Una vertenza sulla libertà

Purtroppo è andata male ai mondiali di calcio; male per il governo, cui è venuta a mancare una ghiotta occasione per confezionare un bel pacchetto di provvedimenti fiscali senza che il popolo-tifoso gli desse troppa importanza; il nazionalismo cretino avrebbe fatto il resto. E allora le distrazioni devono orientarsi su altri lidi: delitti di paese, dichiarazioni papaline, incendi, pioggia, caldo… troppo poco rispetto a una posta in gioco molto alta: controriforma istituzionale, accentramento dei poteri, difficoltà di bilancio e ricerca di fondi, semestre europeo e pressioni americane sul campo economico, commerciale, militare.
Il crollo dei livelli occupazionali non subisce rallentamenti; tra i giovani e al Sud una condizione drammatica sta facendo precipitare la società nel baratro della disperazione: settori produttivi azzerati, famiglie sul lastrico, piccola economia bloccata e ritorno massiccio dell’emigrazione. Il problema degli sfratti, delle aste pubbliche di case e beni appartenenti a persone indebitate con il fisco, della crescente povertà, si scontra con una corruzione sempre più selvaggia ai livelli alti (grandi opere) come a quelli bassi (assessorati vari) e con le difficoltà da parte dei comuni di far fronte alle esigenze primarie delle comunità. A far da contorno, i flussi migratori dall’Africa, veri e propri drammi nel dramma, tra incapacità a gestirli e il clima da emergenza utile a spillare soldi, militarizzare, senza risolvere il problema dei richiedenti asilo e dei migranti.
Tra il mondo politico e la società reale c’è una spaccatura profonda – di cui non saremo certo noi anarchici a lamentarci – che dimostra la parassitarietà dei primi e le loro responsabilità. Ogni provvedimento, spacciato per soluzione, non fa altro che ingigantire i problemi e sbilanciare ancora di più la situazione a favore dei ricchi, delle banche, dei ceti dirigenti e delle varie caste, dagli 80 euro di Renzi assorbiti abbondantemente dal prelievo fiscale sulla casa, al job act, ennesimo colpo di scure ai residui diritti dei lavoratori, regalo ai padroni di tutte le risme.
Il vuoto di consensi che tutto ciò sta creando potrà essere riempito soltanto da una politica repressiva che trasformi ogni questione sociale in una questione di ordine pubblico. Se si parla di TAV, non si parla solo di alta velocità in Valle Susa, ma di un problema divenuto la chiave di volta delle relazioni tra governi/poteri forti e popolazioni, una contrapposizione in campo aperto di metodi e di ragioni, e come tale specchio di centinaia di conflitti che si sviluppano da anni in Italia. La Val Susa è il laboratorio dello Stato di polizia: magistrati, poliziotti, esercito, stampa intruppata, uniti contro la resistenza dal basso, coscienti – come lo è il fronte opposto – che chi vince qui può vincere nel Paese. E’ormai una questione di principio a cui si sta sacrificando la libertà di una popolazione, la libertà personale di militanti in stato d’arresto o sottoposti a misure giudiziarie con forzature da regime fascista, e pertanto, travalica i confini della Valle per invadere la questione delle libertà in generale, della partecipazione diretta della gente alla gestione dei propri problemi contro la delega e la politica parlamentare, e tocca finanche quella che un tempo veniva chiamata “questione morale”, che in realtà andrebbe ridefinita come la normale gestione della cosa pubblica da parte dei poteri politico-economico-criminali.
Gli attacchi altrettanto forti al movimento di lotta per la casa e alle tante conflittualità territoriali rendono più chiaro il quadro in cui il renzusconismo vuol ricacciare il paese; richiedono pertanto uno sforzo supplementare da parte di tutti gli attivisti, le realtà di lotta e di resistenza, i movimenti di base d’ogni tipo (sindacali, culturali, ambientalisti…), ad aprirsi l’un l’altro, senza rinunciare alle specificità, ma mettendole al servizio di uno scopo comune, per costruire un fronte unitario e compatto che apra una vertenza generale sulla libertà e sul futuro di tutti noi.
Pippo Gurrieri

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Odio e amore

NISCEMI. Verso il campeggio del 6/12 agosto e la manifestazione del 9 agosto

ODIO E AMORE

Quello che segue è l’appello del movimento NO MUOS per le iniziative di questa estate ed in particolare il campeggio del 6-12 agosto e la manifestazione del 9.

Fermiamo il Muos. Fermiamo la guerra.
SMILITARIZZIAMO LA SICILIA!

Nel mese di giugno, nei due rami del parlamento italiano, si è consumata la discussione farsa delle mozioni presentate da alcuni parlamentari che richiedevano il blocco immediato e totale dell’opera del Muos e un pronunciamento sulla sua incostituzionalità. Le due mozioni sono state rigettate dal governo, sempre più servo degli interessi bellici degli Usa, con motivi del tutto pretestuosi.
Questa vicenda ci conferma nella nostra comune determinazione e convinzione che le possibilità maggiori per la nostra lotta di acquisire risultati e fare passi avanti, come per le altre portate avanti contro le devastazioni territoriali, stanno soprattutto nella lotta dal basso e nell’azione diretta che non conosce deleghe.
Come attivisti No Muos e del Coordinamento dei Comitati territoriali, dopo aver attraversato un intenso periodo di lotta e di mobilitazione contro la base Us Navy di contrada Ulmo, che ha visto la popolazione niscemese e siciliana impegnarsi duramente e con costanza nella resistenza alla militarizzazione del proprio territorio, abbiamo deciso di rinnovare anche quest’anno l’invito a tutte le realtà di lotta contro le devastazioni ambientali, la privatizzazione dei beni comuni, lo sfruttamento e la precarizzazione dei/lle lavoratori/rici, ai/lle militanti pacifisti e antimilitaristi di tutta l’Italia, e del mondo a supportare la nostra estate di lotta per la smilitarizzazione della Sughereta e della Sicilia che avrà come momenti centrali il campeggio al presidio No Muos di contrada Ulmo a Niscemi, nelle date che vanno dal 6 al 12 agosto, e il grande corteo popolare che si terrà il 9 agosto, a un anno esatto dall’invasione pacifica della base avvenuta il 9 agosto 2013.
Crediamo che il nostro appello acquisti ancora più forza in questo periodo nel quale la vicenda Ucraina mostra come intere popolazioni soffrano in maniera drammatica le politiche di guerra dell’occidente, col rischio di continuare a trascinare l’Italia in criminali e costose “Missioni Umanitarie” alimentando la spregiudicata e inaccettabile militarizzazione dei nostri territori, delle nostre vite e del Mediterraneo, diventato oramai un gigantesco cimitero marino di migranti a causa delle politiche razziste della fortezza Europa.
Oggi più che mai bisogna fermare la guerra e il significato concreto della nostra presenza a Niscemi questa estate sarà quello di autorganizzare una crescente Resistenza popolare per dare il nostro contributo a fermarla nei nostri territori.
Movimento No Muos

Un appello che come redazione di Sicilia libertaria facciamo nostro e rilanciamo nella speranza che venga accolto da quanti più compagni e quante più realtà possibili, dentro e fuori la Sicilia. Da queste pagine, e nelle decine di iniziative cui abbiamo partecipato, non ci siamo mai stancati di ripetere che la lotta contro il MUOS per essere vincente non può essere delegata alla popolazione di Niscemi e agli attivisti siciliani, i quali stanno facendo fino in fondo il loro dovere, avendo costruito un alto livello di conflittualità e molti compagni, per questo, si trovano a essere sovraesposti alla spirale repressiva. Non si può pensare che il compito di bloccare la messa in opera della più grande macchina da guerra degli Stati Uniti a livello planetario possa essere assolto soltanto da un focolaio di ribellione e di autorganizzazione. Urge – e siamo già in forte ritardo – una presa d’atto generale della portata della lotta e dei suoi obiettivi per una sua estensione sia sul piano quantitativo che su quello qualitativo, con scadenze pianificate di largo respiro e di impatto non solo mediatico, ma politico. Il campeggio del 6/12 agosto è una di queste, e lo sarà a maggior ragione se i contributi alla sua riuscita giungeranno generosi e solidali da ogni parte d’Italia, non solo nella forma di “aiuti”, ma nella sostanza di una piena assunzione della battaglia.

La farsa parlamentare di giugno ha dimostrato l’inconsistenza di questa via, perseguita dal movimento più che altro nella speranza di ottenere una discreta visibilità, più che risultati concreti. Ma non c’è stata neanche questa. La distrazione è finita; come da anni denunciamo, il ruolo del PD nella vicenda MUOS si conferma di estrema gravità, e non solo per i passaggi “storici” (accordo col governo Prodi nel 2006, autorizzazioni alla marina USA da parte del governo regionale MPA-PD; ruolo del governo Crocetta nelle ultime autorizzazioni…) ma anche per l’attuale linea militarista e filo USA del governo Renzi. La vergognosa farsa governativa, con vere e proprie menzogne e il cinismo delle “compensazioni” alla comunità niscemese pongono sicuramente questo partito nella posizione di pilastro della strategia militarista statunitense, cosa che il movimento deve tenere in grande considerazione. La vicenda però dimostra anche quanto sterile sia l’azione del Movimento 5 Stelle e di SEL, i cui orizzonti sembra non vadano oltre le aule parlamentari.

Lo scorso numero del giornale abbiamo dedicato l’editoriale alla centralità di Niscemi, che va assunta in pieno e con coerenza, e non può essere sfruttata a fini di bottega. I comitati NO MUOS hanno assicurato la continuità dell’intervento in questi mesi senza clamore, alimentando azioni e iniziative con lo scopo di rinsaldare i legami con la popolazione e aggregare nuove forze in vista di scadenze più impegnative da affrontare in armonia e correttezza, in complicità e fratellanza, con lo spirito battagliero e ribelle che ha contraddistinto in questi anni il movimento.

I venti di guerra continuano a soffiare minacciosi; ce ne accorgiamo ogni giorno quando sbarcano sulle nostre coste migliaia di uomini in fuga da conflitti, dittature, miseria, portando nelle nostre case i drammi provocati dagli iniqui assetti politici internazionali. L’inaccettabile strage sul nostro mare e sulle nostre coste; le migliaia di sequestri di persona dentro strutture che si richiamano cinicamente all’accoglienza, rappresentano una faccia della guerra quotidiana che ha nel nostro territorio militarizzato una sua base portante.

Dai compagni ucraini ci giungono in continuazione appelli e allarmi sull’assurda situazione in cui si trova il paese, con un regime filoccidentale governato da fascisti, e repubbliche separatiste inneggianti alla Russia di Putin, anch’esse difese da fascisti e dotate di programmi per certi versi peggiori; un contesto in cui gli unici a soccombere sono i lavoratori, i diritti civili, le libertà, sottoposti a dura prova, cancellati, calpestati. Una situazione che impone un maggior senso critico, evitando di cadere nei tranelli propagandistici degli uni e degli altri fra i quali ci sono molte più cose in comune di quanto non ce ne siano con le reali vittime: i lavoratori, la popolazione. Oggi le forze dell’autonomia sono deboli e ridotte al silenzio, e ciò rende più facile scadere nel tifo per le squadre sbagliate. Lo stesso accade in Siria, dove i comitati popolari, vera anima della rivolta siriana, sono stati quasi soffocati dalle violenze delle forze contendenti statali e islamiste, nell’ignoranza dei movimenti pacifisti e antimilitaristi di tutto il mondo. E poi c’è la Palestina…

Ricostruire un saldo fronte antimilitarista vuol dire anche rimettere in piedi un tessuto di solidarietà internazionale che avvicini le lotte e metta in luce i collegamenti e le strategie che legano ogni specifica realtà a tutte le altre. Niscemi, con le sue basi NRTF n.8 e MUOS, la Sicilia, con Sigonella, Augusta, Trapani Birgi e decine di siti minori, è la dimostrazione concreta di come non vi siano guerre al mondo che non passino anche da questa terra, e dalla sua rete di strutture di morte. Smilitarizzare la Sicilia è, quindi, un grande atto d’amore, ovvero di odio alla guerra.

 

Appello della Federazione Anarchica Siciliana per il campeggio NO MUOS del 6/12 agosto e la manifestazione del 9 agosto a Niscemi

Facciamo appello ad un coordinamento sul campo delle forze anarchiche e dei compagni che condividono il senso di una presenza militante libertaria rispettosa dell’autonomia del movimento, protesa all’azione diretta, al processo orizzontale assembleare, al collegamento costante con la popolazione.

Il nostro antimilitarismo, il nostro contributo di idee ed esperienze, la nostra visione ampia dei processi di militarizzazione in atto, possono sfociare in una serie di iniziative, sia autonome (ma non contrapposte), sia interne alle dinamiche del movimento, che facciano emergere i profondi nessi che una lotta dal basso ha con le aspirazioni libertarie al cambiamento sociale.

L’esportazione dell’esperienza di lotta NO MUOS a livello metodologico e organizzativo è fondamentale per consolidare un robusto fronte di resistenza di ampio respiro che, dall’acqua ai trasporti, dall’istruzione al lavoro, da un’altra agricoltura e un ambiente più sano, all’instaurazione di relazioni sociali basate sulla solidarietà, il mutuo appoggio, la partecipazione diretta e comunalista ai problemi sociali, getti le basi per un progetto di alternativa politica libertaria.

La FAS si propone di fungere da elemento di raccordo per tutte le realtà anarchiche e libertarie organizzate o meno che verranno a Niscemi per contribuire a rafforzare questa lotta.

Al campeggio saremo presenti con nostri compagni sin dal primo giorno, e decideremo assieme, in base alle forze, le caratteristiche del nostro intervento.

9-7-2014

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La centralità di Niscemi

Avevamo definito già alcuni anni fa l’installazione del MUOS, per la sua portata strategica e per l’impennata che veniva a subire la militarizzazione della Sicilia, come il fatto nuovo che cambiava gli scenari dell’impegno politico-sociale, costituendo il perno di una mobilitazione dalle caratteristiche locali e generali, capace di mettere in moto energie nuove e conflitti radicali. Le molteplici conferme e il coinvolgimento di migliaia di attivisti e di fette di popolazione nel tentativo di bloccare i cantieri del MUOS e gettare all’aria i progetti militari statunitensi, si sono rivelati una delle pagine più importanti della storia siciliana contemporanea.
La conclusione dei lavori principali al cantiere, lo scorso gennaio, se da un lato ha fatto diminuire l’intensità della lotta, dall’altra ha reso reali tutti gli allarmi, rendendo effettivamente grave quello che prima lo era solo potenzialmente o parzialmente. Nel frattempo, non solo non sono diminuiti gli scenari di guerra nel Mondo, ma ne sono comparsi di nuovi, come la crisi ucraina che rischia di deflagrare in un nuovo e distruttivo conflitto bellico trasformando il cuore dell’Europa in un campo di battaglia per le forze imperialiste e le potenze finanziarie. Una regione fortemente militarizzata come la Sicilia, al centro delle guerre americane degli ultimi 40 anni, ne potrà essere completamente coinvolta, sia come testa d’ariete, ma nello stesso tempo come uno degli obiettivi più ambiti.
L’antimilitarismo assume sempre più un significato centrale per ogni movimento sociale e politico, qualsiasi sia la sua natura fondante. A Niscemi e in Sicilia, quello contro il MUOS, benché arricchito da motivazioni collegate e complementari (salute, ambiente), è il primo movimento di massa dopo Comiso, che tenta di ostacolare le strategie belliche degli USA e dei loro satelliti.
Le pratiche libertarie, orizzontali, di base che l’hanno caratterizzato sono un salto di qualità nella storia delle lotte sociali in Sicilia, un grande valore che ha permesso l’estensione a settori sociali e territori diversi, delle metodologie di azione diretta, di impegno in prima persona, di rifiuto delle gerarchie politiche e delle forme sclerotizzate e partitiche che hanno condizionato la lotta sociale.
I blocchi stradali e il confronto quasi quotidiano con le forze del dis-ordine; la sfida coerente alle truppe d’occupazione e le violazioni del divieto di penetrare dentro la base della marina militare, l’invasione di massa o di piccoli gruppi della stessa; il contrasto al potere, alla mafia e ai loro ricatti; la costruzione di un fronte ampio e dal basso, politico, sociale, culturale, artistico, scientifico… sono ormai una pietra miliare nell’esperienza individuale e collettiva di migliaia di persone: Una esperienza profonda, continuata, partecipata, traino per altre lotte, esempio sia in quanto a metodi sia in quanto a trasmissione di coraggio e dignità.
Pur con tutte le differenze del caso, se una mobilitazione somiglia più di tutte a quella del movimento NO TAV, questa è quella del movimento NO MUOS. Per questo la centralità di Niscemi non può essere messa in discussione; e tutti i protagonisti hanno il “dovere” di portare sino in fondo questa battaglia. Oltre tutto, l’esposizione di centinaia di compagni rischierebbe – qualora si abbassasse la guardia – di lasciarli al centro di un vero e proprio ciclone repressivo, dato che prima o poi arriverà il momento della vendetta dello Stato, coi processi, le decisioni e le sentenze e ancora altra repressione, e bisogna arrivarci con un movimento in piena forma e in grado di mobilitare nuove forze per trasformare quelle occasioni in altrettante situazioni di propaganda e di lotta contro il MUOS.
La centralità di Niscemi non cancella né annulla ogni altro tipo di impegno, semmai li coniuga tutti all’interno di una dinamica conflittuale generale capace di consolidare il sorgere – dalle macerie del parlamentarismo, della delega, del riformismo, del qualunquismo comunque camuffato – di nuovi soggetti del cambiamento, uniti in un fronte anticapitalista, antimilitarista e – perché no? – antistatale.
Pippo Gurrieri

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SENZA PADRONI

Europa. Astensionismo elettorale come Resistenza

SENZA PADRONI

 

L’Europa vista dalla Sicilia è un’entità lontana; per 160 anni siamo stati il fanalino di coda dell’Italia, e adesso ci ritroviamo ad essere il fanalino di coda dell’Europa, ai margini dell’impero. Ma essere ai margini non significa essere dimenticati, significa soltanto essere oggetto di particolari riguardi, che in genere coincidono con parole come “frontiera”, “eserciti”, “difesa”. E infatti la Sicilia si trova a rivestire – suo malgrado – l’angusto ruolo di estremo lembo della “Fortezza Europa”, bastione difensivo contro le ”orde” di invasori che scappano via da guerre, pestilenze, dittature e miseria e cercano di approdare sulle sponde di quell’area geopolitica che è causa dei loro mali: questo lembo di occidente capitalista di qua dell’Atlantico, che con l’altro posto di là – gli USA – determina le funeste sorti dei Paesi del Sud del Mondo.

Ed ecco perchè le coste siciliane, già fortemente militarizzate dalle forze occupanti USA e NATO, sono anche al centro dell’operazione Mare Nostrum, grande dispiegamento di forze armate per controllare i flussi migratori dall’Africa, spacciata come operazione umanitaria.

Da tempo i popoli del vecchio continente, e quelli dell’area mediterranea in particolare, sono vittime della terapia shock che negli ultimi anni la governance europea ha imposto, con la scusa di fare uscire le società da una crisi che le popolazioni non hanno certo provocato.

E’ stata, e continua ad essere, una terapia a senso unico che ha falciato vittime a colpi di tagli ai salari e di un assalto senza precedenti ai servizi pubblici, smantellati e privatizzati. Le pensioni sono state indicate come uno dei principali fattori di destabilizzazione, e oggetto di inique riforme che ne hanno prolungato le possibilità di accesso ridimensionando il loro potere d’acquisto, spingendo e costringendo la forza lavoro più giovane a rivolgersi ai fondi pensione privati, occasione di speculazione per banche e sindacati.

I Piani di Stabilità Finanziaria hanno posto i Paesi meno solidi in una condizione di indebitamento perenne con la Banca Europea; con il Fiscal Compact l’Italia, cioè i cittadini, dovrà pagare 50 miliardi l’anno del proprio debito di 1.100 euro fino al 2035, e se non riuscirà a onorarlo spontaneamente, subirà il prelievo forzato previsto dalla regole restrittive sui deficit di bilancio. Aspettiamoci delle leggi finanziarie sempre più accanite sui ceti più deboli e numerosi.

L’Europa politica e finanziaria ha prodotto una centralizzazione dei poteri verso la Commissione Europea e il Consiglio d’Europa, che assieme alla Banca Centrale Europea rappresentano lo strapotere politico-economico anima delle strategie neoliberali che stanno cancellando i diritti sociali e del lavoro e sanno scavalcando gli stessi poteri nazionali, dando tuttavia ai governi e alle èlites economiche di ogni singolo Stato una grande opportunità per liquidare la più parte dei diritti e delle conquiste dei lavoratori, imponendo – con la complicità di sindacati e della cosiddetta sinistra, una eguaglianza al ribasso.

Nel 1992 la costruzione della nuova Europa veniva annunciata come l’occasione per rilanciare occupazione e produttività; oggi il numero dei disoccupati ufficiali nei paesi UE è arrivato a 26 milioni; cui vanno aggiunti i milioni e milioni di precari e di inoccupati non contabilizzati dalle bizzarre metodologie di indagine statistica.

L’Euro ha provocato un moto speculativo senza precedenti e nello stesso tempo una violenta deindustrializzazione dell’area mediterranea, con delocalizzazioni e chiusure di migliaia di stabilimenti. Risultato? In ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, con uno scivolamento repentino verso il baratro della povertà per milioni di individui e di famiglie.

Come se il quadro di questa “costruzione” capitalistica e liberista non fosse già abbastanza cupo per le classi lavoratrici, con l’arrivo del trattato TTIP – una sorta di Mercato Comune Transatlantico tra UE e USA, – la situazione precipiterà completamente. La “NATO economica”, come realmente va inteso il trattato – è un’operazione scandalosa condotta direttamente da Stati Uniti e Germania, che parte dal presupposto di integrare economicamente i paesi del Patto Atlantico, in realtà sottomettendoli in maniera totale allo strapotere delle multinazionali.

Col TTIP, infatti, le regolamentazioni nazionali in materia sociale, ambientale e lavorativa che hanno protetto, anche se in maniera sempre meno efficace per via del forte attacco alle classi popolari, i diritti delle persone e dell’ambiente, vengono ad essere scavalcate. Il “principio di precauzione”, che fino ad ora ha funto da freno riguardo, ad esempio, la diffusione di sostanze tossiche, la sicurezza alimentare e ogni altro attentato alla salute dei cittadini e all’ambiente, viene a cadere, aprendo la strada all’invasione degli OGM e ad ogni altra irruzione minacciosa. Il TTIP permette la caccia indiscriminata al petrolio e al gas nei nostri mari e nelle nostre coste, senza tenere conto delle normative di sicurezza fino ad ora vigenti a livello statale. Il canale di Sicilia è un’area tra le più ambite di questa caccia, e i pescicani del petrolio mondiale si preparano all’assalto finale con centinaia di trivellazioni; a Pozzallo a breve entrerà in funzione la seconda piattaforma, Vega B, a soli 11 km dalla costa.

E’ evidente che da una centralizzazione disastrosa si passa ad una ancora più pericolosa, che toglie potere e autorità agli stati per rendere ancora più totalitaria la gestione delle relazioni tra organi di comando e dominio e cittadini sudditi. L’Europa verso cui si marcia è sempre più quella dei ricchi, dei potenti e dei prepotenti, e nessuna legittimità più avere da parte dei popoli che ne sono le vittime sacrificali. Il sogno federalista europeo è solo un vago ricordo; quello che abbiamo di fronte è un mostro da combattere in nome di un’Europa dei popoli che nulla ha a che vedere con l’Europa delle multinazionali e degli Stati, e che proprio per questo non va riconosciuta né con un voto né con una illusione di cambiamento che passi dalla conquista delle sue istituzioni, come certi settori della sinistra vecchia e nuova, uniti per disperazione, vanno propagandando.

Il Trattato transatlantico va bloccato con una mobilitazione urgente diffusa in tutti i Paesi, che ponga al centro gli interessi ed i bisogni dei lavoratori e dei popoli.

Bisogna inoltre impedire che la destra nazionalista, fascista e razzista divenga partigiana dell’antieuropeismo, che usa e userà per mettere i popoli gli uni contro gli altri in nome della paura, del sangue e della razza. Bisogna costruire un muro contro il revanscismo reazionario e clerico-fascista, e dar vita ad un fronte comune di lotta dal basso internazionale in rappresentanza dell’Europa dei popoli che resistono alla cura shock del capitalismo, dei lavoratori che resistono al massacro sociale, che non riconoscono le frontiere insanguinate degli Stati.

L’unica Europa possibile è quella che, attraverso la ripresa del conflitto, si avvia a riconquistare diritti e speranza in un mondo migliore senza multinazionali, stati, governi, polizie, eserciti. La sua strada non passa per le urne, ma per la solidarietà internazionale, il mutuo appoggio, l’abolizione dei pregiudizi e del razzismo, l’imposizione di una equa distribuzione dei redditi e delle risorse, nel pieno rispetto delle persone, al di là dei generi e delle aree di provenienza.

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Con tenacia e volontà

Mentre da Roma il presidente Napolitano, nel discorso di commemorazione del 25 aprile, poneva il suo alt al taglio delle spese militari, dichiarava che i 2 marò assassini bloccati in India “fanno onore all’Italia” e metteva in guardia da “vecchie e nuove pulsioni antimilitariste”, a Niscemi gli antimilitaristi onoravano la Resistenza con un’azione di liberazione di un pozzo d’acqua recintato dai militari americani dentro il perimetro della base NRTF, oggi anche MUOS. Un’azione svolta alla luce del sole, per dimostrare agli occupanti e alla polizia italiana che la lotta non si arresta (in tutti i sensi), ma anche per ricordare alla popolazione che la carenza di acqua in città non è slegata dalla presenza militare USA, e pertanto, così come va imposto lo smantellamento della base, va anche imposto, con una dura lotta, il diritto all’acqua potabile tutti i giorni, e non ogni due settimane, assieme a tutti gli altri diritti calpestati: viabilità, lavoro, servizi sociali.
E’ stato un 25 aprile resistente, che ha fatto cadere reticolati, riperimetrato il pozzo lasciandolo fuori dalle grinfie statunitensi (anche se nel corso della notte i militari se lo sono ripresi), e che ha lanciato un appello a non mollare questa lotta, a non considerarla finita con il completamento del MUOS, a farla ripartire nei territori, ma anche fuori dalla Sicilia, su tutti i fronti fino ad ora tenuti aperti: Contrada Ulmo, la città di Niscemi, il TAR, le svariate lotte territoriali che, dalla Sicilia alla Val Susa, ormai innalzano, con le loro bandiere, anche quella dei NO MUOS.
Le assemblee del 26 aprile svoltesi al presidio hanno provato a rimettere in movimento il movimento, attraverso la ricerca di unità d’azione fra i vari soggetti organizzati che si muovono dal basso contro le devastazioni ambientali e lo smantellamento di diritti e conquiste. E’ stato lanciata una nuova scadenza di lotta ad agosto, con un campeggio dal 6 al 12 e una manifestazione per il 9, anniversario dell’invasione della base militare americana dell’anno scorso, mentre per giugno si procederà ad una vasta mobilitazione in Sicilia, con un tour che coinvolgerà i comitati NO MUOS e decine di paesi non ancora raggiunti dall’attivismo. In mezzo altre iniziative, sia a Niscemi che fuori, per mantenere viva la fiaccola della lotta.
Alla vigilia del primo maggio è arrivata la risoluzione della XIII Commissione Permanente del Senato sulla mozione MUOS presentata dal Movimento 5 Stelle; i senatori nel mese di marzo avevano svolto una lunga serie di audizioni a Caltanissetta e a Roma (si veda il comunicato del coordinamento dei Comitati NO MUOS a pag. 2) ma, come volevasi dimostrare, nonostante una chiara presa d’atto dei rischi derivanti dalla presenza del MUOS, la loro mozione non si spinge oltre la richiesta di monitoraggi, di riduzione dell’inquinamento del petrolchimico di Gela e addirittura dello smontaggio delle antenne inattive nella base NRTF n. 8, punto questo che rappresenta un’offesa all’intelligenza e al buon senso; nessun cenno alla questione dell’impatto militare del MUOS e del conseguente coinvolgimento nelle strategie belliche USA dell’Italia, o alle più volte denunciate violazioni delle stesse norme costituzionali borghesi: la montagna non solo partorisce il topolino, ma con questa sorta di mozione-aborto ce ne consegna appena il feto.
La palla di questo “orrendo gioco” torna sempre al movimento. La strada è in salita, ma il 25 aprile ha dimostrato che i tenaci sanno scalare le montagne e sfidare la prepotenza militare e la repressione, non cedendo alla rassegnazione, alla stanchezza, alla sindrome di isolamento. E sulla loro iniziativa, sulla loro volontà, sarà possibile riaggregare le forze e dare nuovo slancio alla lotta. Fino alla vittoria.

Pippo Gurrieri

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PRIMO MAGGIO ANARCHICO 2014

1m

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Lavoro zero

Ogni anno Primo Maggio la “festa dei lavoratori” va trasformandosi in “la festa ai lavoratori”, e la demolizione di conquiste e garanzie va avanti inesorabile, lasciandosi dietro una scia di precarietà, di subalternità, di sfruttamento.Matteo Renzi non poteva essere da meno, ed uno dei primi provvedimenti annunciati è stato il cosiddetto “job act” (ormai è diventata consuetudine presentare tutte le prese per il culo in inglese, da spending review in poi). Si tratta dell’ennesimo colpo d’accetta alle normative sul lavoro: i contratti a termine potranno durare fino a 36 mesi, all’interno dei quali saranno rinnovabili fino a 8 volte senza intervallo, e non sarà più necessaria una causa che li giustifichi; il numero dei lavoratori a tempo determinato dentro un’azienda si eleva al 20%, limite che i contratti potranno ancora innalzare. I padroni, a ogni scadenza, potranno sostituire i lavoratori, i quali aspetteranno invano un lavoro stabile.

Il contratto di apprendistato viene alleggerito dagli obblighi formativi e potranno esserne introdotti di nuovi senza bisogno di assumere a tempo indeterminato il 30% dei precedenti apprendisti. E’ il via libera alla sostituzione dei giovani in maniera illimitata, sfruttandoli con contribuzioni al 35% della tariffa tabellare, più un’elemosina offerta dal padrone. Con la scusa del superamento della rigidità contrattuale, si concede il via libera alla flessibilità indiscriminata e alla precarietà a vita.

E’ da tempo che ci invitano a scordarci il “posto fisso”;un dato per tutti: nel quarto trimestre del 2013 i contratti a tempo determinato attivati sono stati ben 1.539.435 su 2.266.604, circa il 70% del totale, mentre quelli a tempo indeterminato sono stati solo 364.972, corrispondenti al 16,1%. Milioni di persone sono alla costante ricerca di un lavoro che, se va bene, durerà solo pochi mesi, mentre per accedere all’indennità di disoccupazione (oggi Aspi e mini Aspi) saranno obbligati ad accettare offerte di lavoro provvisorie e miserevoli; parallelamente si restringe la platea di chi può usufruire di cassa integrazione e mobilità in deroga.

Le norme sull’apprendistato e quelle sul lavoro in generale erano state ormai ridotte a delle vere tagliole per i lavoratori; ma i padroni non sono mai paghi e i loro fedeli burattini al governo, mentre continuano a concedergli defiscalizzazioni, incentivi e favori (che pagherà la collettività con nuovi tagli ai servizi), marciano spediti verso l’azzeramento delle garanzie della mano d’opera; visto che non tutte le attività si possono trasferire in Cina, trasferiamo in Italia il sistema di produzione e di regole cinesi, cancellando non solo l’art. 18, ma tutto lo Statuto dei lavoratori e eliminando i contratti nazionali. Libertà di licenziamenti, obiettivo finale per ottenere la libertà di sfruttamento.

Tutto questo marcia di pari passo con la riforma delle pensioni, che riduce ad uno stato di precarietà a vita milioni di giovani e si accanisce ancora di più sulle donne, doppiamente penalizzate in quanto prigioniere di tetti pensionistici assurdi e dedite al doppio lavoro casalingo-sociale e “normale”.

Il risultato di tutto questo si traduce in lavoro nero, evasione fiscale, emigrazione; i dati ufficiali sull’ultimo decennio parlano di 500.000 emigrati all’estero, non solo “cervelli” ma anche “braccia”, mentre i flussi sud-nord sono ripresi in maniera vertiginosa e i paesi del Mezzogiorno tornano a svuotarsi.

Questo quadro testimonia della complicità del sindacalismo di Stato e dei limiti di quello di base e di lotta. Il primo ha partecipato al saccheggio delle conquiste e alla castrazione del diritto di sciopero, barattandoli con privilegi e regole sulla rappresentanza atte a garantire le burocrazie sindacali; il secondo non è riuscito a trasformare il disagio sociale in movimento diffuso che rompa gli equilibri sistemici e imponga obiettivi di classe. La drastica riduzione delle aziende, l’ampliamento esponenziale dell’area del non lavoro e del disagio sociale, hanno ridimensionato la pratica sindacale, la quale, se non vuole rischiare di diventare una sorta di guarnizione malridotta utile solo a limitare i danni, deve rivedere completamente metodi e strategie. Non si tratta solo di avere il coraggio di porre con più forza di prima obiettivi come la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, investimenti utili ai territori (disinquinamenti e bonifiche, messa in sicurezza, risparmio energetico, ecc.), riconversione delle industrie di armamenti e di quelle altamente tossiche, ma di sottrarre ai ricatti occupazionali milioni di individui, rimettendo al centro i bisogni, la sicurezza, l’utilità di ciò che si produce, l’equa distribuzione dei redditi. Nella prospettiva della rivoluzione sociale.

Pippo Gurrieri

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Madrid 22 marzo: comunicati della CNT

22 marzo: Imponente manifestazione autogestita a Madrid con l’adesione di moltissimi comitati e gruppi di base, sindacati libertari e antagonisti (come CNT, CGT…) e molte altre forze. Al termine c’è stata una violenta repressione poliziesca: sono stati sparati proiettili di gomma, centinaia di persone sono rimaste ferite e decine sono state arrestate. Riportiamo alcuni comunicati della CNT (nostra traduzione) 

25 marzo “La CNT desidera esprimere il prorpio appoggio a tutte le persone arrestate il 22 marzo. Respingiamo il tentativo di criminalizzare questo importante giorno di mobilitazione e lotta. Questa volta la classe politica non riuscirà a occultare o indebolire socialmente la manifestazione del 22 marzo, neppure con l’aiuto dei mezzi di comunicazione [...]” (testo integrale completo in castigliano)

22 marzo “Oggi 22 marzo in più di un milione abbiamo portato nella “capitale del regno” il nostro rifiuto e la nostra rabbia verso l’attuale situazione sociale. La CNT ritiene che questa giornata di mobilitazione sia stata portatrice di speranze e che segni un punto di svolta, dato che è stata organizzata al margine di CCOO, UGT [i sindacati consociativi spagnoli] e dei partiti politici e senza copertura mediatica. Il 22 marzo deve essere il punto di partenza di una lotta continua e comune per la difesa dei nostri diritti, contro i tagli, in difesa delle libertà, per denunciare la repressione.

Il nostro passo successivo deve essere il Primo Maggio e, dopo, la costruzione tra tutti di uno scenario di confronto col potere.

Per questo invitiamo tutti i lavoratori che rifiutano e sono delusi dai sindacati ufficiali e il movimento libertario ad unirsi per la costruzione di queste lotte.

Questa mobilitazione è stata oggetto di una evidente censura da parte dei mezzi di comunicazione, che ci hanno così mostrato il loro pluralismo e la loro vocazione all’informazione obiettiva. Queste aziende creatrici di opinione hanno cercato di nascondere l’esistenza di questa lotta. Ma questo non è servito a nulla, dato che  la mobilitazione si è estesa partendo dal basso fino a diventare un fatto indiscutibile, che dà fastidio e preoccupa.

Sicuramente si affanneranno a falsare i fatti e ad occultare le rivendicazioni; mentre metteranno tutto il loro impegno nel dare la parola ai nostri onorevoli politici, perchè ci dicano che questi non sono modi accettabili nè la strada giusta da seguire e per ricordarci quanto siamo cattivi se ci mobilitiamo al di fuori delle loro direttive e farse elettorali

Ci sembra inoltre vergognoso ed opportunista il comportamento di CCOO, UGT, USO [sindacati] e dei collettivi della “Cumbre Social” [organizzazione politica] che si sono infilati all’ultimo momento per salvaguardare il loro ruolo e trarre profitto dagli sforzi e dalle lotte di tutte quelle persone,collettivi ed organizzazioni che hanno lavorato per la riuscita di questa mobilitazione. Curiosa coincidenza l’incontro di questa settimana tra le parti sociali ed il governo: un altro grossolano tentativo di coprire le proprie vergogne, presentarsi come protagonisti e pretendere una legittimità che ormai nessuno riconsce più loro a causa dei loro tradimenti e della loro corruzione. Nè uniti nè separati: sono tutti destinati al fallimento se ci manterremo uniti nella lotta, in piazza. oggi a Madrid si è sentita la voce della classe operaia.

Vogliamo anche esprimere il nostro rifiuto alla militarizzazione di Madrid, con la presenza di centinaia di squadroni anti sommossa, criminalizzando in anticipo una protesta sociale legittima. Temono la nostra voce e vogliono metterci a tacere. Noi abbiamo subito le loro aggressioni e le denunciamo. Non ci fermeranno, rimarremo nelle piazze.

La CNT è stata presente nella manifestazione di oggi con uno spezzone formato da migliaia di militanti e simpatizzanti. Inoltre ha svolto un ruolo importante in varie delle colonne regionali che sono confluite a Madrid. Ringraziamo tutte le persone che ci hanno accompagnato oggi col loro contributo alla lotta.

Per la rinascita della coscienza di classe: appuntamento al Primo Maggio, non nelle urne elettorali !

Solidarietà e mutuo appoggio !

Secretariado Permanente del Comité Confederal de CNT-AIT

testo originale in Castigliano

 

 

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Candidature. Lettera aperta ad Antonio Mazzeo

Caro Antonio
Abbiamo letto la comunicazione con la quale ci fai partecipi della tua scelta di presentarti alle prossime elezioni europee con la lista “L’altra Europa con Alexis Tsipas”.
Per la stima che abbiamo nei tuoi confronti, la lunga amicizia e le tante battaglie condotte in comune, senza scordare la collaborazione editoriale a vari livelli intercorsa, ti scriviamo questa lettera aperta nella quale, con franchezza, vogliamo esprimere tutte le nostre perplessità e contrarietà alla tua decisione.
In Italia a promuovere la lista si sono mossi fior d’intellettuali come Camilleri, Gallino, Flores D’Arcais, la Spinelli, Revelli, Viale; tutta gente nota per le prese di posizione assunte in varie vicende di casa nostra e notoriamente schierata a sinistra, a volte anche “senza se e senza ma”. Avrai notato come questi intellettuali non abbiano ancora speso una parola contro il MUOS; eppure le occasioni non sono mancate e dubitiamo che non ne sappiano nulla, perché altrimenti la cosa sarebbe più grave. Scommettiamo che in campagna elettorale, come una magia, anche il MUOS rientrerà nei loro discorsi?
Da molti anni oramai le pratiche dal basso hanno soppiantato i vecchi schemi di far politica caratterizzati da metodologie autoritarie e gerarchiche, e in modo particolare la ricerca delle scorciatoie istituzionali è diventata sempre più marginale, anche se in alcun casi ha convissuto e convive con la vita dei movimenti. In genere però le pratiche elettorali hanno una funzione oggettivamente soporifera verso le lotte, ne assorbono energie, le indeboliscono.
I movimenti di resistenza e di lotta sparsi per l’Europa rappresentano una realtà di grandi fermenti che uniscono l’Europa dei popoli attraverso pratiche in netta contrapposizione agli Stati e alle politiche transnazionali che questi perseguono: dalle grandi opere alla questione immigrazione, dalle centrali nucleari alla guerra e al militarismo, dall’emarginazione sociale e urbana agli effetti dirompenti della crisi sulla classe lavoratrice e i ceti più deboli. Se questa è l’Europa dei popoli, essa non ha nulla a che spartire con l’Europa degli Stati e del capitale, quella che ha i suoi centri nevralgici nei palazzi e nelle loro varie dependances; quella che a maggio rinnova i propri organi parassitari parlamentari e prosegue col suo teatrino democratico che non ha scalfito ne scalfirà mai le ingiustizie sociali, perché ne è causa tra le cause.
Anche i progetti più ambiziosi di cambiamento dall’alto, attraverso cioè l’azione di un eventuale governo d’Europa in mano alla sinistra sinistra, non potranno fare a meno di un accordo con i poteri finanziari e militari per calare provvedimenti che, a quel punto, saranno sempre e solo trasfusioni di sangue per il proletariato affinché le varie sanguisughe statali a capitalistiche possano continuare ad esercitare il loro potere.
L’esperienza, anche nel nostro giovane movimento NO MUOS – ma noi siamo già abbastanza “vecchi” per poter volgere lo sguardo verso tante altre storie – ci ricorda come le elezioni siano sempre state portatrici di divisioni e di scompiglio nei movimenti; che ogni lista, mentre si propone di unire, aggregare, ricomporre (tu scrivi di “ricostruire una sinistra radicale, antiliberista, antimilitarista, ecologista e pacifista”), di fatto, divide, scompone, disgrega e crea fratture per sanare le quali occorreranno molti anni.
Non ti scriviamo per convincerti dell’erroneità della tua scelta; sarebbe un torto alla tua intelligenza; sappiamo che sei sempre stato un sincero democratico, e come tale, hai sempre lasciato aperta la porta dell’avventura elettorale, sia in ambito locale (vedi candidatura di Accorinti a Messina) che in ambito più generale. Però ti vogliamo soltanto far notare come essa apporterà confusione nei movimenti; introdurrà elementi di discordia; darà spazio all’irruzione di soggetti che hanno brillato per la loro passività e parassitività, e che da questo momento, e fino al 25 di maggio, ogni tuo intervento militante, conferenza, presentazione di libro, sarà visto a tutti gli effetti come campagna elettorale, e pertanto spogliato di quella genuinità e spontaneità che aveva caratterizzato sino ad ora la tua importantissima presenza in questo come in altri movimenti.
Noi siamo astensionisti, ma siamo, soprattutto, per l’azione diretta; rifiutiamo, cioè, la delega, che in politica e nella lotta (di classe, popolare, di base, ecc.) ha sempre fatto molto danno. Essere astensionisti non è tanto avere il tabù delle elezioni, quasi come un feticcio pesante e ingombrante, quanto rifiutare una visione gerarchica delle relazioni sociali, per una scelta che fa della partecipazione in prima persona una ragione di vita. Non si tratta di slogans, perché tu sai meglio di noi quanto difficile sia nella pratica quotidiana affermare questa metodologia e questa idea di libertà; ma anche sbagliando, anche scazzandoci, si percorrono pur sempre sentieri che vanno nella direzione opposta rispetto a quelli della delega e del parlamentarismo.
Nell’augurarti buon viaggio, ti salutiamo ricordandoti che quando si viaggia è importante non solo il fine, ma anche il mezzo; se il mezzo è sbagliato, si rischia di arrivare da tutt’altra parte, o di non arrivare affatto.

La redazione di Sicilia libertaria

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Comunicato della AWU ucraina sull’intervento russo

Il 27 Febbraio 2014, gli sciovinisti pro-Russi di Crimea, supportati dalla polizia antisommossa Berkut e dalla Flotta Russa del Mar Nero, hanno messo a segno un colpo di stato militare in Crimea. Fin da ora è ovvio che il governo del movimento “Unità Russa” guidato da Aksionov non è niente di più che una marionetta del regime del Cremlino.
Non ci riguarda l’integrità territoriale dell’Ucraina e l’inviolabilità dei suoi confini come valore, noi siamo contro la violenta “pacificazione” della Crimea, ma pensiamo che lo status della Crimea debba essere definito tenendo conto dell’opinione della minoranza tatara di Crimea.
Gli ultimi eventi mostrano che Putin non si limiterà all’annessione della Crimea. L’obiettivo del regime imperialista del Cremlino è estendere le pratiche russe a tutto il territorio dell’Ucraina.
In questo modo il regime russo dà prova di essere la principale minaccia agli interessi del proletariato nell’area post-sovietica.
Noi siamo oppositori della guerra e del militarismo. Ma pensiamo che in questa situazione i proletari coscienti non possono contare su nessuno, se non su loro stessi.
Non è neanche in discussione aspettare il “soccorso” della NATO. I politici nazionalisti ucraini possono solo organizzare la difesa di una parte di territorio al massimo. La guerra potrà essere evitata solo se i proletari di tutti i paesi, primi e innanzitutto ucraini e russi, insieme fanno fronte contro il regime criminale di Putin.
L’azione unita del proletariato ucraino e russo e di tutte le forze democratiche che metteranno fine al regime di Putin, significherà anche la fine dell’attuale regime neoliberista e nazionalista in Ucraina.
Mentre per la sinistra e gli anarchici occidentali è venuto davvero il momento di tagliare i legami con il cosiddetto “anti-imperialismo” che arriva a supportare il regime di Putin contro gli Stati Uniti.
Nessuna guerra tra le nazioni, nessuna pace tra le classi!

Autonomous Workers Union
02.03.2014

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