SMILITARIZZIAMO LA SICILIA!

Nel mese di giugno, nei due rami del parlamento italiano, si è consumata la discussione farsa delle mozioni presentate da alcuni parlamentari che richiedevano il blocco immediato e totale dell’opera del Muos e un pronunciamento sulla sua incostituzionalità. Le due mozioni sono state rigettate dal governo, sempre più servo degli interessi bellici degli Usa, con motivi del tutto pretestuosi.
Questa vicenda ci conferma nella nostra comune determinazione e convinzione che le possibilità maggiori per la nostra lotta di acquisire risultati e fare passi avanti, come per le altre portate avanti contro le devastazioni territoriali, stanno soprattutto nella lotta dal basso e nell’azione diretta che non conosce deleghe.
Come attivisti No Muos e del Coordinamento dei Comitati territoriali, dopo aver attraversato un intenso periodo di lotta e di mobilitazione contro la base Us Navy di contrada Ulmo, che ha visto la popolazione niscemese e siciliana impegnarsi duramente e con costanza nella resistenza alla militarizzazione del proprio territorio, abbiamo deciso di rinnovare anche quest’anno l’invito a tutte le realtà di lotta contro le devastazioni ambientali, la privatizzazione dei beni comuni, lo sfruttamento e la precarizzazione dei/lle lavoratori/rici, ai/lle militanti pacifisti e antimilitaristi di tutta l’Italia, e del mondo a supportare la nostra estate di lotta per la smilitarizzazione della Sughereta e della Sicilia che avrà come momenti centrali il campeggio al presidio No Muos di contrada Ulmo a Niscemi, nelle date che vanno dal 6 al 12 agosto, e il grande corteo popolare che si terrà il 9 agosto, a un anno esatto dall’invasione pacifica della base avvenuta il 9 agosto 2013.
Crediamo che il nostro appello acquisti ancora più forza in questo periodo nel quale la vicenda Ucraina mostra come intere popolazioni soffrano in maniera drammatica le politiche di guerra dell’occidente, col rischio di continuare a trascinare l’Italia in criminali e costose “Missioni Umanitarie” alimentando la spregiudicata e inaccettabile militarizzazione dei nostri territori, delle nostre vite e del Mediterraneo, diventato oramai un gigantesco cimitero marino di migranti a causa delle politiche razziste della fortezza Europa.
Oggi più che mai bisogna fermare la guerra e il significato concreto della nostra presenza a Niscemi questa estate sarà quello di autorganizzare una crescente Resistenza popolare per dare il nostro contributo a fermarla nei nostri territori.
Movimento No Muos

Un appello che come redazione di Sicilia libertaria facciamo nostro e rilanciamo nella speranza che venga accolto da quanti più compagni e quante più realtà possibili, dentro e fuori la Sicilia. Da queste pagine, e nelle decine di iniziative cui abbiamo partecipato, non ci siamo mai stancati di ripetere che la lotta contro il MUOS per essere vincente non può essere delegata alla popolazione di Niscemi e agli attivisti siciliani, i quali stanno facendo fino in fondo il loro dovere, avendo costruito un alto livello di conflittualità e molti compagni, per questo, si trovano a essere sovraesposti alla spirale repressiva. Non si può pensare che il compito di bloccare la messa in opera della più grande macchina da guerra degli Stati Uniti a livello planetario possa essere assolto soltanto da un focolaio di ribellione e di autorganizzazione. Urge – e siamo già in forte ritardo – una presa d’atto generale della portata della lotta e dei suoi obiettivi per una sua estensione sia sul piano quantitativo che su quello qualitativo, con scadenze pianificate di largo respiro e di impatto non solo mediatico, ma politico. Il campeggio del 6/12 agosto è una di queste, e lo sarà a maggior ragione se i contributi alla sua riuscita giungeranno generosi e solidali da ogni parte d’Italia, non solo nella forma di “aiuti”, ma nella sostanza di una piena assunzione della battaglia.

La farsa parlamentare di giugno ha dimostrato l’inconsistenza di questa via, perseguita dal movimento più che altro nella speranza di ottenere una discreta visibilità, più che risultati concreti. Ma non c’è stata neanche questa. La distrazione è finita; come da anni denunciamo, il ruolo del PD nella vicenda MUOS si conferma di estrema gravità, e non solo per i passaggi “storici” (accordo col governo Prodi nel 2006, autorizzazioni alla marina USA da parte del governo regionale MPA-PD; ruolo del governo Crocetta nelle ultime autorizzazioni…) ma anche per l’attuale linea militarista e filo USA del governo Renzi. La vergognosa farsa governativa, con vere e proprie menzogne e il cinismo delle “compensazioni” alla comunità niscemese pongono sicuramente questo partito nella posizione di pilastro della strategia militarista statunitense, cosa che il movimento deve tenere in grande considerazione. La vicenda però dimostra anche quanto sterile sia l’azione del Movimento 5 Stelle e di SEL, i cui orizzonti sembra non vadano oltre le aule parlamentari.

Lo scorso numero del giornale abbiamo dedicato l’editoriale alla centralità di Niscemi, che va assunta in pieno e con coerenza, e non può essere sfruttata a fini di bottega. I comitati NO MUOS hanno assicurato la continuità dell’intervento in questi mesi senza clamore, alimentando azioni e iniziative con lo scopo di rinsaldare i legami con la popolazione e aggregare nuove forze in vista di scadenze più impegnative da affrontare in armonia e correttezza, in complicità e fratellanza, con lo spirito battagliero e ribelle che ha contraddistinto in questi anni il movimento.

I venti di guerra continuano a soffiare minacciosi; ce ne accorgiamo ogni giorno quando sbarcano sulle nostre coste migliaia di uomini in fuga da conflitti, dittature, miseria, portando nelle nostre case i drammi provocati dagli iniqui assetti politici internazionali. L’inaccettabile strage sul nostro mare e sulle nostre coste; le migliaia di sequestri di persona dentro strutture che si richiamano cinicamente all’accoglienza, rappresentano una faccia della guerra quotidiana che ha nel nostro territorio militarizzato una sua base portante.

Dai compagni ucraini ci giungono in continuazione appelli e allarmi sull’assurda situazione in cui si trova il paese, con un regime filoccidentale governato da fascisti, e repubbliche separatiste inneggianti alla Russia di Putin, anch’esse difese da fascisti e dotate di programmi per certi versi peggiori; un contesto in cui gli unici a soccombere sono i lavoratori, i diritti civili, le libertà, sottoposti a dura prova, cancellati, calpestati. Una situazione che impone un maggior senso critico, evitando di cadere nei tranelli propagandistici degli uni e degli altri fra i quali ci sono molte più cose in comune di quanto non ce ne siano con le reali vittime: i lavoratori, la popolazione. Oggi le forze dell’autonomia sono deboli e ridotte al silenzio, e ciò rende più facile scadere nel tifo per le squadre sbagliate. Lo stesso accade in Siria, dove i comitati popolari, vera anima della rivolta siriana, sono stati quasi soffocati dalle violenze delle forze contendenti statali e islamiste, nell’ignoranza dei movimenti pacifisti e antimilitaristi di tutto il mondo. E poi c’è la Palestina…

Ricostruire un saldo fronte antimilitarista vuol dire anche rimettere in piedi un tessuto di solidarietà internazionale che avvicini le lotte e metta in luce i collegamenti e le strategie che legano ogni specifica realtà a tutte le altre. Niscemi, con le sue basi NRTF n.8 e MUOS, la Sicilia, con Sigonella, Augusta, Trapani Birgi e decine di siti minori, è la dimostrazione concreta di come non vi siano guerre al mondo che non passino anche da questa terra, e dalla sua rete di strutture di morte. Smilitarizzare la Sicilia è, quindi, un grande atto d’amore, ovvero di odio alla guerra.

 

Appello della Federazione Anarchica Siciliana per il campeggio NO MUOS del 6/12 agosto e la manifestazione del 9 agosto a Niscemi

Facciamo appello ad un coordinamento sul campo delle forze anarchiche e dei compagni che condividono il senso di una presenza militante libertaria rispettosa dell’autonomia del movimento, protesa all’azione diretta, al processo orizzontale assembleare, al collegamento costante con la popolazione.

Il nostro antimilitarismo, il nostro contributo di idee ed esperienze, la nostra visione ampia dei processi di militarizzazione in atto, possono sfociare in una serie di iniziative, sia autonome (ma non contrapposte), sia interne alle dinamiche del movimento, che facciano emergere i profondi nessi che una lotta dal basso ha con le aspirazioni libertarie al cambiamento sociale.

L’esportazione dell’esperienza di lotta NO MUOS a livello metodologico e organizzativo è fondamentale per consolidare un robusto fronte di resistenza di ampio respiro che, dall’acqua ai trasporti, dall’istruzione al lavoro, da un’altra agricoltura e un ambiente più sano, all’instaurazione di relazioni sociali basate sulla solidarietà, il mutuo appoggio, la partecipazione diretta e comunalista ai problemi sociali, getti le basi per un progetto di alternativa politica libertaria.

La FAS si propone di fungere da elemento di raccordo per tutte le realtà anarchiche e libertarie organizzate o meno che verranno a Niscemi per contribuire a rafforzare questa lotta.

Al campeggio saremo presenti con nostri compagni sin dal primo giorno, e decideremo assieme, in base alle forze, le caratteristiche del nostro intervento.

9-7-2014

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La centralità di Niscemi

Avevamo definito già alcuni anni fa l’installazione del MUOS, per la sua portata strategica e per l’impennata che veniva a subire la militarizzazione della Sicilia, come il fatto nuovo che cambiava gli scenari dell’impegno politico-sociale, costituendo il perno di una mobilitazione dalle caratteristiche locali e generali, capace di mettere in moto energie nuove e conflitti radicali. Le molteplici conferme e il coinvolgimento di migliaia di attivisti e di fette di popolazione nel tentativo di bloccare i cantieri del MUOS e gettare all’aria i progetti militari statunitensi, si sono rivelati una delle pagine più importanti della storia siciliana contemporanea.
La conclusione dei lavori principali al cantiere, lo scorso gennaio, se da un lato ha fatto diminuire l’intensità della lotta, dall’altra ha reso reali tutti gli allarmi, rendendo effettivamente grave quello che prima lo era solo potenzialmente o parzialmente. Nel frattempo, non solo non sono diminuiti gli scenari di guerra nel Mondo, ma ne sono comparsi di nuovi, come la crisi ucraina che rischia di deflagrare in un nuovo e distruttivo conflitto bellico trasformando il cuore dell’Europa in un campo di battaglia per le forze imperialiste e le potenze finanziarie. Una regione fortemente militarizzata come la Sicilia, al centro delle guerre americane degli ultimi 40 anni, ne potrà essere completamente coinvolta, sia come testa d’ariete, ma nello stesso tempo come uno degli obiettivi più ambiti.
L’antimilitarismo assume sempre più un significato centrale per ogni movimento sociale e politico, qualsiasi sia la sua natura fondante. A Niscemi e in Sicilia, quello contro il MUOS, benché arricchito da motivazioni collegate e complementari (salute, ambiente), è il primo movimento di massa dopo Comiso, che tenta di ostacolare le strategie belliche degli USA e dei loro satelliti.
Le pratiche libertarie, orizzontali, di base che l’hanno caratterizzato sono un salto di qualità nella storia delle lotte sociali in Sicilia, un grande valore che ha permesso l’estensione a settori sociali e territori diversi, delle metodologie di azione diretta, di impegno in prima persona, di rifiuto delle gerarchie politiche e delle forme sclerotizzate e partitiche che hanno condizionato la lotta sociale.
I blocchi stradali e il confronto quasi quotidiano con le forze del dis-ordine; la sfida coerente alle truppe d’occupazione e le violazioni del divieto di penetrare dentro la base della marina militare, l’invasione di massa o di piccoli gruppi della stessa; il contrasto al potere, alla mafia e ai loro ricatti; la costruzione di un fronte ampio e dal basso, politico, sociale, culturale, artistico, scientifico… sono ormai una pietra miliare nell’esperienza individuale e collettiva di migliaia di persone: Una esperienza profonda, continuata, partecipata, traino per altre lotte, esempio sia in quanto a metodi sia in quanto a trasmissione di coraggio e dignità.
Pur con tutte le differenze del caso, se una mobilitazione somiglia più di tutte a quella del movimento NO TAV, questa è quella del movimento NO MUOS. Per questo la centralità di Niscemi non può essere messa in discussione; e tutti i protagonisti hanno il “dovere” di portare sino in fondo questa battaglia. Oltre tutto, l’esposizione di centinaia di compagni rischierebbe – qualora si abbassasse la guardia – di lasciarli al centro di un vero e proprio ciclone repressivo, dato che prima o poi arriverà il momento della vendetta dello Stato, coi processi, le decisioni e le sentenze e ancora altra repressione, e bisogna arrivarci con un movimento in piena forma e in grado di mobilitare nuove forze per trasformare quelle occasioni in altrettante situazioni di propaganda e di lotta contro il MUOS.
La centralità di Niscemi non cancella né annulla ogni altro tipo di impegno, semmai li coniuga tutti all’interno di una dinamica conflittuale generale capace di consolidare il sorgere – dalle macerie del parlamentarismo, della delega, del riformismo, del qualunquismo comunque camuffato – di nuovi soggetti del cambiamento, uniti in un fronte anticapitalista, antimilitarista e – perché no? – antistatale.
Pippo Gurrieri

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SENZA PADRONI

Europa. Astensionismo elettorale come Resistenza

SENZA PADRONI

 

L’Europa vista dalla Sicilia è un’entità lontana; per 160 anni siamo stati il fanalino di coda dell’Italia, e adesso ci ritroviamo ad essere il fanalino di coda dell’Europa, ai margini dell’impero. Ma essere ai margini non significa essere dimenticati, significa soltanto essere oggetto di particolari riguardi, che in genere coincidono con parole come “frontiera”, “eserciti”, “difesa”. E infatti la Sicilia si trova a rivestire – suo malgrado – l’angusto ruolo di estremo lembo della “Fortezza Europa”, bastione difensivo contro le ”orde” di invasori che scappano via da guerre, pestilenze, dittature e miseria e cercano di approdare sulle sponde di quell’area geopolitica che è causa dei loro mali: questo lembo di occidente capitalista di qua dell’Atlantico, che con l’altro posto di là – gli USA – determina le funeste sorti dei Paesi del Sud del Mondo.

Ed ecco perchè le coste siciliane, già fortemente militarizzate dalle forze occupanti USA e NATO, sono anche al centro dell’operazione Mare Nostrum, grande dispiegamento di forze armate per controllare i flussi migratori dall’Africa, spacciata come operazione umanitaria.

Da tempo i popoli del vecchio continente, e quelli dell’area mediterranea in particolare, sono vittime della terapia shock che negli ultimi anni la governance europea ha imposto, con la scusa di fare uscire le società da una crisi che le popolazioni non hanno certo provocato.

E’ stata, e continua ad essere, una terapia a senso unico che ha falciato vittime a colpi di tagli ai salari e di un assalto senza precedenti ai servizi pubblici, smantellati e privatizzati. Le pensioni sono state indicate come uno dei principali fattori di destabilizzazione, e oggetto di inique riforme che ne hanno prolungato le possibilità di accesso ridimensionando il loro potere d’acquisto, spingendo e costringendo la forza lavoro più giovane a rivolgersi ai fondi pensione privati, occasione di speculazione per banche e sindacati.

I Piani di Stabilità Finanziaria hanno posto i Paesi meno solidi in una condizione di indebitamento perenne con la Banca Europea; con il Fiscal Compact l’Italia, cioè i cittadini, dovrà pagare 50 miliardi l’anno del proprio debito di 1.100 euro fino al 2035, e se non riuscirà a onorarlo spontaneamente, subirà il prelievo forzato previsto dalla regole restrittive sui deficit di bilancio. Aspettiamoci delle leggi finanziarie sempre più accanite sui ceti più deboli e numerosi.

L’Europa politica e finanziaria ha prodotto una centralizzazione dei poteri verso la Commissione Europea e il Consiglio d’Europa, che assieme alla Banca Centrale Europea rappresentano lo strapotere politico-economico anima delle strategie neoliberali che stanno cancellando i diritti sociali e del lavoro e sanno scavalcando gli stessi poteri nazionali, dando tuttavia ai governi e alle èlites economiche di ogni singolo Stato una grande opportunità per liquidare la più parte dei diritti e delle conquiste dei lavoratori, imponendo – con la complicità di sindacati e della cosiddetta sinistra, una eguaglianza al ribasso.

Nel 1992 la costruzione della nuova Europa veniva annunciata come l’occasione per rilanciare occupazione e produttività; oggi il numero dei disoccupati ufficiali nei paesi UE è arrivato a 26 milioni; cui vanno aggiunti i milioni e milioni di precari e di inoccupati non contabilizzati dalle bizzarre metodologie di indagine statistica.

L’Euro ha provocato un moto speculativo senza precedenti e nello stesso tempo una violenta deindustrializzazione dell’area mediterranea, con delocalizzazioni e chiusure di migliaia di stabilimenti. Risultato? In ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, con uno scivolamento repentino verso il baratro della povertà per milioni di individui e di famiglie.

Come se il quadro di questa “costruzione” capitalistica e liberista non fosse già abbastanza cupo per le classi lavoratrici, con l’arrivo del trattato TTIP – una sorta di Mercato Comune Transatlantico tra UE e USA, – la situazione precipiterà completamente. La “NATO economica”, come realmente va inteso il trattato – è un’operazione scandalosa condotta direttamente da Stati Uniti e Germania, che parte dal presupposto di integrare economicamente i paesi del Patto Atlantico, in realtà sottomettendoli in maniera totale allo strapotere delle multinazionali.

Col TTIP, infatti, le regolamentazioni nazionali in materia sociale, ambientale e lavorativa che hanno protetto, anche se in maniera sempre meno efficace per via del forte attacco alle classi popolari, i diritti delle persone e dell’ambiente, vengono ad essere scavalcate. Il “principio di precauzione”, che fino ad ora ha funto da freno riguardo, ad esempio, la diffusione di sostanze tossiche, la sicurezza alimentare e ogni altro attentato alla salute dei cittadini e all’ambiente, viene a cadere, aprendo la strada all’invasione degli OGM e ad ogni altra irruzione minacciosa. Il TTIP permette la caccia indiscriminata al petrolio e al gas nei nostri mari e nelle nostre coste, senza tenere conto delle normative di sicurezza fino ad ora vigenti a livello statale. Il canale di Sicilia è un’area tra le più ambite di questa caccia, e i pescicani del petrolio mondiale si preparano all’assalto finale con centinaia di trivellazioni; a Pozzallo a breve entrerà in funzione la seconda piattaforma, Vega B, a soli 11 km dalla costa.

E’ evidente che da una centralizzazione disastrosa si passa ad una ancora più pericolosa, che toglie potere e autorità agli stati per rendere ancora più totalitaria la gestione delle relazioni tra organi di comando e dominio e cittadini sudditi. L’Europa verso cui si marcia è sempre più quella dei ricchi, dei potenti e dei prepotenti, e nessuna legittimità più avere da parte dei popoli che ne sono le vittime sacrificali. Il sogno federalista europeo è solo un vago ricordo; quello che abbiamo di fronte è un mostro da combattere in nome di un’Europa dei popoli che nulla ha a che vedere con l’Europa delle multinazionali e degli Stati, e che proprio per questo non va riconosciuta né con un voto né con una illusione di cambiamento che passi dalla conquista delle sue istituzioni, come certi settori della sinistra vecchia e nuova, uniti per disperazione, vanno propagandando.

Il Trattato transatlantico va bloccato con una mobilitazione urgente diffusa in tutti i Paesi, che ponga al centro gli interessi ed i bisogni dei lavoratori e dei popoli.

Bisogna inoltre impedire che la destra nazionalista, fascista e razzista divenga partigiana dell’antieuropeismo, che usa e userà per mettere i popoli gli uni contro gli altri in nome della paura, del sangue e della razza. Bisogna costruire un muro contro il revanscismo reazionario e clerico-fascista, e dar vita ad un fronte comune di lotta dal basso internazionale in rappresentanza dell’Europa dei popoli che resistono alla cura shock del capitalismo, dei lavoratori che resistono al massacro sociale, che non riconoscono le frontiere insanguinate degli Stati.

L’unica Europa possibile è quella che, attraverso la ripresa del conflitto, si avvia a riconquistare diritti e speranza in un mondo migliore senza multinazionali, stati, governi, polizie, eserciti. La sua strada non passa per le urne, ma per la solidarietà internazionale, il mutuo appoggio, l’abolizione dei pregiudizi e del razzismo, l’imposizione di una equa distribuzione dei redditi e delle risorse, nel pieno rispetto delle persone, al di là dei generi e delle aree di provenienza.

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Con tenacia e volontà

Mentre da Roma il presidente Napolitano, nel discorso di commemorazione del 25 aprile, poneva il suo alt al taglio delle spese militari, dichiarava che i 2 marò assassini bloccati in India “fanno onore all’Italia” e metteva in guardia da “vecchie e nuove pulsioni antimilitariste”, a Niscemi gli antimilitaristi onoravano la Resistenza con un’azione di liberazione di un pozzo d’acqua recintato dai militari americani dentro il perimetro della base NRTF, oggi anche MUOS. Un’azione svolta alla luce del sole, per dimostrare agli occupanti e alla polizia italiana che la lotta non si arresta (in tutti i sensi), ma anche per ricordare alla popolazione che la carenza di acqua in città non è slegata dalla presenza militare USA, e pertanto, così come va imposto lo smantellamento della base, va anche imposto, con una dura lotta, il diritto all’acqua potabile tutti i giorni, e non ogni due settimane, assieme a tutti gli altri diritti calpestati: viabilità, lavoro, servizi sociali.
E’ stato un 25 aprile resistente, che ha fatto cadere reticolati, riperimetrato il pozzo lasciandolo fuori dalle grinfie statunitensi (anche se nel corso della notte i militari se lo sono ripresi), e che ha lanciato un appello a non mollare questa lotta, a non considerarla finita con il completamento del MUOS, a farla ripartire nei territori, ma anche fuori dalla Sicilia, su tutti i fronti fino ad ora tenuti aperti: Contrada Ulmo, la città di Niscemi, il TAR, le svariate lotte territoriali che, dalla Sicilia alla Val Susa, ormai innalzano, con le loro bandiere, anche quella dei NO MUOS.
Le assemblee del 26 aprile svoltesi al presidio hanno provato a rimettere in movimento il movimento, attraverso la ricerca di unità d’azione fra i vari soggetti organizzati che si muovono dal basso contro le devastazioni ambientali e lo smantellamento di diritti e conquiste. E’ stato lanciata una nuova scadenza di lotta ad agosto, con un campeggio dal 6 al 12 e una manifestazione per il 9, anniversario dell’invasione della base militare americana dell’anno scorso, mentre per giugno si procederà ad una vasta mobilitazione in Sicilia, con un tour che coinvolgerà i comitati NO MUOS e decine di paesi non ancora raggiunti dall’attivismo. In mezzo altre iniziative, sia a Niscemi che fuori, per mantenere viva la fiaccola della lotta.
Alla vigilia del primo maggio è arrivata la risoluzione della XIII Commissione Permanente del Senato sulla mozione MUOS presentata dal Movimento 5 Stelle; i senatori nel mese di marzo avevano svolto una lunga serie di audizioni a Caltanissetta e a Roma (si veda il comunicato del coordinamento dei Comitati NO MUOS a pag. 2) ma, come volevasi dimostrare, nonostante una chiara presa d’atto dei rischi derivanti dalla presenza del MUOS, la loro mozione non si spinge oltre la richiesta di monitoraggi, di riduzione dell’inquinamento del petrolchimico di Gela e addirittura dello smontaggio delle antenne inattive nella base NRTF n. 8, punto questo che rappresenta un’offesa all’intelligenza e al buon senso; nessun cenno alla questione dell’impatto militare del MUOS e del conseguente coinvolgimento nelle strategie belliche USA dell’Italia, o alle più volte denunciate violazioni delle stesse norme costituzionali borghesi: la montagna non solo partorisce il topolino, ma con questa sorta di mozione-aborto ce ne consegna appena il feto.
La palla di questo “orrendo gioco” torna sempre al movimento. La strada è in salita, ma il 25 aprile ha dimostrato che i tenaci sanno scalare le montagne e sfidare la prepotenza militare e la repressione, non cedendo alla rassegnazione, alla stanchezza, alla sindrome di isolamento. E sulla loro iniziativa, sulla loro volontà, sarà possibile riaggregare le forze e dare nuovo slancio alla lotta. Fino alla vittoria.

Pippo Gurrieri

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PRIMO MAGGIO ANARCHICO 2014

1m

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Lavoro zero

Ogni anno Primo Maggio la “festa dei lavoratori” va trasformandosi in “la festa ai lavoratori”, e la demolizione di conquiste e garanzie va avanti inesorabile, lasciandosi dietro una scia di precarietà, di subalternità, di sfruttamento.Matteo Renzi non poteva essere da meno, ed uno dei primi provvedimenti annunciati è stato il cosiddetto “job act” (ormai è diventata consuetudine presentare tutte le prese per il culo in inglese, da spending review in poi). Si tratta dell’ennesimo colpo d’accetta alle normative sul lavoro: i contratti a termine potranno durare fino a 36 mesi, all’interno dei quali saranno rinnovabili fino a 8 volte senza intervallo, e non sarà più necessaria una causa che li giustifichi; il numero dei lavoratori a tempo determinato dentro un’azienda si eleva al 20%, limite che i contratti potranno ancora innalzare. I padroni, a ogni scadenza, potranno sostituire i lavoratori, i quali aspetteranno invano un lavoro stabile.

Il contratto di apprendistato viene alleggerito dagli obblighi formativi e potranno esserne introdotti di nuovi senza bisogno di assumere a tempo indeterminato il 30% dei precedenti apprendisti. E’ il via libera alla sostituzione dei giovani in maniera illimitata, sfruttandoli con contribuzioni al 35% della tariffa tabellare, più un’elemosina offerta dal padrone. Con la scusa del superamento della rigidità contrattuale, si concede il via libera alla flessibilità indiscriminata e alla precarietà a vita.

E’ da tempo che ci invitano a scordarci il “posto fisso”;un dato per tutti: nel quarto trimestre del 2013 i contratti a tempo determinato attivati sono stati ben 1.539.435 su 2.266.604, circa il 70% del totale, mentre quelli a tempo indeterminato sono stati solo 364.972, corrispondenti al 16,1%. Milioni di persone sono alla costante ricerca di un lavoro che, se va bene, durerà solo pochi mesi, mentre per accedere all’indennità di disoccupazione (oggi Aspi e mini Aspi) saranno obbligati ad accettare offerte di lavoro provvisorie e miserevoli; parallelamente si restringe la platea di chi può usufruire di cassa integrazione e mobilità in deroga.

Le norme sull’apprendistato e quelle sul lavoro in generale erano state ormai ridotte a delle vere tagliole per i lavoratori; ma i padroni non sono mai paghi e i loro fedeli burattini al governo, mentre continuano a concedergli defiscalizzazioni, incentivi e favori (che pagherà la collettività con nuovi tagli ai servizi), marciano spediti verso l’azzeramento delle garanzie della mano d’opera; visto che non tutte le attività si possono trasferire in Cina, trasferiamo in Italia il sistema di produzione e di regole cinesi, cancellando non solo l’art. 18, ma tutto lo Statuto dei lavoratori e eliminando i contratti nazionali. Libertà di licenziamenti, obiettivo finale per ottenere la libertà di sfruttamento.

Tutto questo marcia di pari passo con la riforma delle pensioni, che riduce ad uno stato di precarietà a vita milioni di giovani e si accanisce ancora di più sulle donne, doppiamente penalizzate in quanto prigioniere di tetti pensionistici assurdi e dedite al doppio lavoro casalingo-sociale e “normale”.

Il risultato di tutto questo si traduce in lavoro nero, evasione fiscale, emigrazione; i dati ufficiali sull’ultimo decennio parlano di 500.000 emigrati all’estero, non solo “cervelli” ma anche “braccia”, mentre i flussi sud-nord sono ripresi in maniera vertiginosa e i paesi del Mezzogiorno tornano a svuotarsi.

Questo quadro testimonia della complicità del sindacalismo di Stato e dei limiti di quello di base e di lotta. Il primo ha partecipato al saccheggio delle conquiste e alla castrazione del diritto di sciopero, barattandoli con privilegi e regole sulla rappresentanza atte a garantire le burocrazie sindacali; il secondo non è riuscito a trasformare il disagio sociale in movimento diffuso che rompa gli equilibri sistemici e imponga obiettivi di classe. La drastica riduzione delle aziende, l’ampliamento esponenziale dell’area del non lavoro e del disagio sociale, hanno ridimensionato la pratica sindacale, la quale, se non vuole rischiare di diventare una sorta di guarnizione malridotta utile solo a limitare i danni, deve rivedere completamente metodi e strategie. Non si tratta solo di avere il coraggio di porre con più forza di prima obiettivi come la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, investimenti utili ai territori (disinquinamenti e bonifiche, messa in sicurezza, risparmio energetico, ecc.), riconversione delle industrie di armamenti e di quelle altamente tossiche, ma di sottrarre ai ricatti occupazionali milioni di individui, rimettendo al centro i bisogni, la sicurezza, l’utilità di ciò che si produce, l’equa distribuzione dei redditi. Nella prospettiva della rivoluzione sociale.

Pippo Gurrieri

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Madrid 22 marzo: comunicati della CNT

22 marzo: Imponente manifestazione autogestita a Madrid con l’adesione di moltissimi comitati e gruppi di base, sindacati libertari e antagonisti (come CNT, CGT…) e molte altre forze. Al termine c’è stata una violenta repressione poliziesca: sono stati sparati proiettili di gomma, centinaia di persone sono rimaste ferite e decine sono state arrestate. Riportiamo alcuni comunicati della CNT (nostra traduzione) 

25 marzo “La CNT desidera esprimere il prorpio appoggio a tutte le persone arrestate il 22 marzo. Respingiamo il tentativo di criminalizzare questo importante giorno di mobilitazione e lotta. Questa volta la classe politica non riuscirà a occultare o indebolire socialmente la manifestazione del 22 marzo, neppure con l’aiuto dei mezzi di comunicazione [...]” (testo integrale completo in castigliano)

22 marzo “Oggi 22 marzo in più di un milione abbiamo portato nella “capitale del regno” il nostro rifiuto e la nostra rabbia verso l’attuale situazione sociale. La CNT ritiene che questa giornata di mobilitazione sia stata portatrice di speranze e che segni un punto di svolta, dato che è stata organizzata al margine di CCOO, UGT [i sindacati consociativi spagnoli] e dei partiti politici e senza copertura mediatica. Il 22 marzo deve essere il punto di partenza di una lotta continua e comune per la difesa dei nostri diritti, contro i tagli, in difesa delle libertà, per denunciare la repressione.

Il nostro passo successivo deve essere il Primo Maggio e, dopo, la costruzione tra tutti di uno scenario di confronto col potere.

Per questo invitiamo tutti i lavoratori che rifiutano e sono delusi dai sindacati ufficiali e il movimento libertario ad unirsi per la costruzione di queste lotte.

Questa mobilitazione è stata oggetto di una evidente censura da parte dei mezzi di comunicazione, che ci hanno così mostrato il loro pluralismo e la loro vocazione all’informazione obiettiva. Queste aziende creatrici di opinione hanno cercato di nascondere l’esistenza di questa lotta. Ma questo non è servito a nulla, dato che  la mobilitazione si è estesa partendo dal basso fino a diventare un fatto indiscutibile, che dà fastidio e preoccupa.

Sicuramente si affanneranno a falsare i fatti e ad occultare le rivendicazioni; mentre metteranno tutto il loro impegno nel dare la parola ai nostri onorevoli politici, perchè ci dicano che questi non sono modi accettabili nè la strada giusta da seguire e per ricordarci quanto siamo cattivi se ci mobilitiamo al di fuori delle loro direttive e farse elettorali

Ci sembra inoltre vergognoso ed opportunista il comportamento di CCOO, UGT, USO [sindacati] e dei collettivi della “Cumbre Social” [organizzazione politica] che si sono infilati all’ultimo momento per salvaguardare il loro ruolo e trarre profitto dagli sforzi e dalle lotte di tutte quelle persone,collettivi ed organizzazioni che hanno lavorato per la riuscita di questa mobilitazione. Curiosa coincidenza l’incontro di questa settimana tra le parti sociali ed il governo: un altro grossolano tentativo di coprire le proprie vergogne, presentarsi come protagonisti e pretendere una legittimità che ormai nessuno riconsce più loro a causa dei loro tradimenti e della loro corruzione. Nè uniti nè separati: sono tutti destinati al fallimento se ci manterremo uniti nella lotta, in piazza. oggi a Madrid si è sentita la voce della classe operaia.

Vogliamo anche esprimere il nostro rifiuto alla militarizzazione di Madrid, con la presenza di centinaia di squadroni anti sommossa, criminalizzando in anticipo una protesta sociale legittima. Temono la nostra voce e vogliono metterci a tacere. Noi abbiamo subito le loro aggressioni e le denunciamo. Non ci fermeranno, rimarremo nelle piazze.

La CNT è stata presente nella manifestazione di oggi con uno spezzone formato da migliaia di militanti e simpatizzanti. Inoltre ha svolto un ruolo importante in varie delle colonne regionali che sono confluite a Madrid. Ringraziamo tutte le persone che ci hanno accompagnato oggi col loro contributo alla lotta.

Per la rinascita della coscienza di classe: appuntamento al Primo Maggio, non nelle urne elettorali !

Solidarietà e mutuo appoggio !

Secretariado Permanente del Comité Confederal de CNT-AIT

testo originale in Castigliano

 

 

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